TIM BRUNO.
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OSSIDEA 1. LA GUERRA DEI GIGANTI.
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2014. Editrice Salani, MILANO.
ISBN 978-88-6715-772-3.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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David vola sul dorso di Galanthr alla volta di Gorbla, per convincere re Nagr a traghettare l'esercito degli uri fino alle sponde occidentali, ma un'antica inimicizia rende incerto l'esito della missione. Il Signore del Mare infine acconsente e la traversata ha inizio. Nel frattempo le orde di Kahs entrano nella Grande Radura e inizia il terribile assedio di Etheria. Dopo una sanguinosa battaglia, la flotta gurbl approda finalmente sulle sponde occidentali e i giganti iniziano la loro marcia attraverso il
regno di Ossidea, invaso dai kahuri. Il viaggio sar lungo e difficile e la forza e il coraggio del principe degli uomini saranno messi a dura prova. Riuscir David Dream a condurre l'esercito degli uri alla
Citt del Cielo e a spezzare l'assedio di Kahs prima che Etheria cada? Qual  il terribile segreto che anima i suoi sogni angoscianti?


L'AUTORE.
Tim Bruno  oggi uno degli autori di libri per ragazzi fra i pi amati e affermati. Biologo, nei suoi libri convivono l'originale passione del bambino per la natura e il rigore dello scienziato; i suoi
mondi fantastici emergono dalle pagine vividi e veri. Cos  nata la Terra di Arcon, regno di elfi e gurbl, di kahuri e gobli; un universo di magia e avventura che ha conquistato critica e pubblico.


OSSIDEA 2. LA GUERRA DEI GIGANTI.

Ai miei genitori.

Mentre il cigno si allontanava Air'elph si accost alla regina
e le sussurr queste parole: Non conosce l'antico passato, mia regina.
Il suo animo  puro rispose Ossidea.
Un giorno scoprir il segreto del popolo perduto disse l'elfo.
Ossidea rimase a lungo in silenzio guardando Galanthr in lontananza.
Il suo animo  puro ripet infine.

CAPITOLO 1.
1IL VOLO DI GALANTHR.
Il vento correva veloce sulle piume candide di Galanthr, facendole tremare come le foglie sul
ramo pi alto. Il cigno procedeva sicuro verso oriente con il suo volo battuto, in direzione del Mare di
Mezzo; il lungo collo disteso in avanti, simile a quello di un drago, ondeggiava a ogni colpo d'ala.
Sotto di loro scorreva il territorio di Arbora, la Foresta Eterna. Etheria era ormai invisibile, ma ancora
si poteva scorgere, alta nel cielo, la grande nube di fumo nero generata dal fuoco di Kahs.
David Dream scrutava gli alberi sacri, cercando di individuare tra le fronde gli arbohr degli
elfi. Lass, tra le ali del cigno sacro, si sentiva al sicuro dalla guerra, ma la paura per il destino dei suoi
amici e per quello di Ossidea, la regina degli elfi, agitava il suo giovane cuore; entro soli tre giorni
sarebbe cominciato l'assedio alla Citt del Cielo. Ogni speranza era riposta in lui e nell'esercito degli
uri, ma il tempo volava pi veloce di Galanthr.
***
Sembrava solo una nuvola quando David la vide la prima volta, lontana, a est; una nuvola scura
che si muoveva rapida verso di loro.
'Strano' pens il ragazzo, 'il vento soffia da ovest'.
Come se avesse potuto sentire i suoi pensieri, Galanthr ruot appena la testa verso oriente e
dopo aver osservato lui stesso la nube, acceler il volo, battendo le ali con maggior vigore.
Cosa c', Galanthr? chiese David. Hai paura?
Improvvisamente la nuvola sembr mutar forma e allungarsi verso di loro come un serpente.
'Non  quel che sembra...' pens il giovane e la sua mano corse ad afferrare Inuk, la spada nuk
nuk.
Pochi istanti dopo ud un suono agghiacciante, come grida di demoni urlanti. Anche Galanthr
lo sent, perch il battito delle sue ali si fece frenetico. L'inseguimento era cominciato.
Ma cosa diavolo ?
Una voce risuon nella sua testa e il ragazzo non seppe pi distinguere il proprio pensiero da
quello del cigno.
'Corax... demoni del buio'.
Solo allora li riconobbe: migliaia di uccelli, neri e lucenti come la notte, volavano su di loro,
formando un gigantesco stormo. Le loro grida giungevano deformate dal vento, come un lamento di
dannati. David sguain la spada e incit la sua cavalcatura.
Pi veloce, Galanthr! Pi veloce!
Ma il cigno volava gi al limite delle sue possibilit e gli inseguitori erano pi rapidi.
Avevano becchi lunghi come coltelli e occhi grigi come il fumo. Le loro grida incessanti
penetravano nella mente e inducevano terrore e pazzia.
Ci sono addosso!
Nel disperato tentativo di sottrarsi al nemico, Galanthr cerc di guadagnare velocit scendendo
di quota, ma la manovra risult inutile: in pochi istanti lo stormo li avvolse.
Andate via! url David tagliando l'aria con la lama della sua spada.
In mezzo a quella moltitudine di uccelli color del buio, il cigno appariva ancora pi grande e pi
intenso il chiarore delle sue penne.
I corax si radunarono attorno a Galanthr, finch furono cos numerosi da oscurare il cielo con
le loro ali. Volavano in formazione, da una parte e dall'altra, senza attaccarli.
Cosa stanno...?
Ma improvvisamente, come se avessero concertato una strategia, si avventarono sul cigno.
No! grid David, sporgendosi in avanti per proteggere il compagno.
Galanthr ritrasse il collo, si impenn e colp, rapido come un serpente; la creatura stretta nel
becco emise un lamento orribile, poi precipit nel vuoto in una nube di piume nere.
Sorpresi dalla velocit del cigno, gli uccelli ruppero la formazione e alcuni di loro vennero a
portata della lama di Inuk; David vibr un colpo e tre corax furono tagliati dalla sua spada. Ma non
fece in tempo a gioire che altri uccelli, a centinaia, iniziarono a colpirli da ogni parte, incuranti dei
compagni che cadevano morti o feriti. Puntavano alla testa del cigno, cercando di accecarlo e fargli
perdere il controllo. Il grande uccello non riusciva pi a sottrarsi alle beccate e il suo piumaggio
candido in pochi istanti si tinse di rosso. Invano il ragazzo cercava di difenderlo, perch gli aggressori
avevano presto imparato a evitare i suoi colpi.
Maledetti! Andate via! Andate via! gridava ruotando la spada nell'aria, ma Galanthr era
ormai indifeso; perdeva quota e il suo volo si era fatto lento e affannato. I corax lo pungevano senza
piet, come uno sciame d'insetti impazziti.
David vide i rami degli alberi cos vicini che quasi avrebbe potuto toccarli; il cigno volava a
pochi metri dalle fronde, ormai. Stavano precipitando come un aereo senza controllo.
No! No! Resisti, Galanthr! Resisti! url il giovane.
Galanthr riusc a guadagnare alcuni metri di quota, ma subito i corax tornarono a colpirlo per
farlo precipitare. Un'ala urt la cima di un albero e l'uccello rote bruscamente. Il ragazzo serr le
palpebre, strinse le dita tra le piume e si prepar allo schianto.
Fu allora che sent un verso stridulo, strozzato.
Quando apr gli occhi fece appena in tempo a vedere un corax cadere colpito a morte. Poi ne
vide un altro e un altro ancora e gli parve che una nuova nube salisse verso di loro dalle chiome degli
alberi.
'Ma cosa...?'
Centinaia di frecce saettarono nell'aria passando cos vicine che David pot sentirne il sibilo
freddo; non una sola manc il bersaglio.
In pochi istanti i corax abbandonarono l'inseguimento e risalirono cercando di sottrarsi alla
carneficina. Il giovane guard in basso e pur senza vederli disse:
Gli elfi sono creature straordinarie.
Poi guard Galanthr e i suoi occhi si riempirono di lacrime. Il collo del cigno era coperto di
sangue e solo la sua disperata difesa aveva impedito che fosse accecato.
Fermiamoci! Non puoi continuare cos! Fermiamoci a riposare un momento. Lasciami
guardare le tue ferite.
Ma il cigno sembr ignorare del tutto quella preghiera. Sal leggermente di quota e pieg
nuovamente verso est, ritrovando la rotta originale. Il suo volo riprese regolare e in pochi minuti
l'uccello sembr superare ogni dolore e paura. David allung una mano, lo accarezz piano e gli parl
con pensieri dolci; Galanthr rispose rassicurandolo.

CAPITOLO 2.
IL SIGNORE DEL MARE.
Il deserto di sale scorreva sotto di loro. La grande distesa bianca rifletteva i raggi del sole con i
suoi piccoli cristalli e sembrava al giovane di volare sottosopra, perch la luce che proveniva dal basso
era anche maggiore di quella del cielo. L'aria era calda e densa, ma Galanthr sembrava non curarsene
e procedeva sicuro, puntando il lungo collo verso levante.
Improvvisamente, tra il chiarore del deserto, comparvero piccole costruzioni scure disposte
l'una accanto all'altra, come un villaggio senza vita.
'I tumuli del popolo perduto!' pens David e la sua mente corse al giorno in cui era caduto
malato. Solo allora si rese conto di quanta strada avesse percorso l'amico gigante per portarlo in salvo.
Visto da lass il deserto sembrava ancora pi grande e gli parve incredibile che lui e Mac'roc lo
avessero potuto attraversare a piedi. Vide se stesso e l'amico come minuscoli puntini perduti nel
chiarore infinito.
Quando il sole prese a calare alle loro spalle e l'aria si fece poco a poco pi fresca, l'orizzonte
cambi colore e un odore familiare giunse a rincuorare il giovane.
Il mare! Guarda, Galanthr! Il mare  davanti a noi!
L'uccello rispose inarcando il lungo collo e un tremito lo percorse. In pochi minuti giunsero ai
confini della terra. David cerc con gli occhi tra le acque della laguna e finalmente riusc a
individuarlo.
Eccolo l! Quello  il Mhor'rob! Abbiamo attraversato il Mare di Mezzo su quel vecchio legno
da pesca. La marea non l'ha portato via!
Il cigno sfrecci sopra la barca e punt verso il mare aperto, in direzione di Gorbla.
Mentre la laguna sfilava rapida sotto di loro, il ragazzo pensava al suo prossimo incontro con il
re dei gurbl. Se Nagr si fosse rifiutato di aiutarlo, nulla avrebbe potuto salvare il regno di Ossidea
dall'attacco di Kahs. L'indole imprevedibile del Signore del Mare preoccupava il giovane della razza
degli uomini.
'Nagr  fedele a Ossidea e non teme Kahs' pensava David, 'ma come reagir quando
chieder la sua flotta per traghettare l'esercito degli uri attraverso il Mare di Mezzo? I gurbl non
amano i giganti e temono la loro vendetta. Dovr essere convincente...'
Era una sera calda e senza vento e il mare appariva calmo, quasi immobile. Galanthr volava
vicino alla superficie e il ragazzo riusciva a scorgere di tanto in tanto dei movimenti sotto il pelo
dell'acqua, animali misteriosi di cui poteva solo intuire le forme. A un tratto gli parve che una creatura
colossale, grande come un'isola, si muovesse lenta sotto di loro. Oppure era solo un banco di sabbia,
animato dai movimenti del mare?
'Vola pi alto, Galanthr; meglio non correre rischi' pens e il cigno si alz di quota.
Fu allora che David scorse le torri di avvistamento oltre l'orizzonte.
'Eccole! Gorbla  di fronte a noi! Siamo quasi arrivati'.
Man mano che si avvicinavano, le torri si alzavano sull'acqua finch alla loro base comparve il
grande occhio di Nagria. Quando varcarono il confine della caldera, Gorbla emerse dal mare tinta di
rosso dalla luce del tramonto; sembrava bruciare sull'acqua da cui sorgeva. Alcune lucerne erano state
gi accese e brillavano tra le palafitte e le mura antiche.
' bellissima, vero?' pens il ragazzo guardandola.
Il cigno comp un lungo giro sulla citt e si prepar all'ammaraggio.
I soldati delle torri avevano avvistato il cigno in volo prima ancora che Galanthr entrasse nella
laguna. Quando l'uccello tocc la superficie dell'acqua, tracciando una lunga scia, subito gli si fecero
attorno numerosi soldati a dorso di delfino; tra loro David riconobbe Gol'ghien, l'ufficiale che aveva
condotto lui e Mac'roc attraverso il Mare di Nagr. Il gurbl lo guard incredulo, sbarrando i grandi
occhi liquidi.
Ti ho lasciato a bordo di un vecchio legno da pesca, David Dream, e ti ritrovo sul dorso del
cigno sacro di Etheria. Non ti avevo mal giudicato, dunque.
Ben trovato, Gol'ghien rispose David mentre il cigno e il delfino si scrutavano becco contro
muso, purtroppo reco brutte notizie. Conducimi da re Nagr, il tempo stringe.
Non pu esistere un lasciapassare migliore di questo disse l'ufficiale osservando Galanthr.
Seguimi!
Il cigno si mise sulla scia del delfino, in direzione del cuore della citt. Gli abitanti di Gorbla,
che mai avevano visto il cigno di Etheria altro che sulle monete e sulle bandiere delle navi elfiche,
osservavano esterrefatti quella visione candida. In breve dietro al cigno si form un lungo seguito di
gurbl che scort David e Galanthr fino alla soglia di Nagria. Ma alla curiosit presto si aggiunse la
preoccupazione, perch era chiaro che quella visita cos straordinaria era presagio di eventi altrettanto
eccezionali e nessuno ormai ignorava la guerra che si combatteva oltre il deserto di sale.
Quando Nagr vide il cigno sacro dentro la cupola, illuminato dalla luce del tramonto che
scendeva attraverso il grande oculo, non seppe trattenere la sorpresa e l'emozione.
Principe degli uomini disse sgranando gli occhi, tu vieni al cospetto del re dei gurbl sul
dorso del cigno di Etheria. Fai un grande onore al popolo del mare. Ossidea etheran'him disse infine
il re chinando appena il capo in segno di riverenza verso la regina degli elfi.
Ora, presto, raccontami il tuo passato.
Kahs ha vinto la difesa dell'esercito di Arbora, Signore del Mare. Il suo esercito ha superato
l'Olor e si prepara a entrare nella Grande Radura. L'assedio di Etheria  imminente.
Il re trasse un lungo respiro.
L'esercito delle montagne  molto potente... disse. Il Signore del Mare temeva questo
futuro. Ora il futuro  presente.
Ma forse c' un futuro che il Signore del Mare non ha ancora visto disse David.
Nagr lo guard con sorpresa e preoccupazione.
La mia richiesta  semplice: nelle Terre d'Oriente c' il pi potente esercito della Terra di
Arcon... l'esercito degli uri. I giganti sono gli unici capaci di opporsi a Kahs, ma come sai non hanno
navi per attraversare il Mare di Mezzo.
Continua disse Nagr con un filo di voce.
Io ti chiedo, in nome di Ossidea, regina degli elfi, e in nome di Mac'roc, principe di Roc'Oorc,
di traghettare l'esercito degli uri sulle sponde occidentali, perch possa spezzare l'assedio di Kahs alla
Citt del Cielo.
Se David avesse potuto vedere il volto di Gol'ghien alle sue spalle, lo avrebbe visto
trasfigurare e impallidire all'udire quelle parole.
Nagr invece era rimasto immobile, come pietrificato, e non un solo gesto o movimento degli
occhi trad i suoi pensieri nei minuti che seguirono quella folle richiesta. Il ragazzo cercava di apparire
sicuro, come se non aspettasse che una sola risposta, ma in cuor suo bruciava di angoscia e non sapeva
immaginare cosa sarebbe successo da l in avanti. Dopo un lungo silenzio, rotto solo dal rumore
dell'acqua che colpiva le pareti della reggia con piccole onde, il re finalmente torn a parlare.
Raccontami il nostro futuro, principe degli uomini.
David trasse un lungo respiro.
Io voler subito fino a Roc'Oorc e chieder a re RohOn'roc di chiamare a raccolta l'esercito. I
gurbl riuniranno la loro flotta e partiranno subito verso le sponde orientali. Vi aspetteremo sulla
penisola di Karcdua. Il fondo  sabbioso e permette di approdare senza pericoli.
Sia disse il re senza esitazione. La flotta del mare sar l alla settima alba. Buon futuro,
David Dream.
Ossidea etheran'him rispose David congedandosi e non era ancora uscito dalla cupola che il
re era sparito.
Quando usc all'aperto, al seguito del delfino, i corni di Gorbla gi suonavano altissimi,
facendo vibrare la superficie dell'acqua; l'adunata era cominciata.
Gol'ghien condusse rapido il cigno in acqua aperta, in modo che avesse abbastanza spazio per
riprendere il volo.
Allora ci vediamo a Karcdua.
Tra sette giorni, Gol'ghien.
Il soldato annu e aggiunse:
Sei un giovane principe pieno di sorprese, David Dream; e hai una degna cavalcatura. Vola,
adesso! Il tempo  nostro nemico!
David rispose con un sorriso e mentre gi il cigno accelerava il suo nuoto per staccarsi
dall'acqua, salut con la mano.
A Karcdua!

CAPITOLO 3.
IN VOLO SUL MARE DI MEZZO.
Galanthr volava sospeso tra le stelle che riempivano la volta celeste. L'aria era fresca e David
cerc conforto abbassandosi tra le piume morbide. Pi in basso, invisibile, scorreva un oceano
d'inchiostro. Sebbene il giovane potesse a malapena distinguere la superficie cupa, sapeva che il mare
era calmo, perch nessun rumore d'onda giungeva dal basso.
Improvvisamente ud un suono potente, come il colpo di un gigantesco mantice, e poi un altro e
un altro ancora; David immagin che l sotto nuotassero cetacei colossali, capaci di spruzzare l'acqua
sino alle nuvole con i loro soffi poderosi.
Uno spicchio di luce comparve d'un tratto dietro all'orizzonte nero: la luna stava sorgendo.
Il chiarore si fece via via pi intenso, finch il ragazzo riusc a distinguere chiaramente la
superficie del mare, immobile e lucente come uno specchio buio. Quando la luna si stacc
dall'orizzonte, la sua immagine si sdoppi in un incanto di riflessi notturni. Il piumaggio del cigno
torn a splendere del suo chiarore. David si sentiva avvolto da una magia antica e immortale.
Le due lune accompagnarono il volo di Galanthr per il resto della notte e pi di una volta il
ragazzo riusc a scorgere le balene solcare la superficie calma, accompagnate dal suono del loro
respiro.
***
'Sei stanco, amico mio?' pens David guardando Galanthr.
Per tutta la notte il cigno non aveva smesso di battere le ali possenti, cercando di volare pi
veloce della guerra.
Coraggio! Il sole sta per sorgere lo esort David guardando l'orizzonte rischiararsi. La Citt
di Pietra non dovrebbe essere lontana ormai.
Anche lui era stanco. Non dormiva da quasi due giorni e aveva i muscoli indolenziti dalle
lunghe ore trascorse a cavalcioni del cigno. A ogni istante sperava di veder comparire la terra oltre il
mare e mai lo prese il dubbio che Galanthr potesse aver perso la giusta rotta.
Improvvisamente un pensiero gli venne alla mente.
'Odore... terra... vicini'.
Il ragazzo annus, ma riusc a sentire solo l'odore del mare.
'Devo essermi sbagliato... la stanchezza mi confonde la mente'.
'Odore... pi forte... vicini'.
Solo allora cap che quei pensieri non erano suoi.
'Senti l'odore della terra, Galanthr? Siamo vicini!'
'Vicini'.
David prese a scrutare il mare con eccitazione finch scorse una nube scura che in pochi istanti
si trasform nel profilo di una montagna.
Eccola! Eccola l! Ce l'abbiamo fatta! grid infine puntando l'indice dinnanzi a s;
Ereng'roc, la rocca dei re, svettava oltre la linea dell'orizzonte.

CAPITOLO 4.
AL COSPETTO DI ROHON'ROC.

Galanthr sfrecci tra i faraglioni della Citt di Pietra, illuminato dal sole appena sorto. Il
ragazzo riconobbe il porto di Nrdur, da cui lui e Mac'roc erano salpati con il Mhor'rob un mese
prima. Pi in alto torreggiava la cittadella, con le mura di cinta a strapiombo sul mare e le grandi
cupole della reggia. David pens a re RohOn'roc e alla regina Iren'roc: quale reazione avrebbero avuto
nello scoprire che erano stati ingannati e che il loro unico figlio si trovava oltre il Mare di Mezzo, nel
pieno di una guerra?
Il cigno comp due ampi giri sopra la citt; bench fosse l'alba, molti giganti gi si muovevano
lungo le vie di Roc'Oorc. Dei bambini notarono la sua presenza e indicarono il cielo, attirando
l'attenzione degli adulti. Galanthr inizi la discesa e si prepar ad ammarare. Tocc l'acqua
tracciando una lunga scia e si ferm vicino al molo del porticciolo di Nrdur. In pochi minuti una
piccola folla si accalc lungo le mura, per osservare quella creatura straordinaria giunta in volo dal
mare. David guard in alto; la Citt di Pietra lo sovrastava con le sue pareti a strapiombo e lui si sent
di nuovo piccolo, schiacciato da una missione troppo grande per un giovane della razza degli uomini.
Eppure lui solo ormai era in grado di salvare il regno degli elfi.
Il cigno aveva ripiegato le ali e procedeva lento verso un punto d'approdo.
' giunto il momento che i nostri pensieri si separino, dunque...'
'Fai presto, David. Ho fiducia in te!'
Il ragazzo ebbe un fremito. C'era qualcosa di femmineo in quell'ultimo pensiero con cui
Galanthr si congedava; qualcosa di elfico.
'Ossidea!'
'Fai presto, piccolo gigante!'
David cap che la regina degli elfi non lo aveva mai lasciato. Grazie al suo legame indissolubile
con Galanthr, i suoi pensieri erano sempre stati con lui.
Accarezz per un'ultima volta il collo morbido e caldo del cigno e salt sul molo di pietra.
'Resistete! Porter l'esercito degli uri fino alla Citt del Cielo' pens.
Poi si affrett verso Ereng'roc.
Il ragazzo sfrecci per le vie di Roc'Oorc, sfilando veloce dinnanzi agli abitanti della Citt di
Pietra; i giganti stavano allineati al bordo della strada, per non intralciare la corsa del ragazzo, e
osservavano muti l'ascesa di David Dream alla cittadella.
Aprite il portone! grid quando giunse di fronte a Ereng'roc. Ho notizie urgentissime per re
RohOn'roc.
I soldati, che come gli altri avevano visto il ragazzo giungere in volo sul dorso del cigno, si
guardarono per un istante tra loro, poi aprirono e lo lasciarono entrare.
David attravers di corsa il viale dei re, sfilando tra le grandi statue di pietra, e giunse trafelato
dinnanzi alle tre cupole. Dall'alto lo guardavano gli animali sacri ai giganti: a sinistra l'aquila, simbolo
di saggezza, al centro l'uro, simbolo di forza, a destra il delfino, simbolo di pace tra i popoli. Il ragazzo
riconobbe in quelle figure di pietra il destino che stava per compiersi.
***
Quando re RohOn'roc vide il piccolo David camminare solo nella sala reale, si fece pallido
come un morto; la regina Iren si port la mano alla bocca, in preda all'angoscia.
David Dream, che cosa  successo? Perch il principe Mac'roc non  con te?
Non temete, vostro figlio sta bene. Porto notizie molto importanti, re di Roc'Oorc. Il regno di
Ossidea  sconvolto dalla guerra. La regina degli elfi chiede l'aiuto dei giganti per combattere Kahs.
RohOn'roc rimase attonito e si convinse davvero di aver mal compreso le parole del giovane.
Ripeti quello che hai detto, Rown'roc.
Vengo dalle Terre d'Occidente. Il principe Mac'roc  alla Citt del Cielo. L'assedio di Etheria
comincer tra poche ore. Ossidea mi ha mandato sin qui per chiedere l'aiuto del popolo delle rocce.
Solo l'esercito degli uri pu salvare il regno degli elfi, ormai.
Il volto del re si fece rosso e i suoi piccoli occhi sottili si iniettarono di sangue. E tuttavia il
sovrano non si muoveva, non parlava; continuava a fissarlo incredulo.
Come sei giunto sin qui? chiese infine con un filo di voce.
Galanthr, il cigno sacro di Etheria, mi ha portato fino alle Terre di Roccia. Abbiamo
viaggiato tutta la notte.
RohOn'roc strabuzz gli occhi, certo che il ragazzo lo stesse canzonando. Guard i soldati della
guardia reale, per cercare nei loro occhi il suo stesso stupore, ma le guardie evitarono il suo sguardo e
si limitarono ad annuire col capo.
Il principe Mac'roc dice che  dispiaciuto per avervi mentito e chiede il vostro perdono
aggiunse il giovane.
Il re si alz di scatto e si mise a camminare deciso verso David, con passo militaresco. Vedendo
quel colosso avanzare verso di lui, il ragazzo si sentiva rimpicciolire a ogni passo. Ma RohOn'roc gli
sfil di fianco e continu verso il varco d'ingresso, facendo risuonare nella reggia i suoi passi furiosi. Il
portone fu aperto giusto in tempo, che la foga del re era tale che lo avrebbe probabilmente divelto.
RohOn'roc scese i gradoni, continu la sua marcia nel giardino, seguito dalla guardia reale, prosegu
ancora lungo il viale dei re e si ferm solo alle mura di cinta, da dove poteva vedere il mare sotto la
cittadella; Galanthr era ancora lggi.
Per la barba di roc... sibil il re guardando il cigno che si lisciava le penne per prepararsi al
volo di ritorno.
David Dream! grid senza distogliere gli occhi dall'uccello sacro.
Il ragazzo si fece avanti.
Come diamine pensi che potremmo giungere alle Terre d'Occidente, Rown'roc?
Tra sei giorni una grande flotta gurbl approder sulla penisola di Karcdua; Nagr ha dato la
sua parola.
Il re, che sperava di aver sentito abbastanza, si volt con un balzo e sgran gli occhi. C'era un
misto di collera, stupore e paura nel suo sguardo.
Per le corna del grande roc... sibil fissando il ragazzo come se fosse stato un demonio.
Il tempo stringe, mio sovrano disse David in tutta risposta.
RohOn'roc guard ancora una volta verso il mare. Galanthr cominci a battere le ali
sull'acqua e in pochi istanti si alz in volo. Comp un lento giro per prendere quota e sfrecci dinnanzi
alla cittadella, passando a pochi metri dalle mura di pietra; poi punt dritto verso ovest e in pochi
minuti scomparve alla vista.
Il re si gir verso i presenti e fiss ancora una volta il giovane uomo.
Riunite il consiglio di guerra! disse infine.

CAPITOLO 5.
L'AQUILA D'ORO.
Erano passati solo pochi minuti da quando RohOn'roc aveva dato l'ordine e un grande fuoco
ardeva altissimo sulla montagna di Ereng'roc; era il segnale dell'adunanza. Altre pire brillarono sulle
montagne a est, a nord, a sud e poi altre ancora, sempre pi lontane, finch ogni provincia del regno
ebbe acceso il proprio rogo.
Quanto ci vorr? chiese David alla regina Iren, mentre assieme osservavano il fumo levarsi
dalla provincia di Roc'Buhr.
Almeno tre giorni per l'arrivo dei comandanti dai territori pi lontani rispose la regina e la
sua voce era greve d'angoscia.
Non dovete temere cerc di rassicurarla David. Il principe Mac'roc  al sicuro nella Citt
del Cielo.
La regina annu, ma i suoi occhi luccicavano di lacrime.
E poi... il principe sa badare a se stesso. E anche agli altri! Vi ho detto che mi ha salvato la vita
ben pi di una volta?
La regina scosse il capo e accenn un sorriso fragile.
La prima  stata durante la traversata, quando ci colse quella tempesta terribile. Per due giorni
e due notti Mac'roc lott contro le onde per impedire che l'acqua riempisse la barca.
La regina sembr trovare conforto nelle parole del giovane e lo incoraggi a proseguire.
Il ragazzo raccont la loro avventura e senza esagerazioni parl del coraggio e della forza del
principe delle rocce; cos, pian piano, l'angoscia lasci il posto all'orgoglio.
Il principe Mac'roc torner a Roc'Oorc, mia regina. Ve lo prometto concluse David.
Iren sorrise e annu.
Mi sei stato di gran conforto, piccolo gigante. Adesso vai a dormire. Devi essere esausto.
Quando entr nella stanza, la stessa che lo aveva ospitato durante la sua prima permanenza a
Roc'Oorc, e vide l'aquila d'oro raffigurata sul grande arazzo, David prov una sensazione di calore e di
sollievo.
Si coric e rest a guardare l'immagine del rapace, incantato. Le penne erano intessute con un
filo d'oro che brillava alla luce della fiamma e pareva che ogni singola piuma tremasse, come se un
vento lieve la muovesse appena.
Il giovane ricord il giorno in cui l'aquila d'oro era giunta in suo aiuto e aveva scacciato, con la
sua sola presenza, i lupantchi che lo assediavano. Si era posata sul tronco d'albero che gli faceva da
riparo e per tutta la notte aveva vegliato su di lui.
Mentre il sonno lentamente lo avvolgeva, David si gir sul fianco e infil una mano sotto il
cuscino; fu allora che ritrov il pigiama. Sembrava che qualcuno lo avesse lavato e stirato; gli strappi
erano stati rammendati con cura. Il giovane ebbe la tentazione di indossarlo e ritrovare, almeno per
quella notte, le sue vecchie abitudini. Per la prima volta dopo molti giorni i suoi pensieri tornarono al
mondo degli uomini, alla sua famiglia, alla scuola. Gli sembr allora che fosse trascorso un tempo
lunghissimo dalla sera in cui quello strano postino aveva suonato alla porta di casa; quante cose erano
successe da allora...
David ripieg il pigiama e lo infil di nuovo sotto il cuscino, nascondendolo. Cos mise da parte
anche i propri ricordi, temendo che la nostalgia lo potesse avvilire.
Appoggi la testa sul guanciale e in pochi minuti si addorment, vegliato dall'aquila d'oro,
mentre la luce rossa del tramonto ancora illuminava le mura di Ereng'roc.
***
Molte leghe pi a ovest, sotto un cielo bruno, offuscato dalla nube dei roghi, i kahuri entrarono
ad Albor'han, la Grande Radura del regno di Ossidea.
Per molti mesi i guerrieri delle montagne avevano combattuto contro gli elfi arborei anelando il
momento in cui avrebbero compiuto il loro saccheggio; ora quel momento era giunto, gli elfi sconfitti,
la radura sguarnita come un frutto senza buccia.
Quando giungeremo ad Albor'han potrete avere tutto quel che riuscirete a prendere aveva
promesso loro Kahs, compresa la vita degli elfi.
Sono entrati, mia regina disse Air'elph raggiungendo Ossidea sulle sponde dell'Etherion. I
kahuri marciano nella radura.
Avete predisposto ogni cosa?
S, siamo pronti per l'assedio.
La popolazione  al sicuro?
Sino all'ultimo elfo.
Non resta che aspettare allora disse Ossidea volgendosi verso il tramonto.
State tranquilla, mia regina. Non riusciranno mai a espugnare la Citt del Cielo.
Ossidea rispose annuendo in silenzio.

CAPITOLO 6.
IL CONSIGLIO DI GUERRA.

Nei giorni seguenti le stanze di Ereng'roc risuonarono di passi di soldato; erano i generali
dell'esercito degli uri, richiamati dal fuoco dell'adunanza. Ogni comandante era a capo di un'armata
composta da alcune migliaia di unit; le milizie portavano il nome della provincia di origine: Roc'Hur,
Roc'GhOr, Roc'KohOrc, Roc'Buhr, Roc'GohOr, Roc'KhOr, Roc'Mohr, Roc'O, Roc'Gahl, Roc'Hok,
e naturalmente Roc'Oorc, la pi numerosa, composta da centomila soldati e dalla guardia reale.
Sebbene nessuno avesse mai messo in dubbio l'autorit di RohOn'roc, per decidere la guerra
era necessario ascoltare il volere di ogni comandante. Cos voleva la tradizione militare dei giganti, una
tradizione antica che risaliva al tempo in cui il popolo degli uri era composto da molte trib; e l'esito
del consiglio non era scontato. Nemmeno il re infatti avrebbe osato dichiarare guerra contro il volere
della maggioranza dei comandanti.
Alla sera del terzo giorno, nel salone dell'uro illuminato dalla luce tremante delle torce, il
consiglio finalmente si riun.
Alla destra di RohOn'roc sedeva Thor'roc, il comandante della guarnigione di Roc'Oorc e della
guardia reale; era talmente enorme che sembrava un gigante anche tra i suoi simili. Aveva una barba
folta e nera come il diavolo e gli occhi sottili e lucenti come quelli di un bambino. Le mani, che teneva
dinnanzi al viso, strette l'una all'altra, erano grandi come ruote di carro.
David sedeva alla sinistra del re, proprio di fronte a Thor'roc; gli altri comandanti seguivano
lungo il tavolo, da una parte e dall'altra.
Benvenuti a Roc'Oorc. Perdonatemi, ma non c' molto tempo per l'etichetta. Ossidea chiede
l'aiuto dei giganti per combattere un nemico che ha saputo vincere gli elfi arborei e minaccia la Citt
del Cielo. Si fa chiamare Kahs e ha riunito le trib kahure sotto il suo comando. Dispone di un
esercito di oltre duecentomila guerrieri e metter sotto assedio la Citt del Cielo. Il principe Mac'roc...
mio figlio, si trova a Etheria.
Quelle poche parole pronunciate da re RohOn'roc furono seguite da un lungo silenzio. Alla fine
Ghil'roc, della provincia di Roc'Hur, fu il primo a chiedere spiegazioni.
Come possiamo sapere ci che succede oltre il Mare di Mezzo? Gli elfi sono giunti sin qui in
cerca di aiuto?
David Dream ha attraversato il Mare di Mezzo insieme al principe Mac'roc e ha raggiunto la
Citt del Cielo rispose il re indicando il ragazzo con un cenno del capo. Tre giorni fa egli  giunto
dal mare... RohOn'roc esit un istante volando sul dorso del cigno sacro.
Ma non  possibile! si lasci scappare Hul'roc, della provincia di Roc'GhOr.
Bada a quel che dici, Hul'roc. Io stesso ho visto Galanthr volare nella baia di Roc'Oorc. La
parola del piccolo gigante non  in discussione.
Ma... mio sovrano, se quel che dice David Dream  vero, anche volendo, come potremmo
portare le nostre armate oltre il Mare di Mezzo?
Il re guard in silenzio i comandanti prima di rispondere.
Fra tre giorni una flotta gurbl approder sulla penisola di Karcdua.
I comandanti saltarono sulle sedie e presero a gridare uno sull'altro.
Come possiamo fidarci dei gurbl?
 una follia! Il popolo del mare non ha navi abbastanza grandi per traghettare l'esercito degli
uri.
Affogheremo in mezzo al mare come i nostri antenati! Perch dovremmo rischiare la nostra
vita e quella dei nostri soldati per gli elfi?
Basta! Silenzio! RohOn'roc picchi il pugno sul tavolo e si alz in piedi.
Vi devo ricordare che il principe Mac'roc si trova a Etheria e che la citt sta per essere messa
sotto assedio?
I comandanti si guardarono tra loro cercando di scegliere le parole; fu Thor'roc, il comandante
della guardia reale, ad alzarsi in piedi e a parlare per primo. La sua voce risuon nella stanza ferma
come una roccia.
Se la Citt del Cielo venisse espugnata e se il principe Mac'roc venisse fatto prigioniero... o
ucciso; se la stessa Ossidea fosse catturata e se tutto questo succedesse sotto lo sguardo indifferente del
popolo delle rocce, quale onore resterebbe ai giganti? I gurbl ci stanno offrendo la possibilit di
combattere e impedire tutto questo, non gettiamola.
Ma non conosciamo il nemico, non sappiamo nulla di lui gli rispose il vecchio Ohr'roc, della
provincia di Roc'GohOr. Era un comandante di grande esperienza, cauto e astuto.
Da molti anni non affrontiamo un esercito cos numeroso. Le nostre guerre si sono limitate a
qualche scaramuccia con le popolazioni barbare dell'est. Orde senza comando, avversari senza valore.
Questo esercito delle montagne ha saputo sconfiggere gli elfi arborei, un'impresa che neppure il popolo
degli uri seppe compiere! disse Muhl'roc, della provincia di Roc'kohOrc.
David prese la parola.
I kahuri utilizzano delle grandi macchine da guerra, delle catapulte, capaci di lanciare il fuoco
a grande distanza. Con quelle macchine si sono aperti una breccia attraverso gli alberi sacri della
Foresta Eterna. In campo aperto gli elfi non riescono a fermarli.
Hanc'roc, il giovane comandante della provincia di Roc'Buhr, si alz in piedi. Aveva lunghi
capelli castani e la barba quasi bionda, una rarit tra i giganti. Non era colossale come Thor'roc, ma
pochi nella stanza lo superavano di statura.
Io ho gi sentito parlare di questi kahuri. Si dice che siano forti come orsi e tenaci come lupi.
Se hanno saputo sconfiggere gli elfi arborei, non tutto  leggenda.
Poi Hanc'roc strinse il pugno di fronte a s, tendendo i muscoli del braccio.
Io dico che  venuto il momento che i guerrieri delle montagne conoscano la forza degli uri
disse e il suo sguardo furioso brill alla luce delle torce.
Il giovane condottiero sguain il coltello e lo piant con forza sul tavolo di fronte a s. Subito
Thor'roc si alz in piedi e senza aggiungere altro piant il suo coltello sul tavolo. Il re fece un cenno
col capo, a ringraziare i due comandanti che avevano dato il via alla votazione del consiglio, poi guard
severo gli altri generali. Ghil'roc si alz e piant il coltello e lo stesso fece Hul'roc e poi Uhur'roc e
Muhl'roc. In pochi istanti undici coltelli ondeggiavano sulla tavola del consiglio e tutti i comandanti
erano in piedi; tutti tranne Ohr'roc. Il vecchio capitano della provincia di Roc'GohOr guard i
compagni in piedi e i coltelli sul tavolo. Con un movimento lento, impacciato dall'et, si alz e fiss
RohOn'roc, l'unico gigante ancora seduto. Gli occhi del re sorrisero benevoli; lui e Ohr'roc erano uniti
da un'antica amicizia e i loro figli avevano giocato assieme quando erano bambini.
Che il grande roc abbia piet dei nostri nemici disse il vecchio generale conficcando con
forza il suo coltello nel tavolo.
Solo allora RohOn'roc si alz in piedi.
Gli uri andranno alla guerra disse il re guardando negli occhi i suoi comandanti.Ossidea
etheran'him e piantando il coltello nel legno chiuse la votazione del consiglio.
***
Vedendo che i fuochi continuavano ad ardere le guarnigioni prescelte iniziarono a muoversi
verso la capitale per raggiungere i loro generali. Come da tradizione, il comando dell'esercito degli uri
fu affidato a Thor'roc, capitano della milizia di Roc'Oorc e della guardia reale, ma era chiaro a tutti che
sarebbe toccato a David condurre l'esercito degli uri sino ai territori degli elfi, giacch lui solo conosceva la strada.

CAPITOLO 7.
KARCDUA.

La penisola di Karcdua si trovava poco meno di cinque miglia a sud di Roc'Oorc. Era una
lingua di terra arida, senza un solo albero, circondata da spiagge nere come lava. Alcune milizie erano
gi arrivate e avevano montato i loro accampamenti, con grandi tende di pelle. Altre guarnigioni
giungevano da ogni parte, al seguito dei pesanti carri trainati dagli uri. Gli zoccoli dei bovini alzavano
la polvere scura che il vento portava dappertutto.
David osservava incredulo quei movimenti di truppe e quando una guarnigione sfil dinnanzi a
lui, cap perch lo chiamavano esercito degli uri. Come voleva la tradizione militare dei giganti, i
grandi scudi tondi portavano impressa la testa dell'uro; cos quando i soldati marciavano l'uno accanto
all'altro, reggendo lo scudo sul fianco sguarnito, si aveva davvero l'impressione di osservare una
grande mandria di bovini in movimento. David prov un senso di sgomento al pensiero d'essere
l'artefice di quel tumulto. Quale forza sconvolgente aveva messo in moto la sua richiesta d'aiuto?
Thor'roc gli si avvicin e lo distolse da quei pensieri.
Entro questa sera giungeranno le ultime guarnigioni disse il gigante osservando i soldati che
sotto gli ordini degli ufficiali allestivano l'accampamento.
Poi il comandante volse lo sguardo verso l'orizzonte.
Speriamo che il mare resti calmo sino a domattina. L'imbarco sar pi semplice.
Gi rispose il ragazzo.
E cosa succeder se invece i gurbl non dovessero arrivare? chiese Muhl'roc, il comandante
della provincia di Roc'KohOrc.
Il capitano di Roc'Oorc si volt verso David e lasci che fosse lui a rispondere.
I gurbl arriveranno. Nagr ha dato la sua parola. Non ho alcun dubbio rispose il giovane
senza esitazione.
Thor'roc sorrise e rivolgendosi a Muhl'roc disse:
Hai capito? Il piccolo gigante non ha dubbi e io neppure. Il popolo del mare sar qui
domattina. Prepa-
riamoci.
Il comandante di Roc'KohOrc si allontan in silenzio.
David torn a guardare le colonne di soldati che giungevano alla penisola.
'Nessun dubbio...' si ripet.
***
Quando il sole tramont, molti fuochi ardevano sulla penisola di Karcdua. Gli ultimi soldati
giungevano alla spicciolata in piccole truppe e si aggiungevano alla moltitudine di guerrieri venuti da
ogni parte del regno. In soli cinque giorni i giganti erano riusciti a riunire un esercito di oltre
cinquantamila unit. Ora quell'esercito aspettava solamente d'essere traghettato sulle sponde
occidentali del Mare di Mezzo; l'arrivo dei gurbl era atteso all'alba successiva.
David aveva il suo posto nella tenda di Thor'roc. Era stato lo stesso generale a richiederlo,
prevedendo che lui e il ragazzo avrebbero avuto bisogno di consultarsi spesso. Giorno dopo giorno,
vivendo fianco a fianco con il gigante guerriero, il giovane Dream avrebbe imparato l'arte antica e
terribile della guerra.
Sebbene fosse un soldato di grande esperienza, nemmeno Thor'roc aveva mai camminato nei
territori occidentali ed era incuriosito e affascinato dai racconti del suo piccolo compagno di tenda.
Avete mai incontrato i kahuri? chiese il gigante accendendo la grossa pipa che era solito
fumare prima di coricarsi.
S, una volta. Stavano per scoprirci, ma ci siamo nascosti tra gli alberi e hanno rinunciato a
seguirci. Credo temessero un agguato degli elfi.
Raccontami di questi guerrieri, Rown'roc.
Sono alti pi o meno cos David segn con la mano una spanna abbondante sopra la
testaincredibilmente forti e massicci. Portano spesse armature di cuoio e di acciaio.
Loro vi hanno visto?
No, sono quasi sicuro di no.
Thor'roc tir una lunga boccata fissando nel vuoto.
Se riusciremo ad arrivare alla Grande Radura senza farci scorgere dal nemico disse
poipotremo avere la sorpresa come alleata. Se  vero che nessun gigante ha mai visto un kahuro allora
 vero anche il contrario. Dovremo approfittarne.
Ma come faremo a giungere sino ad Albor'han senza farci scorgere?
Marceremo in punta di piedi rispose Thor'roc riponendo la pipa.
David sorrise.
Ora cerchiamo di dormire un po' disse il capitano lasciandosi cadere sulla pelle che gli
faceva da giaciglio, se c' una cosa che ho imparato facendo il soldato  che non bisogna mai
dimenticare di dormire. Un buon sonno pulisce la mente e la mente in guerra  la cosa pi importante.
Buonanotte, Rown'roc.
E cos dicendo Thor'roc si sdrai, sistem un fagotto sotto la testa e in meno di un minuto gi
russava.
'Buonanotte!' pens David guardando il gigante. 'Vor-
rei anch'io potermi addormentare cos'.
Ma l'emozione per quello che stava succedendo era tale che il giovane non riusciva a prendere
sonno. Cammin fino all'ingresso della tenda e si affacci; i fuochi continuavano ad ardere e l'odore
della legna bruciata riempiva l'aria notturna. Alcuni soldati parlottavano tra loro seduti attorno alle
fiamme, altri montavano di guardia all'accampamento. La luna era appena sorta e iniziava a specchiarsi
sulla superficie del mare. Il rumore delle onde che lambivano la spiaggia di sabbia nera giungeva
confuso allo scoppiettio dei fuochi. David guard l'orizzonte illuminato dalla luna e di nuovo cerc di
scacciare quel pensiero che lo tormentava dal pomeriggio.
'Il mare  calmo... Nagr ha promesso... nessun dubbio'.

CAPITOLO 8.
LA FLOTTA DI NAGR.

Quando David si svegli, il sole era gi sorto. Thor'roc non era nella tenda e dall'esterno
giungeva il rumore di un gran movimento di uomini e di bestie.
Il giovane si precipit fuori e subito guard verso il mare, sperando di vedere le navi gurbl
all'approdo.
Ben svegliato, piccolo gigante! lo salut Thor'roc. Il mare  calmo e il vento soffia da
nord-est; condizioni perfette.
Il ragazzo si sfreg il viso e cerc di guardare verso l'orizzonte, ma rest abbagliato dalla luce.
Avete avvistato le navi?
Non ancora.
David cammin fino alle rocce che si trovavano al margine dell'accampamento. Scrut il mare
proteggendosi dal sole con la mano, poi si volt, cercando la figura di Thor'roc. Solo allora si accorse
dei soldati; erano schierati l'uno accanto all'altro, appoggiati alle lance e agli scudi, e guardavano a
ovest, come lui ansiosi di vedere comparire la flotta gurbl. Migliaia di occhi erano puntati sulla linea
dell'orizzonte, in cerca di un segnale; nessuna nave avrebbe potuto sfuggire a quello sguardo.
Intimidito, David si gir di spalle e riprese a osservare il mare senza pi voltarsi.
Trascorsero cos molte ore. Quando il sole era giunto quasi allo zenit, e le ombre dei soldati si
erano fatte piccole piccole, Thor'roc si avvicin al giovane.
Hai visto qualcosa, Rown'roc?
No.
Nemmeno io. Il mare  sgombro disse il comandante appoggiando il piede sulla roccia e
infilando una mano dentro alla sua enorme bisaccia.
Se c' una cosa che ho imparato facendo la guerra aggiunse poi  che non bisogna mai
dimenticarsi di mangiare. Il cibo rinfranca lo spirito e lo spirito in guerra  la cosa pi importante.
Tieni!
Il gigante gli porse un pezzo di carne salata e lui stesso ne addent una fetta.
Parlami ancora di questo nemico. Chi  Kahs? chiese il colosso guardando verso l'orizzonte.
Nessuno sa chi sia, n da dove venga; egli porta un cappuccio nero calato sul capo. Dicono che
sia sfigurato e terrificante e che nasconda il volto per non spaventare i suoi stessi guerrieri.
Thor'roc strizz gli occhi.
Il signore oscuroha saputo conquistare la fiducia dei kahuri e riunire sotto il suo comando tutte
le trib delle montagne continu David. Le sue tattiche di guerra sono astute e spietate.
Lo avete mai visto?
S... voglio dire, no, non esattamente.
Thor'roc lo guard con aria interrogativa.
Ho sognato Kahs molte volte. Stava in sella a un destriero nero, coperto da un'armatura
brunita.
David ebbe un fremito ricordando i suoi incubi.
 strano... continu il giovane. come se qualcosa ci legasse. Non so spiegarlo.
Improvvisamente una voce si intromise nei loro discorsi.
Dove sono i gurbl?
Era Muhl'roc.
I soldati sono irrequieti. Cominciano a credere che sia tutta un'invenzione; e anch'io comincio
a pensarlo.
Alcune grida si levarono dalle retrovie. I soldati avevano intuito la diffidenza dei loro
comandanti e la sfiducia cominciava a montare tra le file.
Dovremo attraversare il mare a nuoto? grid un soldato nascosto tra i compagni. Altri gli
fecero eco.
Non ci si pu fidare dei gurbl!
Lo avevo detto che era una follia!
La nostra guerra  finita ancor prima di cominciare!
Thor'roc drizz la schiena e cammin lentamente fino alla linea dei soldati.
Siete cos impazienti di combattere? Bene. I gurbl arriveranno, vi dico. Tra non molto vedrete
comparire le loro navi all'orizzonte. Risparmiate le forze e state tranquilli.
Tutti rispettavano l'autorit e l'esperienza di Thor'roc, ma il dubbio che stesse bluffando si
insinu nella testa dei giganti.
Come puoi esserne tanto sicuro, Thor'roc? chiese Ghil'roc.Come puoi fidarti della parola di
un ragazzo... un ragazzo straniero, per giunta?!
Il capitano non si scompose.
Perch sono pi alto di te disse avvicinandosi e guardando Ghil'roc dall'alto in bassoe vedo
molto pi lontano.
Tu! grid il comandante indicando uno dei soldati che aveva parlato; il giovane impallid.
Vediamo se hai la vista lunga come la lingua. Sali di corsa in cima a quella roccia, guarda dentro il
lohon'r e dimmi quello che vedi.
Solo allora David si accorse che Thor'roc aveva fatto montare il telescopio di Mac'roc sul
punto pi alto del promontorio. Il soldato lasci cadere lo scudo e si mise a correre verso il lohon'r.
Con notevole agilit si arrampic fino in cima e si mise in avvistamento.
Allora? Vedi nulla? grid Thor'roc.
No, signore! Niente all'orizzonte rispose il soldato.
Non ho capito!
Signore... nulla da segnalare. Nessuna nave. Solo qualche spruzzo bianco... delle onde, credo.
Thor'roc scosse la testa.
No... non sono onde. Forse sono... delfini!
All'udire quella parola David si volt verso il mare e cerc di individuare gli spruzzi, puntando
gli occhi sulla linea dell'orizzonte.
Vengono verso di noi! Sono centinaia, signore! grid il giovane soldato in avvistamento.
Un commilitone, dalla parte opposta, inizi a gridare puntando il dito verso ovest.
L! Un soffio si  alzato dal mare! E l un altro! Sono balene!
C' qualcosa laggi! Sembra...  una nave!
S, la vedo anch'io. E l ce n' un'altra. Guardate!
Navi all'orizzonte! Navi all'orizzonte! grid il soldato al lohon'r.
David trasse un lungo respiro e strinse il pugno.
'Lo sapevo!'
In pochi minuti, sotto lo sguardo incredulo dei giganti, il mare si riemp di navi e dei soffi dei
cetacei che le trainavano. I soldati restarono incantati a vedere quello spettacolo straordinario e
interminabile.
Altre navi, signore! Sono centinaia!
Scortata da una moltitudine di soldati in groppa ai loro delfini, la pi grande e straordinaria
flotta di tutto il Mare di Mezzo comparve sull'orizzonte di Roc'Oorc.
Le navi erano lunghe e slanciate, con le prue affilate come lame di coltelli e lunghi pulpiti che
sporgevano sull'acqua. Le fiancate erano cos basse da sfiorare la superficie del mare ed erano dipinte
con disegni di flutti. Quelle forme allungate permettevano ai cetacei di trainare le navi con il minimo
sforzo.
Saranno qui tra poco! grid Thor'roc cercando di scuoterli.Preparatevi all'imbarco!
Ma i soldati erano cos meravigliati e allo stesso tempo timorosi all'idea di dover salire su
quelle imbarcazioni straniere, che restarono immobili.
Muovete i vostri culi pelosi, teste di rucohc! tuon il capitano di Roc'Oorc.Non eravate
impazienti di andar per mare?
Le prime navi giunsero abbastanza vicine da poter udire i soffi delle balene e le grida dei
marinai nella lingua gurbl. I vascelli si disposero in buon ordine lungo la costa della penisola, ma
evitarono di approdare.
Ehi! Ma come faremo ad arrivare sin l? chiese un soldato preoccupato.
Quando tutte le navi furono ferme, l'una accanto all'altra, un piccolo drappello, composto da
una decina di soldati a dorso di delfino, lasci la flotta e si avvicin; David e Thor'roc raggiunsero la
spiaggia.
I delfini si fermarono a un centinaio di braccia dal bagnasciuga; poco dopo un gurbl smont e
cammin verso di loro nell'acqua bassa.
'Fa un certo effetto vederli sulla terraferma' pens David.
Mentre il soldato gli veniva incontro, il ragazzo lo riconobbe.
Benarrivato, Gol'ghien! disse nella lingua degli elfi e porse la mano in segno di saluto.
Il gurbl, forse fraintendendo quel gesto, gli si fece vicino e senza esitazione lo abbracci; un
abbraccio virile, forte e deciso. Il ragazzo ricambi un po' impacciato e sent la pelle nuda e
leggermente viscida sotto le dita.
Ben trovato, David!
Thor'roc, che come tutti i giganti non aveva mai visto un gurbl in carne e ossa, rest di sasso.
Gol'ghien, questi  Thor'roc, comandante in capo dell'esercito degli uri.
Il capitano di Roc'Oorc, forse temendo di ricevere il medesimo abbraccio, fece un passo
indietro e salut alla maniera dei giganti, chinando il capo e toccandosi la fronte con l'indice e il medio.
Gol'ghien rispose appoggiando la mano aperta sul petto.
Ossidea etheran'him! disse il gurbl. Parli la lingua di Ossidea, comandante?
S! rispose Thor'roc.
Per ordine di re Nagr, io comando la flotta del popolo del mare. Le navi di Gorbla sono al
vostro servizio, soldati di Roc'Oorc.
Bene, comandante. Quanti di noi potranno salire a bordo?
Siamo venuti con mille unit. Ognuna pu imbarcare fino a cento gurbl e credo...
Gol'ghien guard Thor'roc e cerc di misurarne la stazza colossalealmeno trenta di voi.
Abbiamo anche carri da guerra e naturalmente... uri disse Thor'roc pronunciando quella
parola nell'uni-
ca lingua in cui la conosceva.
Il gurbl lo guard senza capire.
Grandi animali da tiro ripet il gigante indicando verso l'accampamento.
Gol'ghien annu pensieroso, osservando gli uri in lontananza.
Forse riusciremo a imbarcarne qualcuno sulle navi pi grandi, ma non molti.
Thor'roc annu.
I ricognitori stanno controllando il fondale per trovare il miglior punto d'approdo.
Accosteremo di poppa con pi navi alla volta, se possibile. Per caricare gli animali ci vorranno dei
pontili.
Abbiamo dei ponti mobili per gli uri disse Thor'roc. Dovremmo riuscire a metterli
nell'acqua bassa .
Bene! Allora cominciamo concluse Gol'ghien.
Il gurbl si volt verso il mare e fece una strana smorfia con la bocca, lanciando un fischio
acuto. In pochi istanti il suo delfino lo raggiunse nuotando sin dove l'acqua glielo permetteva. Il
comandante gli appoggi una mano sulla pinna dorsale e si mise a correre verso il largo, alzando grandi
spruzzi; appena furono in acque pi fonde Gol'ghien salt in groppa al delfino con un'agilit
sorprendente e i due raggiunsero veloci il drappello al largo.
Thor'roc li osserv allontanarsi verso le navi alla fonda, poi si volt verso il piccolo gigante.
Sei un giovane pieno di sorprese, David Dream! disse scrutando negli occhi del ragazzo.
Andiamo, il mare ci aspetta! e si mise in marcia verso l'accampamento.

CAPITOLO 9.
L'IMBARCO.
Con un po' di esitazione i primi soldati avanzarono verso le imbarcazioni, camminando
nell'acqua bassa. Man mano che si avvicinavano, scoprivano con lo sguardo i dettagli delle navi che li
avrebbero condotti attraverso il Mare di Mezzo e la loro ansiet cresceva. Le piccole onde alzate dal
vento battevano contro gli scafi, producendo un chioccolio continuo che accompagnava le manovre di imbarco.
Poco pi al largo si potevano scorgere i dorsi delle balene che affioravano come giganteschi
tronchi galleggianti. Le forme di quelle creature misteriose si intuivano a malapena sotto la superficie:
lunghe mandibole sottili, profondi solchi sui ventri lattiginosi, musi gibbosi, pinne ricoperte da
incrostazioni vive di balani e molluschi. Ogni tanto un soffio potente si alzava dall'acqua; le piccole
gocce sollevate dal respiro dei cetacei e sospinte dal vento leggero giungevano a bagnare i giganti,
accompagnate da un odore di pesce e alghe fermentate.
Quando i soldati di Roc'Oorc e i marinai gurbl si trovarono per la prima volta faccia a faccia,
un po' per la paura, un po' per l'antica inimicizia tra i due popoli, non mancarono di guardarsi in
cagnesco e di esprimere il proprio disprezzo, sebbene in una lingua che l'altro non poteva capire.
Sembrano rane giganti.
Se avessero le corna non li si potrebbe distinguere dalle loro bestie.
Le operazioni durarono per tutto il giorno e continuarono dopo il tramonto, alle luci delle torce;
alla fine i gurbl riuscirono a imbarcare quasi cinquantamila soldati, cento carri e altrettanti uri.
Quando ormai il cielo era pieno di stelle, le navi salparono dalla penisola di Karcdua al traino
delle balene e ripresero il largo verso occidente, scivolando sulla superficie calma della bonaccia.
I marinai gurbl avevano acceso delle lanterne lungo le fiancate; le luci segnavano il limite
della tolda e avvisavano le altre navi della presenza dell'imbarcazione. Il mare si era riempito di
piccole fiamme, a migliaia, che si muovevano sospese sull'acqua come spiriti. Oltre la prua si
riuscivano appena a vedere le grandi balene; due o pi cetacei per ogni vascello. Su ognuna, in piedi sul
dorso poderoso, stava un cocchiere gurbl, il goulgut, che governava con l'aiuto di un lungo bastone
ricurvo, con la punta tonda. Di tanto in tanto il goulgut batteva il cetaceo con dei colpetti, da un lato o
dall'altro, accompagnando quei gesti con alcuni comandi sussurrati.
La flotta era scortata da un gran numero di soldati a dorso di delfino, che aiutavano nelle
manovre e garantivano la comunicazione tra i comandanti. I giganti osservavano tutto quel movimento
con la curiosit e lo stupore di bambini, confidando che i gurbl fossero capaci di traghettarli oltre il
Mare di Mezzo senza incidenti.
***
David e Thor'roc erano imbarcati sulla Garglia, la nave ammiraglia, ben riconoscibile per il
grande cavalluccio marino che faceva da polena; navigava in testa alla flotta gurbl, al traino di due
grandi balene dal dorso gibboso. Assieme a loro erano saliti cinquanta soldati della guarnigione di
Roc'Oorc. I guerrieri stavano seduti in buon ordine sulla grande tolda, parlottando tra loro e osservando
con un po' di apprensione le manovre dei marinai.
Era da poco sorta la luna; il giovane Dream e il capitano di Roc'Oorc erano a poppa e
gurdavano incantati le migliaia di piccole luci che li seguivano sul mare. Improvvisamente udirono un
grido e videro un gurbl a dorso di delfino accostarsi alla fiancata di dritta: era Gol'ghien. Il
comandante sal sulla nave con pochi agili movimenti, lasciando il delfino a nuotare da solo al fianco
della Garglia. Aveva appena terminato di perlustrare la flotta per controllare che tutto procedesse
secondo i piani.
David, Thor'roc! li salut Gol'ghien avvicinandosi. Tutto bene?
Tutto bene rispose il ragazzo. Sembra proprio che la fortuna sia dalla nostra parte.
S,  vero disse Gol'ghien, ma meglio non abituarsi. Il mare  imprevedibile.
Quanto impiegheremo a compiere la traversata? chiese Thor'roc.
Se il mare rester calmo rispose il gurbl guardando oltre la prua la superficie illuminata
dalla luna saremo in vista delle coste occidentali tra soli tre giorni.
Bene disse il gigante.
Passeremo a nord della caldera di Gorbla e approderemo al deserto di sale nella baia di
Sulfuria.  abbastanza ampia da permettere a pi navi di entrare e ben ridossata ai venti da nord.
Speriamo di non trovare un comitato di benvenuto.
I kahuri si spingono sino al mare? chiese Thor'roc preoccupato.
Non credo che abbiano mai attraversato il deserto di sale rispose Gol'ghien, ma non si pu
mai sapere.
Non abbiamo incontrato nessuno nel deserto aggiunse David e i kahuri che ci hanno
sorpreso nei territori degli elfi facevano parte di un piccolo drappello in esplorazione. Non controllano
quella parte di territorio, non ancora almeno.
Meglio cos; ma staremo in guardia comunque concluse Thor'roc.
I tre continuarono a parlare, scambiandosi preziose informazioni sulla missione di guerra. Era
notte fonda quando si decisero a coricarsi.
Se c' una cosa che ho imparato in guerra  che...
Non bisogna mai dimenticarsi di dormire lo interruppe David.
Esatto concluse Thor'roc.
Vi lascio, allora disse Gol'ghien,far un altro giro di ispezione tra le navi.
Tu non dormi? chiese il ragazzo.
Poco, come tutti i gurbl. Riposer un po' sul dorso di Golbion. A domani, allora!
A domani.
Gol'ghien si avvicin al bordo della Garglia e fischi per richiamare il delfino. Appena
Golbion giunse sotto la fiancata, il gurbl gli salt in groppa e i due si allontanarono veloci.
David e Thor'roc si sistemarono alla bell'e meglio sul legno reso umido dalla rugiada notturna,
proteggendosi con delle coperte di pelle. Si addormentarono guardando le stelle, mentre le balene li
trasportavano attraverso il mare notturno, al ritmo lento dei loro respiri.

CAPITOLO 10.
IL NAG'RAK.
Era l'alba. Le prue delle navi, ancora umide di rugiada, brillavano alla luce del primo sole. Il
mare era calmissimo e nemmeno un refolo ne turbava la superficie. Gli scafi scivolavano sull'acqua con un lieve rumore d'onda.
Uno dopo l'altro i giganti ammassati sulla tolda si svegliarono dal torpore notturno.
'Dov' Thor'roc?' pens David alzandosi in piedi e guardandosi attorno.
Si affacci dalla prua e guard le balene; per tutta la notte i cetacei avevano trainato il loro
prezioso carico di soldati attraverso il Mare di Mezzo. I cocchieri sembravano cos piccoli su quei dorsi
colossali.
Ben svegliato, David! La voce proveniva dall'acqua; il giovane si sporse e vide Gol'ghien
sotto la prua della Garglia, in groppa al suo delfino.
La fortuna ci accompagna ancora, principe degli uomini! Il mare  calmissimo. Saremo in
vista della caldera questa sera stessa.
Evviva! grid il giovane Dream agitando il braccio in segno di saluto.
Sei in piedi, Rown'roc!
La figura colossale del comandante di Roc'Oorc comparve alle spalle del ragazzo.
Thor'roc! Guarda il mare com' calmo! Gol'ghien dice che saremo in vista della caldera di
Gorbla gi questa sera!
Gi! Sembra che Arcon stesso protegga la nostra missione disse il gigante osservando il mare
tutt'attorno.
Ma se c' una cosa che ho imparato facendo il soldato... Thor'roc tir fuori dalla sua sacca un
grosso pezzo di pane scuro e lo porse al ragazzo.
Gi, lo spirito... disse David afferandolo. Poi torn a guardare le balene.
Improvvisamente il cetaceo di sinistra inarc il dorso e si ferm come un tronco in superficie. Il
cocchiere spron l'animale picchiettandolo sul dorso con il bastone ricurvo e parlandogli con dolcezza,
come a volerlo rassicurare. La balena flett il corpo in senso opposto, facendo emergere il capo
enorme, e poi men un potente colpo di coda producendo un tonfo assordante e alzando grandi spruzzi.
Il goulgut allora alz il bastone in aria e grid con voce stentorea.
Ghilioooouuuuu!
Il compagno immediatamente alz il suo bastone e gli fece eco gridando il medesimo comando.
Ghilioooouuuuu!
Le balene si fermarono l'una accanto all'altra. La Garglia prosegu ancora per qualche decina
di metri, d'abbrivio, e si avvicin alle balene prima di fermarsi a sua volta.
Ghigl, il comandante della nave ammiraglia, un gurbl alto e magro, dal carattere calmo e
deciso allo stesso tempo, corse a prua, scrut per alcuni istanti il mare dinnanzi a loro, poi si volt e
grid un comando nella lingua del popolo del mare. Un giovane marinaio afferr un grande corno che
stava appeso vicino al timone, si sporse verso poppa e ci soffi dentro con forza; il suono potente si
diffuse nell'aria. Pochi secondi dopo un suono di corno si alzava dalla nave pi vicina e un altro da
quella che seguiva a dritta. Altri corni suonarono, mentre i cocchieri alzavano i loro bastoni, fermando
le balene. In pochi minuti tutta la flotta di Gorbla si ferm in mezzo al mare. Quando i corni smisero di
suonare, un silenzio irreale avvolse le navi, rotto solo dai soffi irrequieti delle balene.
Che cosa succede, Thor'roc? chiese David.
Non lo so rispose il gigante.
Il ragazzo si sporse per cercare Gol'ghien. L'ufficiale raggiunse veloce il cetaceo che si era
fermato per primo e parl con il goulgut.
Il comandante un po' ascoltava, un po' osservava l'animale con espressione severa. Poi, rapido,
si allontan dalla balena e spron il delfino verso la Garglia.Pass veloce sotto il bordo di dritta e
grid qualcosa al comandante; il tono della sua voce non lasciava presagire nulla di buono.
Ghigl si volse verso il marinaio di poppa e con un solo gesto della mano gli diede un nuovo
ordine. Il giovane suon nuovamente nel corno, un lungo muggito che sembrava non avere fine; dopo
pochi istanti lo stesso segnale si alz dalle altre navi e sembrava che tutto il mare attorno vibrasse come
un gigantesco organo. Poi torn il silenzio.
Ma cosa diavolo...? bofonchi Thor'roc scrutando il mare.
D'un tratto centinaia di soldati a dorso di delfino si staccarono dalle navi di retroguardia e si
diressero verso l'ammiraglia. I cetacei nuotavano velocissimi, saltando dentro e fuori dall'acqua e
alzando bianchi spruzzi; i cavalieri si piegavano sul dorso delle loro cavalcature per non essere
disarcionati dall'impatto con la superficie.
Thor'roc si avvicin al comandante.
Cosa sta succedendo?
Qualcosa ha spaventato Boolog, la balena.
Cosa? chiese il gigante senza riuscire a nascondere la preoccupazione.
Non lo so, ma Boolog non  un animale che si lasci spaventare dall'ombra delle onde rispose
Ghigl.
Thor'roc sgran gli occhi.
I soldati di Gorbla raggiunsero Gol'ghien dinnanzi alla Garglia e si disposero l'uno di fianco
all'altro a formare una lunga barriera a protezione dell'intera flotta. A un segnale del loro comandante i
gurbl estrassero una lunga lancia, acuminata e splendente, che tenevano fissata al fianco dei delfini. I
giganti osservavano quel movimento con l'ansia di chi non sa sostenersi nell'acqua.
Per alcuni lunghi minuti non successe nulla. I soldati gurbl scrutavano la superficie e di tanto
in tanto si scambiavano poche parole nella loro lingua.
Forse era solo una...
Ghigl non pot finire la frase che l'acqua inizi a gonfiarsi in giganteschi turbini. Le balene
divennero cos irrequiete che i goulgut faticavano a tenerle in posizione; sbuffavano, inarcavano i dorsi
e sembravano sul punto di rompere i finimenti che le tenevano legate alla nave. Per un solo istante,
qualcosa che sembrava l'estremit di un tentacolo gigantesco, affior dall'acqua, frust l'aria e
scomparve nuovamente sotto la superficie.
Co... cos'era? chiese David.
Nag'rak gli rispose Ghigl.
Il ragazzo lo guard senza capire.
Un predatore di balene spieg il comandante. Il peggio.
Gol'ghien si alz sul delfino, distendendo le gambe, e grid ai soldati con una forza
spaventosa. Il suo urlo corse sull'acqua come il vento in tempesta. I gurbl abbassarono le lance
scintillanti, puntandole davanti al corpo, e uno dopo l'altro scomparvero nel blu con i loro delfini. La
superficie del mare si richiuse su di loro e in pochi istanti torn la calma.
Chi non avesse visto quel che era appena successo avrebbe potuto credere che il mare era calmo
e disabitato. David si sporse dal bordo di dritta e cerc di vedere quel che succedeva sotto il pelo
dell'acqua.
Non si vede niente! Cosa c' l sot...?
Il giovane Dream non fece in tempo a terminare la frase che il mare torn a gonfiarsi, facendo
vacillare la Garglia. I giganti ammutolirono in preda alla paura.
Guarda, Thor'roc! grid il giovane indicando verso il basso.
Per la barba di roc! rispose il capitano sgranando gli occhi.L'acqua  diventata nera come
inchiostro!
Poi fu il caos.
Dal mare emerse una creatura colossale, pi grande della stessa nave ammiraglia, avvolta in
spire di tentacoli che si arrotolavano nervosamente come grandi serpenti marini. In quel groviglio
infernale di carne e ventose, comparivano di tanto in tanto i corpi di gurbl e delfini, straziati dalla
forza del nag'rak.
Mio Dio! disse David nella lingua degli uomini.
I soldati emersero dall'acqua e tornarono ad attaccare con le lance, pungendo il mostro da ogni
parte. Anche i delfini combattevano mordendo il nag'rak con i loro denti acuminati. La creatura ritirava
i tentacoli per un istante, poi tornava a colpire, afferrando i suoi nemici per trascinarli sott'acqua.
Li sta facendo a pezzi! grid David. Non possono farcela!
I soldati sott'acqua spingono il nag'rak verso la superficie, in modo che gli altri lo possano
colpire disse Ghigl,ma devono alternarsi per respirare.
Come fanno a nuotare in quell'inferno? Non si vede nulla!
I delfini possono vedere anche nell'acqua pi scura. Sono loro che guidano l'attacco.
Ascolta!
Il ragazzo porse l'orecchio verso la superficie e sent che l'acqua crepitava di schiocchi.
I suoni li guidano nell'acqua torbida disse il comandante. Inutilmente il nag'rak spruzza il
suo inchiostro.
Fu allora che sent un tonfo a prua e vide alzarsi un grosso spruzzo. Il nag'rak aveva allungato
un tentacolo ed era riuscito ad afferrare Boolog, la balena che per prima aveva avvertito la sua
presenza. Il cetaceo, impazzito dal terrore, lottava per rimanere in superficie e liberarsi dalla stretta,
dibattendosi e menando potenti colpi di coda. Il goulgut faceva il possibile per aiutarlo, colpendo il
tentacolo con il suo bastone, ma dopo un ultimo respiro affannato, Boolog inarc il dorso e scomparve
sott'acqua assieme al suo cocchiere.
Oh, no! mormor David osservando impietrito la superficie che si richiudeva sul corpo del
cetaceo.
Subito l'altro goulgut estrasse un coltello dalla cintola e veloce tagli i finimenti che tenevano
la sua balena legata alla nave ammiraglia.
Appena fu libero l'animale si immerse, facendo affiorare la grande coda fuori dall'acqua.
Il giovane osserv il mare nel punto in cui le due balene erano scomparse, finch la superficie
torn calma.
D'un tratto lo scafo fu percorso da un violento scossone, accompagnato dal rumore delle cime
che si tendevano sotto la chiglia. Fu allora che Ghigl prese un'ascia e corse a prua, pronto a tagliare le
funi che ancora tenevano Boolog legata alla nave.
David, che non aveva mai smesso di fissare la superficie nel punto in cui erano scomparse le
balene, poteva solo immaginare lo scontro terrificante che si stava combattendo sotto lo pancia della
Garglia. Per un lungo istante giganti e gurbl restarono con il fiato sospeso, mentre le cime
vorticavano nell'acqua come la lenza del pescatore. La corda si tese al limite, stridendo sul legno della
battagliola, e la Garglia inizi a inclinarsi; Ghigl alz la scure.
Dovr tagliare o affonderemo con lei! grid.
Ma un istante dopo le funi andarono in bando e l'acqua torn a gonfiarsi finch un intrico
spaventoso di spire e ventose emerse dalle profondit. Boolog, stremata dalla lotta, soffi nell'aria
alzando un grosso spruzzo. Era ancora prigioniera del nag'rak ma la compagna, guidata dal goulgut, era
riuscita a spingerla in superficie e ora mordeva con forza il tentacolo, sbattendo la testa da una parte e
dall'altra. Subito giunsero in soccorso dei soldati a dorso di delfino, che colpirono il mostro con le loro
lance e finalmente riuscirono a liberare la balena dalla stretta del mostro prima che fosse trascinata di
nuovo sott'acqua. Il capitano della Garglia abbass l'ascia tirando un sospiro di sollievo.
Attento, Ghigl!
Il gurbl fece appena in tempo a voltarsi per vedere un tentacolo emergere dall'acqua e
avvinghiarsi al suo corpo. Lott per pochi istanti nel tentativo di liberarsi, ma fu subito sopraffatto dalla
forza del mostro. Il suo corpo stava per essere trascinato in mare quando Thor'roc, velocissimo,
estrasse la spada e men un fendente con una tale forza che mozz il tentacolo di netto. Il moncone
lasci il corpo del gurbl e prese a muoversi sulla tolda, dimenandosi convulsamente in una pozza di
sangue bluastro; i giganti osservavano impietriti quello spettacolo orripilante. Ghigl cadde a terra
privo di sensi. Sul suo corpo erano visibili numerosi cerchi che sanguinavano lungo il bordo; erano i
segni lasciati dalle ventose uncinate del nag'rak.
Per la merda di tutti gli uri! grid Thor'roc. Che razza di creatura  quest... aaaaaaargh!!!
David si volt appena in tempo per vedere il capitano di Roc'Oorc stretto in un altro tentacolo
che gli bloccava entrambe le braccia.
Thor'roc! grid il giovane e senza esitazione sguain Inuk e affond la lama, una volta, poi
un'altra, un'altra ancora. Il gigante lottava con tutte le sue forze, ma la morsa del nag'rak sembrava
invincibile.
Lascialo andare! grid il ragazzo e una volta ancora affond la spada, squarciando la carne.
La spira finalmente si apr, lasciando la sua vittima; il tentacolo men una frustata per colpire il nemico
che lo aveva ferito, poi scivol lungo il bordo e scomparve nell'acqua, lasciando una scia di sangue
violaceo sulla battagliola. David vol per alcuni metri e cadde bocconi sulla tolda di prua. Thor'roc,
esausto, si mise carponi nel tentativo di rialzarsi, ma non aveva pi forze. Afferr un soldato e lo
costrinse a piegarsi per ascoltare le sue parole, giacch la stretta gli aveva tolto la voce.
Sguainate, maledizione! sussurr il comandante.
Il giovane lo guard sbigottito; mai aveva visto quel gigante tra i giganti in ginocchio. Poi
estrasse la spada, si accost alla battagliola e grid con tutta la forza che aveva in corpo.
Guerrieri di Roc'Oorc, in guardia! Non lasciate che uno solo di quei tentacoli tocchi la nave!
I soldati si disposero lungo il bordo della tolda, da una parte e dall'altra, e alzarono una barriera
di spade contro gli attacchi del mostro.
Nel frattempo i gurbl continuavano a lottare tra le onde. Anche i delfini scossi, quelli che
avevano perduto il loro cavaliere, continuavano ad attaccare, dando manforte ai soldati.
David si rialz e barcollante torn ad affacciarsi dalla Garglia. Nonostante le perdite subite i
guerrieri del mare aumentarono gli sforzi per proteggere le navi.
Alle volte sembrava che il nag'rak ne avesse avuto abbastanza, ma subito dopo tornava
all'attacco, cercando di rompere la linea di difesa dei gurbl; le loro urla riempivano l'aria confuse agli
scrosci d'onda.
Un manipolo di soldati a dorso di delfino riusc infine a farsi largo tra i tentacoli del mostro e lo
colp al corpo, piantando le lance in profondit. Il nag'rak si ritrasse, alzando una barriera di spire, ma i
gurbl lo incalzarono senza piet, colpendolo con maggior ferocia, finch la creatura distese i tentacoli
e scomparve.
I guerrieri di Gorbla lo inseguirono nelle profondit per un centinaio di braccia, poi tornarono
in superficie e alzate le lance gridarono in segno di vittoria. Anche i soldati di Roc'Oorc a bordo della
Garglia alzarono le spade e gridarono per festeggiare lo scampato pericolo.
Quella spadina  piuttosto temibile, Rown'roc! disse il comandante ferito avvicinandosi a
David. Il ragazzo osservava il mare con gli occhi sgranati.
Per la barba di roc... esclam Thor'roc appena si fu affacciato. Sulla superficie nera
galleggiavano i corpi senza vita di molti gurbl e dei loro delfini. I soldati del popolo del mare avevano
combattuto fino all'ultimo per salvare i giganti; l'antica ferita era stata finalmente sanata.
Io non conoscevo il valore di questi guerrieri disse Thor'roc guardando i cadaveri che
fluttuavano lungo il fianco della Garglia.
I soldati di Roc'Oorc rinfoderarono le spade e intonarono un canto malinconico e bellissimo, un
canto che in breve si alz da tutte le navi.
Il mio canto ti accompagna,
anima valorosa,
che hai perso il tuo corpo per proteggere il mio,
il mio canto ti accompagna,
anima generosa.
Non avere malinconia del tuo corpo
ora che lo devi lasciare,
il mio canto ti accompagna,
anima coraggiosa.
Non avere malinconia del mondo,
anima misteriosa.
La tua spada ti render
quando verr il mio turno.
Cos i giganti onoravano i compagni morti in battaglia.

CAPITOLO 11.
LA VENDETTA DI ALBOR'HAN.

Maledizione! ringhi il guerriero kahuro di nome Kolok colpendo la porta con una tale forza
da farla saltare fuori dai cardini.
Che Glor possa divorare il cuore degli elfi! Quei maledetti si sono portati via tutto! url e di
nuovo sfog la sua rabbia vibrando un fendente che fece vacillare il muro di pietra. Bruciate tutto!
ordin ai suoi soldati allontanandosi con la spada ancora in pugno.
Gli elfi della radura non erano guerrieri, ma a modo loro sapevano combattere. Prima di lasciare
le case avevano portato via ogni cosa commestibile, perfino la frutta sugli alberi. Non era rimasto un
solo chicco di grano per l'esercito invasore. Questo avrebbe reso l'assedio di Etheria molto pi duro e i
kahuri lo sapevano bene. In pochi minuti i guerrieri delle montagne ammucchiarono delle fascine
dentro la casa, l dove la famiglia era solita ritrovarsi per mangiare e discorrere, avvolti dal profumo
del cibo che bolliva nelle pentole.
Dovremo far arrivare i viveri attraverso la breccia nella foresta rimugin Kolok guardando le
fiamme che si alzavano dalla casa a rischio di subire gli attacchi degli elfi arborei. Che i lupantchi
divorino i loro figli!
Poco distante si alzava un'altra colonna di fumo. Co-
s i kahuri compivano la loro vendetta sul popolo di Albor'han.
***
Stanno dando alle fiamme le case disse Air'elph osservando la radura dalle mura di Vitra.
Cos'altro potevamo aspettarci? rispose Ossidea guardando fissa di fronte a s.
Ricostruiremo ci che  andato distrutto e la cenere render i terreni pi fertili. Non dovete
disperare, mia regina.
Io non dispero, Air'elph.
Ossidea raggiunse il bordo della vasca e chiam Galanthr. Il cigno si avvicin e accost la
testa alla fronte della regina.
'Vorrei che tu fossi ancora con lui, amico mio, per poter sentire i suoi pensieri. Sar riuscito a
convincere i giganti? Avremo l'aiuto dell'esercito degli uri? Quanto impiegheranno ad arrivare?
Riusciremo a resistere fino a quel giorno? Quante domande senza risposta...'
'Egli  forte'.
'S... lo so'.
'Egli ama'.
Ossidea ebbe un fremito e una luce illumin per un istante il suo sguardo triste.

CAPITOLO 12.
LE TERRE D'OCCIDENTE.

Erano trascorsi tre giorni dalla partenza della flotta di Nagr dalla penisola di Karcdua e due
dall'attacco del nag'rak. Da un giorno soffiava un leggero vento da nord-est, che favoriva la
navigazione delle navi gurbl verso le coste occidentali.
Il giovane Dream trascorreva la maggior parte del tempo seduto sul pulpito di prua; da lass
poteva osservare il nuoto delle balene e allo stesso tempo tenere d'occhio l'orizzonte di fronte a s,
sperando di cogliere finalmente il profilo delle coste occidentali; ma fu un soldato dell'esercito degli
uri ad avvistare per primo.
C' terra laggi! grid il gigante indicando verso sud.
David guard nella stessa direzione e scorse il profilo di rocce e banchi di sabbia e pi lontano,
oltre l'orizzonte, delle torri di pietra.
 il margine della caldera disse Ghigl e quelle laggi sono le torri di avvistamento di
Gorbla. Entro questa sera potremo gi avvistare le coste occidentali e, se tutto va bene, domattina
entreremo nella baia di Sulfuria.
Il comandante della Garglia non si era ancora rimesso del tutto, ma le numerose ferite lasciate
dal tentacolo del nag'rak si erano rimarginate con una velocit sorprendente. La pelle dei gurbl
sembrava capace di guarire molto pi rapidamente di quella umana e, a giudicare dai segni sul corpo di
Thor'roc, anche di quella di un gigante. Il comandante di Roc'Oorc era protetto dall'armatura quando il
nag'rak lo aveva afferrato, ma le ferite lasciate dal tentacolo sulle braccia apparivano gonfie e infette. Il
capitano tuttavia non sembrava curarsene.
Parlami ancora dei kahuri, David disse Thor'roc accostandosi alla battagliola. Usano l'arco
in battaglia?
I soldati che abbiamo incontrato non portavano archi, ma sono certo che vi sono arcieri
nell'esercito delle montagne.
Descrivimi le loro spade.
Hanno grandi lame ricurve, lunghe pi o meno cos. Il ragazzo allarg le braccia di un metro
abbondante.
E gli scudi?
Piccoli e tondi.
Sanno cavalcare?
No... non penso. David aggrott la fronte.
Che cosa c', Rown'roc?
In tutti i miei sogni Kahs montava un grande destriero, ma i kahuri... non credo che usino i
cavalli in battaglia;  strano.
Forse stai dando troppa importanza a quei sogni, David.
Gi... hai ragione.
Come sono riusciti a muovere le loro macchine attraverso la foresta bruciata?
Le catapulte hanno grandi ruote di legno e vengono spinte da un intero esercito di kahuri.
Delle lunghe travi permettono a centinaia di soldati di disporsi dietro alle torri per spingere assieme. 
una marcia lunga e faticosa, ma inarrestabile. Le macchine proteggono i guerrieri dalle frecce e gli
arborei non sono in grado di affrontare la forza dei kahuri in campo aperto. Senza gli alberi sono
perduti.
Thor'roc annu.
Credevo che tutte le creature di Arconia rispettassero la Foresta Eterna disse il
gigante.Anche il popolo degli uri onorava gli alberi sacri.
Gi, probabilmente lo pensavano anche gli elfi. Ma Kahs non ha rispetto di nulla.
Imparer a rispettare il popolo delle rocce disse infine Thor'roc e nei suoi occhi neri brill
per un istante il furore guerriero degli antenati.
***
Venne la sera; il sole si chin sull'orizzonte dinnanzi alla flotta gurbl e la superficie del mare
si tinse pian piano di rosso.
I giganti, in piedi sulla tolda, fissavano ansiosi l'orizzonte sperando di veder comparire la terra.
Quanto manca, Ghigl? chiese Thor'roc avvicinandosi al comandante.
Anche lui era desideroso di giungere a destinazione.
Avvisteremo prima del tramonto lo rassicur il gurbl.
L'astro prosegu la sua lenta discesa, finch si trov dritto di prua alla nave ammiraglia. I corpi
dei soldati, illuminati dalla luce del tramonto, si colorarono di porpora; le armature brillavano come
braci ardenti. Infine, sul disco del sole morente, comparve il profilo di una terra lontana. Un grido di
gioia si alz dalla tolda della Garglia e dalle altre navi.
Terra! gridarono i giganti. La terra  di nuovo davanti a noi! Siamo quasi arrivati!
I gurbl guardavano divertiti i soldati di Roc'Oorc, incapaci di comprendere davvero le ragioni
di quella felicit.
Appena il sole fu tramontato del tutto, la terra scomparve, come un miraggio. Tuttavia il ricordo
di quella visione accompagn i giganti per tutta la notte, rassicurandoli nel sonno.
Quando comparvero le prime stelle, anche David e Thor'roc si coricarono a prua.
Domattina giungeremo a Sulfuria, Rown'roc. Sei pronto?
Il ragazzo annu.
Bene. Allora cerchiamo di dormire un po', finch possiamo.
Il gigante si gir sul fianco e si lasci sfuggire un gemito di dolore.
Che ti succede, Thor'roc? Stai male?
Non  niente. Niente che non possa guarire con una buona dormita.
***
Ossidea stava seduta sul trono di Vitra, con le gambe incrociate come talvolta fanno i bambini,
quando Air'elph entr nella reggia.
Perdonatemi, mia regina.
L'elfa sembr destarsi in quell'istante da un sogno a occhi aperti.
Stanno arrivando. Le fiaccole dell'esercito di Kahs sono gi visibili dalle mura di Etheria.
Lo so. Sento i loro passi sul suolo della radura.
Marciano in fretta; domattina saranno ai piedi della Citt del Cielo.
Ossidea annu.
Il consigliere si volt e senza aggiungere altro fece per uscire.
Air'elph! lo richiam la regina.
S?
Guardami!
Non smetto mai di guardarvi. Cosa c'?
Sto seduta su questo trono da molti anni, moltissimi, eppure non sono abbastanza grande da
occuparlo tutto.
Il vecchio elfo storse il capo con aria interrogativa.
Gli elfi non crescono molto e alcuni crescono meno degli altri; non  mai stato un problema
per la nostra razza. Che cosa vi turba?
Non fingere di non capire, mio buon amico. Questo trono non  fatto per un elfo. Nessun elfo
lo potrebbe occupare tutto, nemmeno la pi alta e corpulenta delle guardie reali.
Air'elph sorrise.
Mia regina! Mia dolcissima Ossidea! Da quando Etheria fu eretta, nessuno ha saputo regnare
con la vostra saggezza. La Terra di Arcon non aveva mai conosciuto un periodo cos lungo di pace e
prosperit. Non dovete dubitare di voi.
Sei cos caro, Air'elph. Da quando non ero che una bambina, ricordo solo parole di
incoraggiamento da parte tua. Non avrei mai potuto regnare senza il tuo aiuto.
Voi sapete l'amore che nutro per voi; l'amore di un padre per la figlia che non ha mai avuto.
Lo so, Air'elph, lo so. E io vi amo come il padre che non ho mai conosciuto. Ma...
Cosa?
L'antico passato...
Non temete! Tutto si risolver.
Non possiamo ignorarlo, Air'elph. Ha generato un nuovo incubo!
Il consigliere esit.
 stato fatto quel che era giusto disse infine.
Giusto? domand Ossidea.
Necessario si corresse l'elfo.
La regina annu.
Gi... necessario.
Eravate solo una bambina; non tormentatevi. Le colpe dei padri non devono ricadere sui figli.
Ma non  forse responsabilit dei figli rimediare a quelle colpe, se loro stessi ne hanno tratto
vantaggio?
Air'elph non rispose.
Prepariamoci all'assedio concluse la regina tornando a guardare fisso di fronte a s.

CAPITOLO 13.
SULFURIA.

Svegliati! Svegliati, Thor'roc!
Il gigante dormiva ancora e David dovette scuoterlo pi volte prima di riuscire a svegliarlo.
Cosa... cosa c'?
Siamo arrivati. Guarda!
Il comandante era pallido in viso e fatic a mettersi in piedi.
Davanti ai loro occhi si stendeva un paesaggio spettrale. Rocce bianche come la neve orlavano
il margine della baia. Colonne di fumo si alzavano da ogni parte, alcune grandi, altre appena visibili.
Che diavolo sono? chiese Thor'roc preoccupato. Ci sono fuochi laggi?
No rispose Ghigl, il fumo fuoriesce dalle rocce.  cos da sempre.
Uhm brontol Thor'roc,non avevo mai visto niente di simile.
Il cuore della terra  inquieto concluse il comandante gurbl.
Lentamente le navi accostarono per permettere ai soldati di Roc'Oorc di sbarcare. Fu
un'operazione lenta e complessa, che impegn comandanti, marinai, cocchieri e naturalmente le stesse
balene per molte ore.
Man mano che le navi si avvicinavano alla costa, i giganti potevano osservare il fondale
attraverso l'acqua limpida. Era coperto di sabbia chiara, cos diversa da quella scura, quasi nera, delle
spiagge di Roc'Oorc.
I soldati della Garglia furono i primi a scendere a terra per scoprire da vicino quello strano
paesaggio.
Le rocce bianche erano ricoperte da fragili cristalli, come minuscoli fiori minerali, che si
sbriciolavano sotto i passi dei giganti, producendo un lieve rumore di vetri infranti. Formavano delle
grandi pozze d'acqua cristallina, da cui fuoriusciva, gorgogliando, il gas della terra. Un odore
nauseabondo, di uova marce, accompagnava quel gorgogliare incessante.
Per le corna di roc! disse Thor'roc storcendo il naso.Non  il cuore della terra a essere
inquieto, ma il suo ventre. Siamo sbarcati sul culo di Arconia!
La puzza di Sulfuria non ti uccider, comandante di Roc'Oorc disse Gol'ghien scendendo
dal suo delfino.
Gol'ghien! Dove ci avete portato? Credevo che fossimo diventati amici!
Il gurbl rise.
 cos, Thor'roc disse porgendo la mano in segno di saluto; questa volta il capitano non si
sottrasse all'abbraccio.
Il nostro compito  finito. In questa guerra non possiamo fare di pi.
Non ancora rispose Thor'roc,dovrete riportarci a casa quando la nostra missione sar
terminata.
Il volto di Gol'ghien si fece serio.
Mi auguro di traghettare a Roc'Oorc un esercito altrettanto numeroso, comandante.
Il gigante annu.
Poi Gol'ghien si rivolse al giovane della razza degli uomini.
Buona fortuna, David Dream. Sono certo che saprai stupirmi ancora.
Grazie, Gol'ghien disse il ragazzo abbracciando-
lo. Il sacrificio dei gurbl non  stato inutile; te lo prometto.
Non ne dubito concluse il comandante.
I soldati, ammassati sulla riva, guardarono la flotta allontanarsi lenta, al traino delle balene, poi
si voltarono verso occidente e iniziarono la loro marcia verso i territori di guerra.

CAPITOLO 14.
IL VELENO DEL NAG'RAK.

L'esercito degli uri si era accampato ai margini del deserto di sale per prepararsi alla traversata.
Thor'roc aveva radunato i comandanti nella sua tenda per impartire gli ordini di marcia.
Muoveremo al tramonto disse il comandante in capo rivolto ai compagni e David non pot
far a meno di notare un tremito nella sua voce.
Marceremo di notte, senza canti e senza torce. La luna illuminer il nostro cammino.
Procederemo a ranghi sciolti, in punta di piedi; non voglio sentire la cadenza dei nostri passi. Dovremo
attraversare il deserto come fantasmi silenziosi.
Quanto impiegheremo per giungere ai territori degli elfi? chiese Hul'roc.
Thor'roc si volse verso David e lo guard come a dire tocca a te, adesso. Il giovane sent le
orecchie avvampare, ma confid che la penombra nascondesse il suo rossore.
Tre notti di marcia e potremo rinfrescarci nelle acque dell'Olor rispose deciso.
Cosa succeder se i kahuri attaccheranno la colonna in marcia? Non possiamo difenderci
disposti cos.
Thor'roc stava per rispondere, ma David lo anticip.
Confido che non vi siano nemici in questa parte di territorio. I kahuri non hanno ragione di
temere un assalto da oriente. Nessun esercito ci attaccher, ma potrebbero esserci degli esploratori in
ricognizione. Per questo dobbiamo fare molta attenzione. Kahs non deve sapere dei giganti.
Thor'roc guard il ragazzo, stupito da tanta determinazione e annu soddisfatto.
Bene. Direi che non c' altro da dire. Buon cammino.
I generali uscirono dalla tenda ma Hanc'roc, il giovane comandante di Roc'Buhr, si ferm in
piedi e osserv il capitano con uno sguardo indecifrabile.
Buon cammino a te, Thor'roc disse infine ambiguo, facendo scivolare gli occhi sulle ferite
tumefatte.
David rabbrivid.
Grazie, Hanc'roc rispose Thor'roc imperturbabile.
***
I soldati in marcia formavano una colonna che sembrava infinita, rotta di tanto in tanto dai carri
trainati dagli uri. Un rumore di passi disordinati, sul terreno ricoperto di sale, accompagnava quel fluire
di figure silenziose. La luna rischiarava il deserto e disegnava lunghe ombre di giganti. David marciava
davanti a tutti, con Thor'roc al suo fianco, e faceva il possibile per non rallentare l'andatura dei soldati.
Durante le lunghe ore di cammino il giovane entr in un insolito stato di torpore, che gli
impediva di sentire la stanchezza; quasi senza accorgersi ripercorse con il pensiero le straordinarie
vicende che lo avevano portato, in cos breve tempo, a marciare alla testa di un esercito di giganti.
Tutto era cominciato con l'arrivo dell'elfo nella sua stanza. Erano trascorsi poco pi di due
mesi, eppure quell'evento gli sembrava cos lontano. Poi l'incontro con Grulfus, l'amico cinghiale, e il
viaggio attraverso il bosco; il labirinto tra i fiori e il popolo delle api. L'attacco dei lupantchi e
l'intervento provvidenziale di Mac'roc, il principe di Roc'Oorc. La loro partenza verso la Citt del
Cielo a bordo del Mhor'rob.
'Mac'roc...' pens David'quanto vorrei che fosse qui! Aveva promesso di venirci incontro, ma
come pu indovinare il punto in cui siamo?'
La prima notte nel deserto trascorse rapida; quando l'alba giunse a illuminare il cielo, Thor'roc
diede ordine di fermarsi e montare le tende. Prima che il sole sorgesse, l'accampamento era gi pronto
e i soldati poterono riposare all'ombra.
Il comandante di Roc'Oorc dorm tutto il giorno, senza interruzione, e alla sera tocc
nuovamente a David svegliarlo.
Thor'roc, alzati!  il tramonto. Dobbiamo rimetterci in marcia.
Il gigante apr gli occhi, rest per un istante attonito, poi annu silenzioso. Quando si mise in
piedi barcoll da una parte e dall'altra prima di trovare l'equilibrio.
Stai male! Non puoi camminare cos!
Thor'roc afferr l'otre e bevve un lungo sorso d'acqua. Poi di nuovo si ferm per alcuni
secondi, guardando fisso di fronte a s.
In marcia, piccolo gigante disse infine.
Appena il sole fu tramontato i soldati ripresero il cammino. Il comandante procedeva con
l'aiuto di una lunga lancia che usava come bastone. David, al suo fianco, ascoltava ogni passo, temendo
di vederlo crollare da un momento all'altro; ma Tho'roc riusc a tenere l'andatura per tutta la notte e il
giovane sper che si fosse ripreso.
Il giorno seguente il sole sembrava ardere sopra di loro con particolare ferocia e il calore nelle
tende era insopportabile. Il capitano di Roc'Oorc trascorse tutto il tempo in un sonno inquieto,
accompagnato da lamenti inconsapevoli. Pi volte David lo aiut a bere e gli bagn la fronte con acqua
fresca, sperando ancora che potesse riprendersi prima del tramonto.
Quando il sole torn a sfiorare la linea dell'orizzonte e il deserto di sale si color di rosso, il
ragazzo si avvicin al giaciglio del comandante e lo chiam.
 il tramonto, Thor'roc.
Il gigante apr gli occhi e gli appoggi una mano sulla spalla.
Portami la mia lancia disse con un filo di voce.
Ma non puoi camminare cos!
Non possiamo fermare la marcia. Devo mettermi in piedi.
No! Non puoi farcela! Viaggerai sopra un carro disse David e usc in cerca d'aiuto.
Thor'roc cerc di fermarlo, ma era troppo tardi.
Cosa succede? Perch siamo ancora fermi?
La figura impressionante di Hanc'roc stava ritta dinnanzi all'ingresso e poco ci manc che il
ragazzo le sbattesse contro.
Thor'roc sta male. Bisogna metterlo sopra un carro.
Ah, s? rispose il giovane comandante cercando di sbirciare all'interno della tenda. E da
quando Hanc'roc deve accettare gli ordini del piccolo straniero?
David si sent davvero molto piccolo, ma tent di tenere testa al gigante.
 l'unica cosa da fare disse cercando di apparire sicuro,non si pu rallentare la marcia.
Portate un carro!
Il comandante di Roc'Buhr guard il ragazzo con occhi furenti. Poi alz lo sguardo e la sua
espressione mut.
Fai come dice, Hanc'roc.
Thor'roc stava in piedi sul ciglio della tenda, reggendosi alla lancia come poteva. Il suo volto
era pallido come quello di uno spettro e incuteva ancor pi timore del solito.
Hanc'roc rest immobile a osservare il capitano malato per un lungo istante, finch un ghigno
orribile gli deform il volto.
Il veleno del nag'rak ti ha avvelenato il sangue. La tua guerra  finita, Thor'roc.
La mia guerra...? Siamo venuti per aiutare gli elfi e riscattare l'onore dei giganti, Hanc'roc
disse Thor'roc con una voce che sembrava giungere gi dal regno dei morti.Non dimenticarlo.
Non puoi pi condurre l'esercito degli uri. La mia guarnigione  la pi numerosa dopo quella
di Roc'Oorc. Spetta a me il comando!
Quel che diceva Hanc'roc era vero e Thor'roc lo sapeva bene; cos prevedeva il codice militare
dei giganti. L'esercito non poteva restare senza un comandante in capo, n si poteva iniziare una
disputa tra i generali delle diverse province.
Allora in marcia, capitano. Il tempo stringe disse Thor'roc.
David lo guard incredulo, cercando di nascondere la paura.
Portate un carro! grid il nuovo comandante in capo rivolto ai suoi uomini.
Thor'roc fu fatto sdraiare sopra un letto di fieno e la marcia riprese. Hanc'roc impose da subito
un ritmo forsennato.
Sali sul carro dei malati se non riesci a tenere il passo! disse rivolto al giovane della razza
degli uomini.
Il ragazzo non rispose e aggiust l'andatura per non rimanere indietro.

CAPITOLO 15.
SABRH.

Dopo la terza notte di cammino, i soldati erano ansiosi di vedere la fine del deserto e David lo
era pi di tutti. Sperava infatti di poter giungere sulle sponde dell'Olor in tempo per guarire Thor'roc
dal veleno del nag'rak che lo stava uccidendo. Ma quando l'alba giunse finalmente a illuminare
l'orizzonte, i giganti non riuscirono a scorgere null'altro che deserto e ancora deserto.
Dove sono i territori degli elfi, David Dream? chiese Hanc'roc rabbioso. Perch non siamo
ancora arrivati? Tre notti di cammino, avevi detto! E dunque?
Il giovane si guard attorno, sperando ancora di cogliere un segno sull'orizzonte, ma rest deluso.
Forse la traversata  pi lunga da questa parte. Il deserto dev'essere pi esteso a nord.
Forse? Avevi detto che sapevi come giungere ai territori degli elfi! Non abbiamo scorte
d'acqua per altri giorni! Come credi che sopravvivremo quando saranno esaurite?
Il limite del deserto non  lontano! Forse solo poche ore di cammino.
Forse?! Ancora un forse e perder la pazienza con te ringhi Hanc'roc.
Il comandante della provincia di Roc'Buhr incit i soldati a continuare la marcia, nonostante il
sole stesse ormai per sorgere.
Prega d'aver ragione questa volta, David Dream.
***
Erano trascorse altre due ore quando un giovane soldato richiam l'attenzione.
Signore! L! Ci sono delle nuvole!
Hanc'roc ferm la colonna e osserv l'orizzonte a nord-ovest.
 vero disse poi.
Le nuvole si formano vicino alle montagne disse David.Siamo vicini! Dobbiamo andare
verso le nubi.
E sia acconsent Hanc'roc.
La colonna riprese la marcia piegando verso nord.
A un tratto l'aria si fece pi fresca; questo fu colto da principio come un segno benefico, dovuto
alla vicinanza delle montagne, ma ben presto il cielo si oscur e vicino al terreno comparvero sottili
bioccoli di nebbia. Stavano sospesi a poche spanne dal suolo e si sfilacciavano al passaggio dei soldati
in marcia. Nessuno se ne cur all'inizio, ma pian piano quella ragnatela si fece pi fitta finch giunse a
offuscare la vista.
Per la barba di roc! Quale demone ci perseguita? disse Hanc'roc ed estratta la spada men
un fendente nell'aria. Al passaggio della lama, la nebbia disegn una spirale e subito si richiuse. In
pochi istanti l'orizzonte scomparve del tutto; il cielo si oscur e una strana luce li avvolse.
Maledizione! Non si vede pi nulla! grid il giovane comandante fermando la colonna.
Hanc'roc estrasse il thorc dalla sacca e lo pos a terra con cura.
Quella  la direzione! Ripeteremo la misura ogni cento passi. Andiamo!
No, fermi! grid David.
Il ragazzo aveva appoggiato un altro thorc vicino a quello di Hanc'roc e osservava entrambi
perplesso.
Dove lo hai preso?
Che importanza ha? Questo strumento indica nord-ovest in quella direzione.
Il mio thorc ringhi Hanc'rocnon ha mai sbagliato. Andiamo ora! e cos dicendo fece
cenno ai soldati di seguirlo.
Aspetta, Hanc'roc! lo ferm Ohr'roc, il vecchio comandante della guarnigione di
Roc'GohOr. Il piccolo gigante potrebbe avere ragione e senza aggiungere altro prese il suo thorc e lo
pos a terra vicino agli altri due.
Guardate!
I tre strumenti indicavano ognuno una direzione diversa.
Ma quale sar quella giusta? chiese un giovane soldato e dal tono della sua voce era chiaro
che aveva paura.
Nessuna rispose il vecchio.  chiaro che i thorc non funzionano in questa parte di deserto.
Un silenzio irreale avvolse i soldati e i loro comandanti.
Allora ci fermeremo disse infine Hanc'roc e aspetteremo che questa maledetta nebbia si
diradi.
Ma... David guard verso il carro che trasportava il comandante di Roc'Oorc.Thor'roc non
pu resistere ancora! Dobbiamo portarlo sulle sponde dell'Olor o morir.
Hanc'roc cammin fino al carro e guard il comandante della guardia reale; non c'era nessuna
espressione di piet sul suo volto.
Thor'roc  spacciato. Nulla lo pu guarire ormai. Preparate l'accampamento. Riprenderemo la
marcia al tramonto, se la nebbia si sar diradata.
All'udire quelle parole, David si fece rosso di rabbia.
Cos lo ucciderai! Non possiamo fermarci adesso!
Hanc'roc gli si avvicin e lo guard furioso, appoggiando la mano sull'elsa della spada.
Bada a quello che dici, David Dream! Non approfittare della mia pazienza.
Fu allora, quando tutto sembrava volgere al peggio, che il giovane della razza degli uomini ud
un suono familiare e bellissimo.
Kiiiiii... kiiiiii... kiiiiii...
Il ragazzo ebbe un fremito.
Io conosco la direzione disse calmo.
Hanc'roc rest immobile.
Quale, piccolo gigante? chiese Ohr'roc.
Di l! Seguitemi! rispose il giovane e senza lasciare il tempo per discussioni si incammin
nella nebbia.
Prima che il ragazzo scomparisse alla vista, i soldati si affrettarono dietro di lui.
Per molte ore David segu il verso dell'aquila attraverso la caligine, senza mai voltarsi indietro;
il rumore dei passi dei giganti non lo abbandon mai.
***
L'esercito degli uri marci attraverso la nebbia, in silenzio, e David si convinse, non senza
stupore, che lui solo riusciva a sentire il richiamo dell'aquila.
Improvvisamente una brezza leggera giunse a muovere gli stendardi; la visibilit aument
abbastanza da lasciar scorgere il disco del sole nel cielo, ma l'orizzonte era ancora invisibile.
David ferm la marcia e si avvicin al carro che trasportava Thor'roc.
Come sta? chiese ai soldati che lo scortavano.
Non si lamenta pi rispose Ghil'roc.
Il giovane fiss il corpo del comandante, finch riusc a cogliere un lieve movimento del petto;
Thor'roc respirava ancora.
Dobbiamo andare pi in fretta disse il ragazzo e torn rapido in testa alla colonna.
Da che parte? chiese Ohr'roc.
David rest in ascolto per alcuni lunghi istanti, aspettando di sentire il grido dell'aquila.
Da che parte, piccolo gigante?
Il giovane stava immobile nella nebbia, le orecchie tese a ogni minimo suono.
'Dov' andata? Non la sento pi!'
Che succede? url Hanc'roc. Perch ti sei fermato?
Io... non...
Tu non lo sai, vero?! ringhi il comandante.
No ammise David chinando il capo.
Lo sapevo che non dovevamo fidarci di te! Ci hai portato a morire in mezzo al nulla! sbrait
Hanc'roc.
Ma...
Basta! Ti abbiamo ascoltato anche troppo. Adesso si far a modo mio.
Prima che il comandante potesse impartire i suoi ordini, una voce si alz dalle retrovie.
Guardate! C' qualcosa laggi!
Quando David si volt scorse lontana, appena visibile nella nebbia, una figura scura, che poteva
essere un uomo come un tronco d'albero.
'Non ci sono alberi nel deserto' pens il giovane strizzando gli occhi.
Subito dopo not una seconda figura, pi piccola, che stava al fianco della prima.
Vengono verso di noi!
Il ragazzo scrut attraverso la caligine; poi gett a terra il suo bagaglio e si mise a correre.
Man mano che si avvicinava, i contorni di quelle figure si definivano e la sua gioia aumentava.
Per la barba di mio padre, Rown'roc! Dove accidenti siete finiti?
Mac'roc camminava calmo verso di lui, portando un magnifico cavallo color sabbia per le
briglie; la criniera bionda si agitava appena alla brezza leggera.
Grande roccia, amico mio! Quanto sono felice di vederti!
Il principe di Roc'Oorc si inginocchi e i due si abbracciarono.
Tieni, Rown'roc disse il gigante porgendogli l'otre, devi avere una gran sete.
Grazie, Mac'roc rispose David e fece per bere un sorso quando improvvisamente si ferm.
Dove hai preso quest'acqua?
Il gigante lo guard stupito.
Il deserto ti ha dato alla testa?  buona, te lo assicuro. Bevi!
Dove l'hai presa? Rispondimi!
 l'acqua dell'Olor, Rown'roc. Non ricordi?
Certo che ricordo rispose il ragazzo e preso l'otre si mise a correre verso la colonna di
soldati. 'Forse siamo ancora in tempo!' Il giovane si fece largo tra i soldati e salt sul carro su cui
giaceva Thor'roc. Gli prese la testa e avvicin l'otre alla bocca.
Bevi, Thor'roc! Un sorso solo, bevi!
Vers l'acqua e approfittando della debolezza del gigante lo costrinse a bere. Cos, bravo, bevi
ancora, forza!
Cosa  successo? chiese Mac'roc appena sopraggiunto, guardando le ferite sul corpo del
comandante.
 una lunga storia rispose David.
Lascia che ti aiuti.
In quel mentre Thor'roc apr gli occhi.
Principe Mac'roc! disse il comandante appena lo riconobbe. State bene, dunque?
S, Thor'roc, e anche tu starai bene; non preoccuparti.
Sono cos contento di vedervi in buona salute disse ancora il capitano con un filo di voce.
Ben trovato, principe Mac'roc! La voce di Hanc'roc suonava falsamente gentile. Siete
arrivato giusto in tempo, a quanto pare. Stavamo procedendo verso delle montagne a nord-ovest
quando ci ha avvolti questa maledetta nebbia e la nostra guida...
Non siamo lontani dai territori degli elfi, Hanc'roc. Ho battuto i confini del deserto per molti
giorni; mi aspettavo di incontrarvi pi a sud. Ho avvistato la colonna questa mattina, ma prima che
potessi raggiungervi  scesa questa strana nebbia.
I thorc non funzionano qui, principe Mac'roc disse Ohr'roc. Come avete fatto a orientarvi
nella bruma?
Mac'roc estrasse un piccolo oggetto da sotto la giacca e lo guard sorridendo.
Le bussole elfiche funzionano meglio in questa parte di mondo e le si pu leggere anche
camminando; davvero un bello strumento per un esploratore.
Poi il gigante afferr nuovamente il cavallo per le redini e si avvicin a David.
Questo  Sabrh; il suo nome significa sabbia nella lingua degli elfi.  veloce come la
folgore e dicono che possa correre un giorno e una notte senza mai fermarsi.  tuo, Rown'roc.
Mio? ...  bellissimo! disse il ragazzo accarezzando il muso dello stallone.
Sabrh gli annus le mani allargando le grandi narici.
Grazie, Mac'roc,  davvero un animale magnifico.
Non devi ringraziare me.  un regalo della regina degli elfi, un amico per il piccolo gigante
come ha detto lei stessa. Forza! Salta su!
Appena David mont in sella, il cavallo pieg indietro le orecchie e balz di lato inarcando il
collo; il ragazzo perse l'equilibrio, rote le braccia nell'aria e cadde a terra.
Lo stallone fece ancora qualche passo, poi si ferm e guard il giovane della razza degli uomini
con aria stupita.
Be', come inizio non c' male comment Mac'roc con un risolino.
David si alz in piedi e senza scoraggiarsi afferr Sabrh per le briglie. Quando gli sembr che
l'animale si fosse calmato, infil il piede nella staffa e riprov. Appena il cavallo sent il peso sulla
schiena, di nuovo pieg le orecchie e scroll di fianco, ma questa volta il ragazzo non si fece
sorprendere. Sabrh fece ancora un paio di sobbalzi, poi si ferm e sgranando gli occhi all'indietro
guard il giovane seduto sopra di lui.
Buono... sussurr David stringendo le briglie.
Lo stallone ignor quella preghiera e si impenn, alzandosi sulle zampe posteriori e scalciando
nell'aria con quelle anteriori.
Il ragazzo rotol all'indietro, fece una capriola e cadde sulla schiena con un tonfo sordo.
Ahi! comment Mac'roc. Hai mai cavalcato un cavallo elfico, Rown'roc?
David, dolorante, si mise a quattro zampe e fiss l'amico negli occhi.
Certo che no! E tu?
No, mai; troppo piccoli. Per ho cavalcato un uro una volta!
Il giovane si rialz e, ignorando i commenti divertiti che venivano dai soldati, recuper le redini
da terra e di nuovo si accost al cavallo parlandogli dolcemente.
Bravo, Sabrh! Bravo disse accarezzandolo sul muso. Lo stallone gli annus la testa, aprendo
le grandi narici; poi gli afferr i capelli con le labbra irsute e li tir delicatamente. Il giovane sistem le
redini attorno al collo e senza indugio mont su; questa volta lo stallone rest immobile.
Il ragazzo, soddisfatto, lo accarezz vigorosamente sul collo; poi lo condusse docilmente verso
Mac'roc.
Se tu non fossi cos grande, potrei insegnarti a cavalcare, principe di Roc'Oorc gli disse
sfilandogli accanto.
Venite! tagli corto il gigante guardando la bussola elfica.Usciamo da questo maledetto
deserto.
L'esercito degli uri si rimise in marcia seguendo il principe esploratore.
Quando David raggiunse l'amico in testa alla colonna, Mac'roc gli accarezz la testa
ruvidamente.
Ero sicuro che ce l'avresti fatta, Rown'roc! Hai portato l'esercito degli uri nelle Terre
d'Occidente.
Anche questa volta non ce l'avrei fatta senza di te, grande roccia! Quali notizie dalla Citt del
Cielo?
Quando sono partito, le armate di Kahs erano gi entrate ad Albor'han. L'assedio 
imminente, forse  gi cominciato.
Facciamo presto, allora disse David spronando il cavallo.

CAPITOLO 16.
LA SCALA DI ETHERIA.
XXX
Quando il nag'rak ci ha attaccato, i gurbl hanno difeso la flotta con un coraggio incredibile e
alla fine sono riusciti a respingerlo. Molti di loro hanno perso la vita, per. Alla luce della luna, David
raccontava le avventure del viaggio al principe di Roc'Oorc che lo ascoltava attento. L'esercito degli
uri era uscito dai confini del deserto e si era accampato sulle sponde dell'Olor.
Fu allora che Thor'roc venne ferito.
Se non fosse stato per il piccolo gigante, il nag'rak mi avrebbe certamente trascinato
nell'acqua disse il capitano toccandosi il braccio ancora dolorante. Avevano fasciato le sue ferite con
delle bende pulite, imbevute nell'acqua del fiume sacro.
Quanto impiegheremo per giungere alla Citt del Cielo? chiese Thor'roc che aveva ripreso il
comando dell'esercito.
Mac'roc prese la sacca, tir fuori il suo prezioso quaderno di mappe e lo apr.
Ci vogliono tre giorni per arrivare ai confini di Arbora e altri tre per attraversare la Foresta
Eterna disse il gigante facendo correre il dito sulla carta a indicare il percorso che avrebbero seguito.
Questa  la Citt del Cielo. I kahuri giungeranno da qui, da occidente. A nord e a est si erge
una grande collina erbosa, mentre a sud e a ovest il terreno  pianeggiante.
Thor'roc ascoltava attento, osservando la mappa.
La collina  perfetta per nascondere il nostro attacco disse il comandante. Se riuscissimo a
giungere qui attraverso la foresta e a disporci qui, lungo la cresta, senza essere visti, avremmo un buon
vantaggio. Potremmo attaccare l'accampamento d'assedio e coglierli di sorpresa.
Se vogliamo giungere alla Foresta Eterna senza essere visti, non c' che un modo: marciare di
notte e accamparsi nel bosco durante il giorno, qui e qui. Mac'roc indic di nuovo la mappa. Una
volta arrivati ad Arbora, potremo marciare attraverso gli alberi sacri senza timore. La foresta a est 
ancora interamente sotto il controllo degli elfi; saremo protetti.
Bene disse Thor'roc,allora in marcia! e senza aggiungere altro si alz in piedi.
Non puoi marciare, Thor'roc. Sei ancora troppo debole.
Bah! Ho dormito abbastanza. Sento le forze tornare ogni minuto che passa. Il tempo stringe, in
marcia!
E cos dicendo il capitano diede ordine di far muovere l'esercito.
***
Mentre i giganti si rimettevano in marcia, un altro esercito, ben pi numeroso, giungeva infine
ai piedi della Citt del Cielo. Sotto gli occhi atterriti degli abitanti di Etheria, un fiume interminabile di
torce scorreva da ovest e avvolgeva le sponde dell'Albion, il lago bianco da cui sorgeva la Citt del
Cielo.
Le luci di Etheria splendevano nel cielo notturno e giacch la notte nascondeva la colonna di
pietra che la reggeva, sembrava davvero una citt sospesa nel vuoto, altissima. Nemmeno i kahuri
restarono indifferenti alla sua bellezza e per un istante fermarono il loro assalto, osservando estasiati le
mura nel cielo. Ma la vista di tanta magnificenza aument ancor pi la loro smania di saccheggio e
Kolok, il capo della trib di Krohl, guid la sua armata su per la scala di roccia, sperando di cogliere
per primo i frutti della guerra. Una spirale di luci tremanti inizi cos ad avvolgere la colonna, come un
serpente di fuoco.
I compagni dal basso incitavano con le loro urla la salita dei guerrieri di Krohl, ma tutti
tacquero improvvisamente e un silenzio di paura, rotto solo dal crepitare delle fiaccole e dai passi di un
destriero, accompagn l'arrivo del signore oscuro. Il cavaliere guard da sotto il cappuccio le luci che
salivano lungo la colonna. Una voce senza volto, cupa e terribile nella sua calma irreale, domand:
Chi ha dato l'ordine?
Sono i guerrieri di Krohl, mio signore rispose Molok, un kahuro talmente forte e terrificante
che i compagni attorno ne sembravano perennemente impauriti.
Volete che li fermiamo? chiese il guerriero, pronto a dare ordine agli arcieri di tirare sui
compagni insubordinati.
No si affrett a rispondere il cavaliere alzando la mano destra,lasciateli andare... lasciate che
salgano. Tanta bramosia merita una ricompensa.
Come volete, mio signore.
***
Il comandante della guardia reale entr veloce a Vitra con la sua scorta.
Consigliere, stanno salendo!
Air'elph lo guard incredulo, poi scosse il capo.
Quale ferocia pu rendere cos pazzi? disse l'elfo e invit i soldati a seguirlo nella reggia.
Quando Ossidea li vide entrare si alz dal trono e scese fino al bordo della vasca.
Stanno salendo alla Citt del Cielo, mia regina disse il capitano. Solo voi potete dare
l'ordine di chiudere l'accesso.
Ossidea annu.
Io do l'ordine, Raha'al. Scegli tu il tempo.
D'accordo rispose l'elfo portando il pugno destro sulla spalla sinistra; poi usc veloce.
Ben presto i kahuri si accorsero che la Citt del Cielo non era sguarnita come sembrava. La
salita risult molto pi lunga e faticosa di quanto Kolok avesse previsto e i gradini erano cos stretti che
obbligavano i guerrieri delle montagne a procedere in fila indiana, rendendoli vulnerabili; ma una
rabbia cieca li costringeva a continuare. Quando si resero conto della loro follia, era troppo tardi.
Si sono fermati! disse la guardia osservando la co-
lonna dall'alto delle mura di Etheria; i kahuri erano giunti poco pi che a met della scalinata di pietra.
Raha'al incendi una freccia e scocc verso l'alto. Il dardo infuocato disegn una parabola nel
cielo buio di Etheria e precipit lungo la colonna di roccia fino a spegnersi nell'Albion. I guerrieri di
Krohl seguirono la traiettoria della freccia senza capire; sulla cima della Citt del Cielo il segnale fu
invece ben compreso.
Spingete! grid l'ufficiale etherio abbassando il braccio.
Venti soldati elfi iniziarono a spingere la lunga leva di legno che azionava la chiusa. L'acqua al
centro della vasca prese a sgorgare in turbini disordinati finch un rumore sordo percorse tutta la
colonna di Etheria. A uno a uno, partendo da quello pi in basso, i gradini di roccia cominciarono a
muoversi, scorrendo all'interno della parete di pietra fino a scomparire. Quando i kahuri si resero conto
di quel che stava accadendo, ripresero a salire, cercando disperatamente di raggiungere i gradini pi
alti, ma la stanchezza li ferm prima che potessero incontrare le frecce degli elfi; uno dopo l'altro,
stremati, si lasciarono cadere nel vuoto e precipitarono nelle acque dell'Albion. La maggior parte di
loro mor nell'impatto; gli altri annegarono, trascinati sott'acqua dal peso delle armature. Uno solo,
Kolok, riusc a raggiungere la riva ancora vivo e arranc nel bagnasciuga trascinandosi sulle braccia;
aveva entrambe le gambe spezzate.
Stremato, ansimante, guard i compagni assiepati attorno alla riva.
Aiutami, Molok! disse con un filo di voce allungando un braccio verso il comandante.
Molok si volt verso il signore oscuro; il cavaliere fiss il guerriero ferito in silenzio e accenn
un lieve movimento del capo.
Molok si accost al capo di Krohl, lo afferr per il braccio e lo trascin dove l'acqua era pi
profonda, ignorando i suoi lamenti.
No! Fermo! Cosa...?
Kolok non ebbe il tempo di dire altro; il colosso gli serr il collo e lo spinse sott'acqua. Il
guerriero cerc di divincolarsi, lottando disperatamente, ma Molok lo tenne stretto fino alla fine, sotto
gli occhi invisibili di Kahs.

CAPITOLO 17.
NEL BOSCO DI HLO.
Gli uccelli salutavano il ritorno del sole animando le fronde con i loro canti. David li spiava dal
basso, cercando di dimenticare per un istante la guerra. Tutt'attorno, uno accanto all'altro, giacevano
migliaia di corpi. Qualcuno era sdraiato sulle foglie, altri stavano addossati ai tronchi degli alberi.
Erano corpi di giganti e sembrava che un incantesimo li avesse fatti cadere addormentati tutti assieme.
L'esercito degli uri era accampato nel bosco di Hlo e siccome non c'era abbastanza spazio per
issare le tende, i soldati si erano messi a dormire all'ombra degli alberi, cercando cos di ristorarsi dalle
lunghe ore di marcia notturna a cui li aveva costretti Thor'roc; ma non tutti dormivano.
Hanc'roc sedeva con la schiena appoggiata a una grande quercia e giocherellava con un lungo
filo d'erba che teneva tra i denti. Quando David incroci il suo sguardo, il gigante lo fiss torvo, senza
accennare un saluto; il ragazzo sent un brivido correre sulla pelle e si volt, fingendo indifferenza.
Continu tuttavia a sentire su di s lo sguardo ostile del giovane comandante di Roc'Buhr ed evit di
abbandonarsi al sonno.
***
Era da poco tramontato il sole quando David sent un alito caldo accarezzargli il viso e dei peli
ispidi pungere sulle labbra. Apr gli occhi di soprassalto e vide due grandi narici a pochi centimetri dal
suo naso.
Sabrh! esclam appena riusc a mettere a fuoco il muso del cavallo.
Il destriero alz la testa e la scosse, facendo ondeggiare la lunga criniera bionda.
Mi alzo, mi alzo disse il ragazzo guardandosi attorno.
In quello stesso istante i giganti ripresero a muoversi, come se l'incantesimo del sonno che li
aveva costretti a coricarsi fosse improvvisamente svanito. Uno dopo l'altro si misero in piedi e
stirarono i muscoli cercando di evitare i rami pi bassi.
David si scroll di dosso qualche foglia e, preso Sabrh per le briglie, raggiunse Thor'roc.
Ben svegliato, piccolo gigante disse il comandante di Roc'Oorc quando lo vide arrivare.
Dov' Mac'roc? chiese il ragazzo.
Il principe  andato in avanscoperta. Voleva essere sicuro che non ci fossero kahuri lungo la
strada.
Quando ci muoviamo?
Tra poco rispose il comandante guardando il cielo tra i rami.Dobbiamo uscire dal bosco
prima che faccia buio. L'esercito non pu marciare di notte tra gli alberi.
I soldati camminavano a ranghi sciolti, come un'orda silenziosa, cercando un varco tra le
fronde. Nessuno parlava, perch questi erano gli ordini impartiti da Thor'roc, ma il rumore dei passi
sulle foglie secche e dei rami spezzati e il clangore degli scudi e delle armature accompagnavano la
marcia dei giganti attraverso il bosco.
Quando il cielo fu quasi buio e l'aria cominci a farsi pi fresca, l'esercito degli uri raggiunse il
margine della foresta.
Aspetteremo il principe Mac'roc qui disse Thor'roc scrutando la brughiera attraverso gli
alberi.
Trascorsero due ore e il cielo si riemp di stelle.
Perch non arriva? chiese David che cominciava a mal sopportare quell'attesa. Andr a
cercarlo decise infine.
No! lo ferm Thor'roc. Il principe sa badare a se stesso. Arriver.
Ma lo aspettiamo da troppo tempo! E se avesse bisogno di aiuto?
Ci sono poche cose su questa terra che possono fermare un gigante, Rown'roc. Stai
tranquillo.
Nemmeno una banda di kahuri?
Thor'roc non rispose.
Il tempo trascorse lento, finch la luna fece capolino oltre la collina.
Basta! disse David prendendo Sabrh per le redini. Io vado.
Aspetta! sussurr Thor'roc. Ho visto qualcosa laggi.
Dove?
L! Il gigante indic oltre gli alberi a nord-ovest.
Un'ombra procedeva svelta verso di loro, sorpresa dalla luce della luna. Quando raggiunse il
limite del bosco, si guard attorno confusa, poi riprese a muoversi lungo il margine della foresta.
Principe Mac'roc, di qua! chiam Thor'roc con voce strozzata.
La figura si ferm per un istante, poi corse rapida verso di loro.
Il principe di Roc'Oorc giunse trafelato tra gli alberi. Era sudato e ansimante.
Che cosa  successo?
Ci sono kahuri accampati oltre la collina. Ho dovuto aspettare l'oscurit per riuscire a
passare.
Quanti sono? chiese Thor'roc.
Non pi di cinquanta.
Non c' un'altra strada? Dobbiamo aggirare il bivacco.
Ho provato a camminare nel bosco, ma a nord  cos fitto che nemmeno un elfo riuscirebbe a
passare.
E a sud?
Due miglia a sud scorre l'Olor;  impossibile guadare in quel punto.
Uhm... Thor'roc si accarezz nervosamente la barba.
Passiamo lungo il margine del bosco disse David, gli alberi nasconderanno le nostre
ombre.
Quanto dista il bivacco dalla foresta? chiese il comandante di Roc'Oorc.
Non pi di duecento passi rispose Mac'roc, e con la luna piena...
Qual  il problema, Thor'roc?
La voce di Hanc'roc si intromise brusca.
Kahuri oltre la collina.
Qual  il problema, ripeto?
I tre si voltarono e lo guardarono senza capire. Hanc'roc sguain lentamente il lungo coltello e
lo fece baluginare alla luce della luna.
Facciamoli a pezzi e andiamo avanti disse poi.
Thor'roc lo guard serio.
No,  troppo pericoloso disse infine. Se anche uno solo riuscisse a scappare, Kahs saprebbe
del nostro arrivo.
Lo sapr comunque, prima o poi. Di cosa abbiamo paura?
Mai sottovalutare il nemico, Hanc'roc. Questa  una guerra che non possiamo perdere.
Circondiamo il bivacco e attacchiamo. Nessuno riuscir a scappare... te lo assicuro.
Thor'roc rimugin in silenzio guardando il profilo della collina illuminato dalla luna.
No! disse infine. Proveremo a passare lungo il margine del bosco. Marceremo nell'ombra
degli alberi.
Ma non riusciremo a far passare l'intero esercito prima dell'alba. Ci scopriranno!
Ce la faremo disse Thor'roc e senza dare tempo per altre discussioni impart gli ordini.
Marceremo a passo lento, distanziati. Sganciate i foderi delle spade e impugnate gli scudi e
teneteli lontani gli uni dagli altri; non voglio sentire nemmeno un tintinnio. E non parlate, mai,
qualunque cosa accada. Se sar necessario... saranno le spade a parlare.
Poi il comandante si avventur allo scoperto, seguito da Mac'roc e David. Il giovane teneva
Sabrh per le redini e camminava al fianco dei giganti.
***
Da quando l'esercito dei kahuri era giunto sulle sponde dell'Albion, non un solo colpo di
catapulta era stato tirato contro la Citt del Cielo; sarebbe stato inutile. Nemmeno le macchine da
guerra di Kahs avrebbero potuto scagliare i loro proiettili di fuoco abbastanza in alto da colpire le
mura di Etheria. La citt sacra sembrava inviolabile e gli stessi elfi erano convinti che non esistesse
alcun modo per espugnarla.
Ci prenderanno per fame! disse un vecchio etherio guardando i fuochi del campo d'assedio
brillare sul fondo della radura.
Abbiamo ammucchiato abbastanza cibo quass, che potremo resistere per mesi! rispose un
elfo di Albor'hal.
Se anche morissimo di fame tutti quanti, nessun kahuro metter mai piede nella Citt del
Cielo! A meno che non imparino a volare come i gobli! Se Etheria sar la nostra tomba, bloccheremo la
scala per sempre. Non riusciranno mai a salire sin quass.
Cosa stanno facendo? chiese un elfo guardando le manovre del nemico sulle sponde
dell'Albion.
Smontano le catapulte pezzo per pezzo; ammucchiano i tronchi da una parte e poi
ricominciano con un'altra rispose un etherio dall'aspetto giovanissimo, ma che dava l'impressione di
sapere quel che diceva.
Forse vogliono appiccare il fuoco attorno alla colonna.
No, non credo. Che bisogno ci sarebbe di smontare le catapulte? E poi... hanno disposto i pezzi
in un ordine preciso. Da una parte i tronchi, dall'altra le ruote, laggi le corde; c' un senso in quello
che fanno, anche se ancora non ho capito qual .
I compagni osservarono con nuovo interesse le manovre dei soldati e verificarono in breve che
le osservazioni del giovane erano esatte. Avrebbero presto scoperto quanto fragili possano essere le certezze.

CAPITOLO 18.
LA CRINIERA DI SABRH.
L'aria era calda e un vento leggero agitava l'erba della brughiera. La criniera di Sabrh brillava
alla luce della luna. Se per un solo istante David avesse potuto distogliere lo sguardo dalla guerra, si
sarebbe accorto che era una notte bellissima; ma i suoi pensieri ormai erano solo per il nemico e il suo
giovane cuore picchiava cos forte che il ragazzo temeva si potesse sentire.
Giunti sulla sommit della collina, si acquattarono nell'erba alta; Mac'roc si accost a Thor'roc
e indic un puntolino non pi lontano di mezza lega. Il bagliore tenue di un piccolo fuoco baluginava
tra le pietre. Il comandante di Roc'Oorc annu come a dire lo vedo; poi fece cenno ai soldati di
proseguire lungo gli alberi. Il vento tra le foglie produceva un rumore simile a quello di una cascata
lontana, che copriva i passi dei giganti.
Improvvisamente il verso di un uccello notturno, una civetta forse, risuon nella notte; pochi
secondi dopo il fuoco del bivacco fu spento e il nemico scomparve nell'oscurit.
Thor'roc ferm con un gesto i soldati e ordin di arretrare fino agli alberi.
Nei lunghi istanti che seguirono, il canto dei grilli si fece assordante. In lontananza comparve
un'ombra che lentamente cominci a muoversi verso di loro; di tanto in tanto baluginava il riflesso
metallico di una scimitarra. David sent la tensione pulsare nelle orecchie e istintivamente controll che
Inuk fosse ancora al suo fianco.
La figura prosegu verso la cima della collina, illuminata dalla luna; procedeva con cautela e
ogni tanto si fermava ad ascoltare e annusare l'aria. Thor'roc prese il coltello e lo sguain lentamente
per non far rumore. David, acquattato nell'erba, guard Sabrh e gli sembr che la sua criniera
risplendesse nella notte come un faro. Quando il cavallo scosse la testa il kahuro si ferm per un
istante, poi scomparve rapido tra i cespugli.
'Maledizione!' pens il ragazzo. 'Lo ha visto!'
Non riusciva pi a scorgere il nemico, ma sapeva che era l, da qualche parte, forse abbastanza
vicino da sentire il suo respiro. Improvvisamente Sabrh tese le orecchie e inizi a scalpitare cercando
di arretrare. David prov a trattenerlo, ma il cavallo diede uno strattone e riusc a liberarsi. Percorse una
decina di metri verso il bosco, poi si ferm e torn indietro di alcuni passi, quasi si fosse pentito di aver
abbandonato il suo cavaliere.
D'un tratto si ud un fruscio tra gli arbusti. Thor'roc si port l'indice sulla bocca e indic un
cespuglio; il giovane smise di respirare e guard Sabrh.
Lo stallone appariva sempre pi nervoso ma invece di allontanarsi, avanzava verso di loro,
sbuffando e scrollando la testa.
'Oh, no! Stai indietro! Vai via!'
Il destriero rasp con lo zoccolo sul terreno.
David scrut tra i cespugli, guard ancora una volta il cavallo, illuminato dalla luce della luna, e
in un istante prese la sua decisione; senza pi indugiare balz in piedi, agguant Sabrh per le briglie,
gli salt in groppa e lo spron verso il bivacco dei kahuri.
Lo stallone sfrecci vicino ai giganti acquattati nell'erba e si lanci lungo il pendio; il ragazzo si
strinse alla criniera per non essere disarcionato, sbarrando gli occhi nell'oscurit. Gli parve allora di
vedere un'ombra muoversi veloce tra i cespugli e saltare verso di lui. Il giovane si abbass sul cavallo e
si spost sul fianco sinistro, cercando di evitare l'attacco; la figura lo sfior con gli artigli e scomparve
nel buio.
'C' mancato poco!' pens ma subito dopo sent una specie di grugnito alle spalle. Quando si
gir vide il kahuro aggrappato alle terga di Sabrh, come una belva sulla preda. Si reggeva con
entrambe le mani, affondando le unghie nella carne. In preda al terrore, David sguain Inuk, ma il
cavallo fu pi lesto; si alz sulle zampe anteriori e con una velocit sorprendente sferr una doppietta
che prese il kahuro in pieno petto, lanciandolo in aria.
Il giovane sent il nemico rotolare nell'erba e subito ud delle grida nella lingua delle montagne.
Pochi istanti dopo si trov la strada sbarrata da altre ombre, che si muovevano rapide cercando di
bloccare la sua fuga.
'Maledizione! Non riusciremo a passare'.
Ma Sabrh la pensava diversamente. Il cavallo aveva saggiato le unghie del kahuro sulla sua
pelle e non aveva nessuna intenzione di provarle di nuovo. Quando un secondo guerriero tent
l'assalto, lo stallone lo prese d'anticipo colpendolo in pieno viso con il posteriore sinistro.
'E due!'
Un altro kahuro si par di fronte al destriero sguainando la scimitarra; il ragazzo si abbass
sulla sella e punt Inuk di fronte a s. Il guerriero delle montagne port indietro la grande lama ricurva,
come per squarciare il ventre del cavallo.
No! grid David nella lingua degli uomini, ma ormai l'impatto sembrava inevitabile.
Improvvisamente il giovane sent Sabrh impennarsi e gli sembr letteralmente di staccarsi da
terra; la scimitarra tagli l'aria con un suono terrificante, mentre il cavallo si librava sopra la testa del
kahuro. Aveva spiccato un salto prodigioso e il colpo del nemico era andato a vuoto. Lo stallone
ricadde a terra molti metri pi avanti e si diede al galoppo come una furia.
Corsero cos per molte leghe, verso nord-est, senza mai voltarsi, cercando solo di mettere
quanta pi distanza possibile dietro di loro.

CAPITOLO 19.
ERMIDH.
Quando Sabrh finalmente smise di correre, David si sentiva esausto. Pi volte aveva rischiato
d'essere disarcionato, ma in qualche modo era riuscito a restare in sella. Aveva dolore alle gambe e al
sedere e pens che forse stava sanguinando. Il corpo del cavallo era caldo di sudore e l'animale
sbuffava nervoso.
Il ragazzo si guard attorno, cercando di riordinare le idee. Si trovavano in un'ampia piana
erbosa e poco distante, a est, vedeva scorrere l'Olor; la superficie dell'acqua brillava alla luce della
luna. David confidava che la sua manovra fosse servita a distrarre i kahuri, dando modo ai giganti di
passare e continuare la marcia verso la Foresta Eterna. Temeva tuttavia che i guerrieri di Kahs,
durante lo scontro, avessero scoperto la sua natura straniera e che questo potesse metterli in allarme.
'In fondo, per, non sono molto pi grande di un elfo' pens il giovane 'e con il buio  difficile
che se ne siano accorti'.
Ora doveva ritrovare l'esercito degli uri e riunirsi a Mac'roc e Thor'roc, cercando di evitare le
bande di kahuri che si aggiravano in quella parte di territorio.
David non possedeva n un thorc n una bussola elfica come quella di Mac'roc. Tuttavia aveva
imparato a orientarsi con il sole e con le stelle. Decise di andare verso nord-ovest, sperando cos di
aggirare il nemico e raggiungere i giganti a occidente.
***
Quando la luce dell'alba inizi a illuminare il cielo e la brughiera, David sent la paura
dileguarsi e rinfoder la spada; per tutta la notte non aveva smesso di cavalcare.
Sarai stanco, amico mio disse accarezzando il collo di Sabrh. Forse  meglio se ci
fermiamo un po'.
Il giovane si guard attorno, cercando un punto dove poter sostare per qualche ora. Vide poco
distante un piccolo bosco di salici, che cresceva solitario proprio al centro della distesa erbosa.
Ci dev'essere dell'acqua l; andiamo a vedere.
Il ragazzo spron il cavallo per l'ultimo tratto e in pochi minuti giunse ai piedi degli alberi.
I salici crescevano distanziati gli uni dagli altri e il sottobosco era libero da rovi e cespugli.
C'era abbastanza spazio per poter cavalcare tra gli alberi senza difficolt. Dopo un istante di esitazione,
David incit Sabrh a proseguire, ma lo stallone recalcitr.
Cosa c'?
Il destriero sbuff nervoso e scosse la testa.
Avanti, testone, andiamo! Non c' ragione d'aver paura.
Infine cavallo e cavaliere si addentrarono nel bosco.
La luce filtrava attraverso le fronde e un chiarore color di foglia si diffondeva magicamente
nella foresta. Il vento tra i rami produceva un suono armonioso, come un canto di fate. Il terreno
emanava un buon profumo di muschio.
'Che posto incantevole' pens il giovane.
Una sensazione di straniamento lo accompagn attraverso gli alberi, come se ogni passo del suo
destriero lo allontanasse da Arconia e dalla guerra, conducendolo nella dimensione del sogno.
D'un tratto vide poco distante dinnanzi a s degli strani alberi dalla chioma cangiante; ogni
ramo era ricoperto da piccoli fiori color glicine che vibravano appena al vento leggero. Le fronde si
intrecciavano a formare una volta e i petali caduti ricoprivano il cammino come un tappeto di viole.
David annus l'aria cercando di carpire il profumo, poi spron Sabrh a proseguire, desideroso
di passare sotto le chiome fiorite. Il cavallo si avvicin cauto, muovendo le orecchie da una parte e
dall'altra. Un istante prima che gli zoccoli li calpestassero, i petali caduti si alzarono in volo e
sciamarono tra i rami.
Ma... sono farfalle! esclam il giovane osservando incantato il volo degli insetti con il naso
all'ins.
Le farfalle si unirono alle compagne ricoprendo le fronde dei salici. David e Sabrh passarono
lentamente sotto la volta arborea, avvolti da una luce violetta, quasi abbagliati da quel magico palpitare
d'ali sulle loro teste.
Erano trascorsi solo pochi minuti da quando avevano varcato il margine del bosco, o almeno
cos sembrava a David, quando udirono il rumore dell'acqua che scorre. Sgorgava da una roccia
scolpita in forma di tartaruga e si gettava in un piccolo stagno, ricoperto da minuscole alghe verdi,
producendo un suono argentino. Una coppia di damigelle blu, dalle ali iridescenti, svolazzava vicino
alla superficie, posandosi di tanto in tanto sulle piccole foglie.
Il ragazzo smont, prese il destriero per le briglie e lo condusse all'abbeverata.
Bevi, avrai sete dopo la corsa di questa notte.
Il cavallo abbass il muso e annus; poi cominci a tirare dei lunghi sorsi.
David si accost alla tartaruga; era grande come un barile di vino, con il dorso di pietra
ricoperto qua e l dai licheni. L'acqua zampillava dalla bocca facendosi largo tra il muschio e il
capelvenere.
Il giovane si chin, avvicin le labbra alla sorgente e bevve senza esitazione.
Uhm,  buonissima! disse asciugandosi con il dorso della mano e gli parve che assieme alla
sete gli fosse passata anche la fame. Vieni, riposiamoci un po'.
Il ragazzo prese Sabrh per le redini e si sdrai sopra un morbido letto di foglie asciutte.
Il cavallo lo annus per un momento, sfiorandogli il viso con le grosse labbra ispide; poi si mise
a riposo, senza smettere di ascoltare i rumori del bosco con le orecchie sempre mobili. David rimase a
pancia in su, osservando la luce del cielo attraverso le fronde dei salici, finch la stanchezza lo
convinse a chiudere gli occhi. N lui n Sabrh si accorsero d'essere spiati.
***
Quando si svegli, il cielo aveva il colore del pomeriggio.
Accidenti, quanto ho dormito! esclam il giovane tirandosi su.
Dobbiamo andare, presto! disse prendendo il cavallo e avviandosi per la strada da cui erano
giunti.
Spero che ti sia riposato per bene, amico mio. Appena saremo fuori di qui dovremo metterci a
correre. Voglio raggiungere l'esercito degli uri prima che faccia buio.
Camminarono per un centinaio di passi verso est; David guardava davanti a s, desideroso di
vedere la luce della brughiera oltre gli alberi.
'Non mi ricordavo d'aver fatto tanta strada' pens.
Dopo quasi mezz'ora di cammino erano ancora nel bosco.
Accidenti, com' possibile? Era solo un boschetto!
Il ragazzo si affrett, tirando il cavallo; ogni tanto guardava il cielo tra i rami, ansioso.
Dobbiamo uscire da qui prima che il sole tramonti! Presto!
Camminarono svelti per alcuni minuti ancora, finch David sent il suono dell'acqua che scorre;
poco dopo vide la tartaruga di pietra di fronte a s.
Abbiamo girato in tondo! Siamo al punto di partenza! si disse incredulo. Eppure... sono
sicuro che siamo venuti da l... erano solo pochi passi!
Il ragazzo si rimise in cammino, sicuro di riuscire a guadagnare il margine del bosco in meno di
cinque minuti, ma ancora una volta rest deluso.
Evidentemente mi sto sbagliando... ho confuso la direzione! Vieni, Sabrh, proviamo di qua.
Vedrai che questa volta...
Non aveva finito di parlare che si ritrov davanti la tartaruga di pietra. L'acqua usciva dalla
bocca producendo il medesimo suono, ma questa volta il giovane lo trov insopportabile.
Maledizione! Perch ritorniamo sempre in questo dannato posto? esclam e ancora una volta
guard il cielo tra i rami.
Il sole sta calando, tra poco sar buio.
Non  facile uscire dal bosco di Ermidh.
La voce, una voce sottile e calma, che parlava nella lingua degli elfi, veniva da poco distante.
David si volt di scatto, ma non vide nessuno.
Chi  l? grid sguainando la spada. Vieni fuori, fatti vedere!
Non mi nascondo, giovane hbrom. Sono qui.
In piedi sul dorso della tartaruga stava una creatura che il ragazzo a prima vista non seppe
riconoscere. Indossava degli abiti cenciosi, rammendati qua e l con rami di salice, e impugnava un
lungo bastone dalla cima contorta. Poteva sembrare un elfo degli alberi, ma la sua pelle era chiara come
quella degli etheri.
Aveva i capelli bianchi e il suo viso era coperto da profonde rughe che gli conferivano l'aspetto
di un vecchio.
Chi sei?
Il mio nome  Bor'hion.
Sei un elfo? chiese David diffidente.
La creatura esit un istante prima di rispondere.
Vivo tra gli alberi come gli elfi... e ho anche le orecchie come un elfo... forse ero un elfo.
Un elfo degli alberi?
Uhm... s, penso di s.
Credevo che gli elfi non invecchiassero mai.
Hai ragione, gli elfi non invecchiano; a patto che il loro spirito si mantenga puro e leggero.
David sgran gli occhi.
Perch la tua pelle  chiara? Gli arborei si colorano con il muhur; la loro pelle  verde.
Il muhur... ripet la creatura grattandosi la testa. Da quanto tempo non sentivo quella parola.
Non coloro pi la mia pelle da quando ero un ragazzo, giovane hbrom.
Hbrom? Che cosa significa?
Quello strano elfo socchiuse i piccoli occhi rugosi e inclin il capo da un lato. Il suo viso
assunse un'espressione mista di stupore e compatimento.
Da dove vieni? chiese infine. E come accidenti hai fatto ad arrivare sin qui?
Be',  una lunga storia rispose David, che non intendeva dar spiegazioni.Diciamo che vengo
da molto, molto lontano.
Uhm... capisco rispose l'elfo, fissando il ragazzo con insistenza.
Poi il suo sguardo si pos sul corno e una strana luce brill nei suoi occhi; insospettito il
ragazzo fece scivolare il taharn sotto la sacca.
D'un tratto la creatura sembr mutar carattere; salt dalla tartaruga e camminando veloce a
piccoli passi si avvicin allo stallone.
Bellissima bestia disse passando una mano sul man-
to di Sabrh. Dove l'hai presa?
David indugi.
 un cavallo elfico rispose infine.
Oh, lo vedo bene che  un ormro. Furono i rhuni ad addomesticare per primi questi animali
magnifici. Pos-
sono correre per giorni senza stancarsi e sono molto fedeli, ma la loro natura selvaggia li rende
imprevedibili. Come si chiama?
Sabrh.
L'elfo accost il viso al muso del destriero e sussurr poche parole.
Ghelh ge, Sabrh! Ghelh ge!
Il cavallo in tutta risposta gli diede una vigorosa leccata.
Puoi parlare la lingua dei cavalli? chiese David stupito.
L'elfo rise.
Oh, no! Sabrh conosce la lingua dei rhuni che, a quanto pare, continua a essere usata per
addestrare gli ormri. Poi l'elfo si fece di nuovo serio. Dove hai preso questa meraviglia, giovane
hbrom?
Il ragazzo esit ancora.
Mi  stata donata dalla regina degli elfi rispose infine.
Bor'hion lo fiss negli occhi.
La... regina?
Ossidea! ribad David.
A quella parola l'elfo parve pietrificarsi. Per un lungo istante rest immobile.
Ossidea... ripet tra s. E lei ... giovane? chiese poi.
Giovane e bellissima.
Il vecchio sorrise.
Da quanto tempo vivi qui, Bor'hion? domand il ragazzo che si era fatto curioso.
Da prima.
Prima di cosa?
L'elfo non rispose.
Ascoltami disse David un poco spazientito,io devo assolutamente uscire da questo posto e
riprendere la strada verso occidente.
Come ho detto... non  facile uscire da Ermidh rispose Bor'hion continuando ad accarezzare
il muso di Sabrh.
Ma... io ho visto solo un boschetto di salici, non pi grande di qualche centinaio di passi.
Com' possibile?
 possibile,  possibile. Non sempre i nostri occhi ci aiutano a vedere la cosa giusta, giovane
hbrom.
S, lo so rispose David scrutando attento lo sguardo del vecchio, cercando di capire se poteva
fidarsi.Puoi aiutarmi a uscire da qui?
Io non posso mostrarti la strada, ma forse tu la puoi trovare.
E come? Ho camminato in lungo e in largo per ore, invano!
Non  facile uscire da Ermidh.
S, s, ho capito! Dimmi cosa devo fare.
Oh,  semplice: cammina dritto, per cento passi, verso est.
Ho camminato verso est per almeno mille passi e mi sono ritrovato esattamente al punto di
partenza!
Eh, non  facile uscire da Ermid...
S, ho capito!
Cento passi ripet l'elfo dritto a est!
E cos dicendo salt sull'albero pi vicino con agilit sorprendente.
E va bene disse David, e preso il cavallo per le briglie si incammin verso est.
Tzs, tzs... stai andando storto disse l'elfo grattandosi la testa con indifferenza.
Se ho fatto solo pochi passi!
Non  facile uscire da Erm...
Va bene! Ho capito! Aiutami ad andare dritto, allora!
Non sempre gli occhi ci aiutano a vedere la cosa giusta, giovane hbrom.
David! Mi chiamo David.
David... strano nome.
Mi puoi aiutare ad andare dritto verso l'uscita, Bor'hion? chiese il ragazzo cercando di essere
il pi educato possibile.
Non sempre gli occhi ci aiutano a vedere la cos...
S! Ho capito! E allora! Come devo fare?
Non hai capito proprio un bel niente, giovane David, se continui a tenere gli occhi aperti!
Ah... Il ragazzo ci rest di sasso e non pot fare a meno di sentirsi un po' stupido.
Ma se chiudo gli occhi... il giovane socchiuse le palpebrenon riesco a...
Cento passi, dritto a est.
David osserv ancora una volta lo sguardo del vecchio.
E va bene! Proviamo.
Chiuse gli occhi, strinse le briglie di Sabrh e si incammin contando i passi.
Uno, due, tre, quattro...
La tentazione di sbirciare un solo momento, per paura di andare a sbattere contro un albero, era
forte, ma il giovane cerc di resistere.
Cinque, sei, sette, otto...
'Non devo aprire gli occhi!'
Trentatr, trentaquattro, trentacinque... David sentiva il rumore delle foglie sotto i suoi passi e
immaginava i tronchi degli alberi cos vicini da sfiorarlo.
Settantasette, settantotto, settantanove... vieni, Sabrh, da bravo. Novantasei, novantasette,
novantotto, novantanove e... cento! disse il giovane fermandosi.
Dischiuse le palpebre lentamente, tenendo il capo chino e si sbirci i piedi. Quando vide l'erba
attorno agli stivali, alz lo sguardo al cielo e grid di gioia.
Ce l'abbiamo fatta!
Il ragazzo si volt verso il bosco.
Questo posto  una trappola! esclam. Bor'hion! Mi senti?
Una voce flebile giunse assieme al rumore del vento tra i salici.
Ti sento, giovane David. Sei riuscito a uscire?
S.
Bene. Buona fortuna, allora.
Ma... chi sei tu, veramente? Che cosa fai qui? Perch non stai ad Arbora? Hai forse paura
della guerra?
La guerra? Di quale guerra parli?
Non sai nulla? I kahuri hanno attaccato gli elfi e ora assediano la Citt del Cielo!
Uhm... il male antico si  liberato, dunque! disse Bor'hion e la sua voce era greve di
angoscia.
E tu, giovane hbrom, che parte hai in questa guerra?
David esit, non sapendo se fidarsi di quella creatura bizzarra.
Nessuna rispose infine. Sono solo un viaggiatore.
Uhm... capisco; fai buon viaggio allora.
Ma non hai risposto alla mia domanda; perch sei qui?
Questa volta fu il vecchio elfo a esitare.
Ermidh  la mia prigione disse infine.
La tua prigione? Ma... perch? Che cosa hai fatto?
 una lunga storia, molto pi lunga del viaggio che ti ha condotto fin qui.
Tu, per, sai come uscire! Perch non te ne vai?
Non potrei uscire da Ermidh neanche se lo volessi.
Fai come me! Chiudi gli occhi e...
Ermidh  una prigione inviolabile per quelli della mia razza, David.
Che cosa hai fatto? chiese il ragazzo ancora una volta.
Non so se vorresti saperlo davvero, giovane hbrom.
Il ragazzo sent un brivido correre lungo la schiena.
Allora addio, Bor'hion disse infine montando a cavallo.Devo andare.
Addio, David. Ti aspetta una prova molto dura, non dubitare.
David guard ancora un istante tra gli alberi, confuso. Poi spron Sabrh al galoppo verso il tramonto.

CAPITOLO 20
LA TORRE DI KAHS.

Era scesa la notte quando la regina torn ad affacciarsi dalle mura di Vitra; Ossidea sgran gli
occhi e si fece pallida.
Dunque era questo il loro piano disse con un filo di voce.
Una gigantesca torre d'assedio stava sorgendo sulle sponde dell'Albion. I kahuri lavoravano in
turni incessanti e la torre cresceva ora dopo ora. Illuminate dalle fiaccole dei guerrieri, si potevano
ancora riconoscere, in quell'intrico caotico di legno e ferro, le macchine da guerra che avevano
squarciato la Foresta Eterna, smembrate e fagocitate da quella costruzione infernale; l una ruota, l
un'asse di catapulta, l una catena di ferro.
Possiamo colpirla? chiese la regina.
 troppo lontana per le nostre difese rispose il comandante della guardia reale.
Quanto tempo impiegheranno a completarla?
Se continuano cos... non pi di due giorni, mia regina.
L'elfa rabbrivid.
Dobbiamo trovare il modo di fermarli o almeno di rallentare il loro lavoro.
Gli arborei attaccano le colonne di rifornimento ogni giorno, ma non possono colpire il campo
d'assedio. I kahuri sono troppo forti in campo aperto; sarebbe una carneficina.
Ossidea esit.
Avete notizie dei giganti? chiese infine.
No... nessuna notizia, mia regina.
***
Sabrh galoppava veloce, pestando gli zoccoli sul terreno erboso; il respiro affannato
echeggiava nella brughiera notturna. David stringeva i denti, cercando di resistere al dolore che gli
procurava la sella sulla pelle ferita; le stelle nel cielo gli dicevano che stava cavalcando verso
nord-ovest.
Era convinto che l'esercito degli uri avesse continuato la sua marcia verso la Citt del Cielo e
sperava di raggiungere Mac'roc e Thor'roc prima che entrassero nella Foresta Eterna.
D'un tratto gli parve che la notte si fosse fatta pi buia; si volt verso est e vide che la luna era
scomparsa dietro una coltre di nubi.
'Il cielo si sta oscurando' pens. 'Non riuscir a orientarmi senza le stelle!'
Forza, Sabrh! Dobbiamo correre pi veloce delle nuvole.
Una a una le stelle sparirono, finch non rimase che uno spicchio di cielo, proprio l dove
David guardava per orientarsi. Quando infine anche l'ultima stella scomparve, un lampo trafisse le nubi
e illumin la brughiera, accompagnato da un boato assordante. In pochi istanti il rumore della pioggia
riemp la notte e l'odore della terra bagnata si diffuse nell'aria. Il ragazzo sent le gocce cadere sul viso
e scivolare sulle labbra; in breve si ritrov zuppo. Anche Sabrh era fradicio, ma non sembrava
curarsene. Al contrario pareva che l'acqua gli avesse dato nuova energia.
Senza luna e senza stelle, la notte si era fatta cos buia che David non riusciva a vedere pi
nulla, nemmeno il profilo delle colline contro il cielo, nemmeno il manto chiaro del suo destriero.
Fermati, Sabrh! esclam il giovane cercando di richiamare il cavallo. Non puoi correre nel
buio.
Temeva che lo stallone potesse cadere in un fosso o inciampare su una pietra. Ma Sabrh
continuava al galoppo pi veloce di prima e David cominci ad avere paura.
Fermati, testone! Finirai per farci ammazzare! grid tirando le redini a s, ma l'ormro scroll
la testa, allung il collo e continu a correre a perdifiato.
Il ragazzo teneva gli occhi sgranati nel buio, cercando di vedere dinnanzi a s, ma l'oscurit era
assoluta. I sobbalzi lo coglievano di sorpresa, ora che non poteva pi vedere il terreno e anticipare i
movimenti del cavallo, e la pioggia rendeva le staffe e la sella scivolose.
Mi farai cadere, Sabrh! Fermati!
Ma il destriero sembr ignorare del tutto le preghiere del giovane.
Un lampo illumin la notte per un istante, lasciando negli occhi del ragazzo l'immagine
dell'occhio terrorizzato di Sabrh. Subito segu il tuono, cos secco e forte da spaccare il cielo. Il
cavallo si impenn sulle zampe anteriori e scalci nel buio con quelle posteriori, poi riprese la sua corsa
selvaggia.
Razza di testone che sei! esclam David che a malapena era riuscito a tenersi in sella. Hai
paura dei tuoni! Spero almeno che tu riesca a vedere meglio di me!
Il giovane si arrese alla corsa del cavallo e si aggrapp con tutte le forze alla criniera inzuppata
dalla pioggia. Cercava di stare basso, sperando di evitare i rami degli alberi che crescevano solitari
nella brughiera, e in breve lo colse una strana sensazione di stordimento. Gli sembrava di stare su una
giostra del luna park, una di quelle che corrono nel buio, su binari sicuri, cos che la paura e il
divertimento si confondono.
'In fondo' pens 'se non ci ammazziamo da noi, non c' modo migliore per sfuggire ai kahuri:
cavalcare nel buio, coperti dal rumore della pioggia. Se non ci ammazziamo da noi, chi ci pu
prendere?!'
S abbandon a quella sensazione di folle incoscienza: cavalcare nel buio assoluto, senza pi
terreno sotto gli zoccoli, senza stelle nel cielo; solo buio e pioggia.
***
Non possiamo aspettare ancora, dobbiamo proseguire! disse Hanc'roc guardando Thor'roc
con aria di sfida; i bagliori del temporale brillavano sull'armatura bagnata.
Il comandante di Roc'Oorc si accost al principe dei giganti. Mac'roc stava in piedi al margine
della foresta cercando invano di vedere attraverso il buio e la pioggia.
Hanc'roc ha ragione, principe Mac'roc; dobbiamo andare.
Sono certo che David ci sta cercando. Non possiamo lasciarlo indietro!
Non sappiamo nemmeno se  ancora vivo disse Hanc'roc. Forse stiamo aspettando un
morto.
Mac'roc cerc lo sguardo del comandante di Roc'Buhr nell'oscurit.
David Dream  vivo ringhi.
Ha un buon cavallo disse Thor'roced  furbo; ci trover.
Mac'roc non riusciva a decidersi.
Devo far muovere l'esercito, principe. Dobbiamo raggiungere la Foresta Eterna prima che
faccia giorno. Mi dispiace.
Andate avanti; io lo aspetter. Vi raggiungeremo.
Abbiamo bisogno della vostra abilit di esploratore. Non possiamo rischiare di perderci in un
territorio sconosciuto.
Mac'roc esit a lungo in silenzio, cercando ancora di scorgere l'amico nell'oscurit.
E va bene disse infine con un filo di voce, andiamo.
Lentamente l'esercito degli uri riprese la sua marcia notturna in direzione di Arbora.

CAPITOLO 21.
UNA FRECCIA NEL BUIO.

Quando la luce dell'alba torn a illuminare il suo manto chiaro, Sabrh finalmente smise di
correre. David, che per tutta la notte era rimasto aggrappato a quella furia, scivol pian piano da un lato
e precipit a terra, del tutto privo di forze. Cadde a pancia in su nel terreno inzuppato e si ritrov a
fissare il cielo grigio mentre l'ultima pioggia ancora gli bagnava il viso pallido.
Il cavallo avvicin il muso alle labbra del giovane, quasi a chiedere perdono per quella corsa
forsennata.
Non sento pi le gambe mormor David.
Rimase cos sdraiato per qualche minuto, indifferente al fango e all'acqua. Poi pian piano cerc
di muovere una gamba e avvert un dolore lancinante, ma non aveva fiato nemmeno per urlare. Chiuse
gli occhi ed emise un rantolo soffocato.
Ahhh... non credo che riuscir a cavalcare ancora disse infine. Lentamente il giovane si gir
sul fianco e si mise carponi.
'Devo rialzarmi' si disse cercando di resistere al dolore. Il cavallo abbass la testa su di lui,
quasi volesse aiutarlo. David si aggrapp alla criniera e quando Sabrh sollev la testa, si ritrov in
piedi.
Ahi! grid, ma si accorse che stare in piedi gli procurava meno dolore che stare accovacciato
a quattro zampe. Si guard attorno, cercando di orientarsi.
Dove siamo finiti? Dove mi hai portato, razza di testone?
La brughiera lo circondava a perdita d'occhio. Dovun-que guardasse vedeva solo distese d'erba
e qualche albero solitario.
'Siamo allo scoperto!' pens, ma l'idea di rimontare a cavallo gli ripugnava.
Un paio di leghe di fronte a loro si ergeva una piccola collina verde, coperta qua e l dall'erica
in fiore.
Se riuscissimo a salire fin lass disse Davidforse riuscirei a capire dove siamo.
Ma la poca distanza che li separava dalla cima di quell'altura, una distanza che in altre
circostanze avrebbe potuto coprire senza fatica, gli sembrava ora impossibile da percorrere. Si accost
al fianco di Sabrh e si aggrapp alla staffa. Lentamente mosse un passo, stringendo i denti per non
gridare; poi guard ancora la collina e tir un lungo sospiro.
Andiamo disse infine e prosegu piano, un passo dopo l'altro, sorretto dal suo cavallo.
Quando David giunse ai piedi della collina, gli sembrava di aver percorso a piedi tutta la Terra
di Arcon, tanto era stanco e dolorante. Scopr che camminare in salita gli provocava pi dolore, perch
doveva piegare le gambe e ogni volta sentiva le ferite bruciare come il fuoco. Sabrh gli stava di fianco
e lo sorreggeva come poteva. Salirono a passo di lumaca; il ragazzo sembrava sempre sul punto di
cedere, ma alla fine riuscirono a giungere in cima.
Guarda, Sabrh! disse il giovane indicando gli alberi oltre la brughiera. La Foresta Eterna
non  distante! Hai corso dritto verso casa!
'Ma come ci arriviamo fin l?' si chiese osservando Arbora in lontananza. La salita aveva
consumato le sue ultime forze e ora si sentiva davvero esausto; non avrebbe potuto fare un solo passo
di pi.
Devo riposare un po'; poi potr riprendere il cammino disse il ragazzo, che non voleva
nemmeno prendere in considerazione l'idea di rimontare in sella.
Si accost a un albero, leg Sabrh a un ramo basso e si lasci cadere nell'erba alta.
Solo riposare un po' farfugli socchiudendo gli occhi,solo un po'...
***
Per le corna di roc! disse Thor'roc guardando all'ins.Non avevo idea che potessero essere
tanto grandi.
I soldati di Roc'Oorc guardavano annichiliti gli alberi sacri. Erano da poco giunti ai margini di
Arbora e lo spettacolo di quei tronchi colossali li aveva lasciati senza fiato.
Avanti! ordin il comandante. Ci accamperemo nella Foresta Eterna.
L'esercito degli uri entr nel bosco, confidando che gli elfi avrebbero onorato l'alleanza e li
avrebbero lasciati passare. Tra i grandi fusti delle querce e dei faggi millenari, i giganti poterono
finalmente fermarsi per riposare e asciugarsi. Avevano marciato tutta la notte, sotto la pioggia battente,
e solo l'abilit di Mac'roc aveva impedito che si perdessero.
Dove sono gli elfi? chiese Hanc'roc guardando tra le fronde della volta di arborea.
Non lo so rispose Mac'roc.  probabile che ci stiano osservando, ma saranno loro a decidere
quando mostrarsi. Non possiamo vederli se loro non vogliono.
Herc'hoc! sibil Hanc'roc scrutando tra i rami, una parola che nella lingua dei giganti indica
lo sterco di uro ed equivale a un insulto. Poi il comandante di Roc'Buhr si allontan e raggiunse i suoi
soldati.
Principe Mac'roc! Thor'roc sopraggiunse pochi istanti dopo. Ho dato ordine di formare il
bivacco. I soldati hanno bisogno di riposare prima di riprendere la marcia verso la Grande Radura e qui
siamo al sicuro.
Mac'roc annu.
Aspetteremo fino al tramonto disse infine il comandante di Roc'Oorc.
Grazie, Thor'roc.
***
La stanchezza e le ferite infette avevano trascinato David in un sonno inquieto, animato da
figure incorporee.
Sognava Bor'hion che lo fissava con il suo sguardo ambiguo, ripetendo sempre la medesima
parola: hbrom, hbrom, hbrom. Sognava Sabrh che cavalcava nel cielo notturno, tre le nuvole e i
fulmini, come un ippogrifo impazzito. Sognava Ossidea; la regina lo guardava implorante, ripetendo
quella frase misteriosa: Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini. D'un tratto il suo viso
assunse un'espressione crucciata e si rig di lacrime; poi, lentamente, si dissolse nel buio di un
cappuccio nero.
Aaah! grid il giovane svegliandosi di soprassalto, ma il suo incubo era appena cominciato.
Un grugno terrificante lo guardava dall'alto: i capelli corvini, legati in una lunga coda che arrivava sin
quasi a terra, gli occhi sottili come tagli nella fronte rugosa, gli anelli d'argento saldati attorno alle dita.
Il kahuro teneva lo stivale premuto sul collo del ragazzo e lo fissava incredulo, con una smorfia orribile
nel volto feroce. Pareva lui stesso stupito d'aver trovato quella creatura addormentata nell'erba.
Istintivamente David afferr lo stivale e cerc di liberarsi, ma il guerriero ringhi e gli schiacci
il collo fin quasi a spezzarlo. Il giovane allora fece scivolare la mano sul fianco sinistro e impugn
Inuk, ma prima che riuscisse a sguainarla, il kahuro si chin su di lui e gli afferr il polso con una forza
sovrumana. Il ragazzo fiss atterrito quella mano spaventosa, serrata attorno al suo corpo come una
morsa di ferro, e non seppe trattenere un lamento di dolore e paura.
Il kahuro lo alz di peso con una facilit sorprendente e lo tenne sospeso a due spanne da terra.
Osserv con attenzione le orecchie del giovane, mormorando parole incomprensibili. Infine assunse
un'espressione rabbiosa e disgustata allo stesso tempo, disse qualcosa con voce calma e con la stessa
calma colp David con un pugno. Il ragazzo guard per un istante il cielo grigio e chiuse gli occhi,
convinto d'essere morto.
***
L'erba della brughiera scorreva sotto di lui, tra le zampe di un cavallo chiaro. David si sentiva
molto scomodo in quella posizione, quale che fosse, e cerc di tirarsi su, ma riusc solo ad alzare un po'
il capo. Aveva dolore in tutto il corpo: alle gambe, alle braccia, alla schiena. La testa gli doleva
terribilmente, come se avesse ricevuto il colpo di un martello, un grosso e pesante martello di pietra.
Insieme al dolore torn la memoria e il giovane cap finalmente cosa stava accadendo: era legato mani
e piedi, buttato come un sacco sulla groppa di Sabrh, a pancia in gi. Cerc di sbirciare attorno e riusc
a intravedere il collo del cavallo stretto da due grosse corde che gli avevano logorato la pelle. Lo
tiravano due kahuri che procedevano a piedi l'uno di fianco all'altro, distanziati da una decina di metri.
David non riusciva a vedere nient'altro, ma era certo che vi fossero altri guerrieri attorno, perch di
tanto in tanto sentiva le loro voci ruggire.
'Mi hanno preso...' pens, maledicendo se stesso per essersi addormentato in un luogo cos
esposto.
Tent per un istante di liberare le mani, ma cap subito che era impossibile. Esausto per quei
pochi movimenti e dolorante da capo a piedi, si abbandon sulla sella e disper di poter lottare ancora.
L'erba continu a scorrere sotto di lui per tutto il giorno finch venne di nuovo la sera e il buio
torn a scendere sulla brughiera. Solo allora i kahuri rallentarono. Uno di loro, che marciava dall'altra
parte e che David non riusciva a vedere, inizi a dare ordini bruschi nella lingua delle montagne. Il
drappello si ferm e dopo qualche esitazione si infil in una macchia di cespugli spinosi. Prosegu per
poche decine di passi, fino a una piccola radura, e l si ferm. Il giovane si sent afferrare alla schiena e
in un istante si ritrov a terra, con la faccia nell'erba. Poco dopo vide brillare la luce di una fiamma e
sent i kahuri discutere tra loro; per quanto David si sforzasse, non riusciva a intendere una sola parola.
Anzi no, una riusc a comprenderla perfettamente: Kahs.
Immagin con sgomento che i guerrieri delle montagne lo stessero conducendo dal loro capo
supremo.
Dopo qualche minuto che giaceva immobile con la faccia a terra, il ragazzo strisci lentamente
fino a una roccia e si gir per cercare di vedere cosa stava accadendo. I kahuri erano riuniti attorno a un
piccolo fuoco e mangiavano della carne secca che tagliavano con dei grandi coltelli. Ogni tanto gli
gettavano un'occhiata, pronunciando delle parole incomprensibili. Sabrh era legato a due alberi, da
una parte e dall'altra, e guardava ora i kahuri ora il giovane. La pelle del collo era ferita dalle corde che
lo stringevano come cappi. David scrut nella penombra, cercando di individuare la sua spada nuk nuk.
Infine la vide, vicino al fuoco, appoggiata a fianco del guerriero che dava ordini, lo stesso che lo aveva
colpito con il suo pugno terribile. Tra un boccone e l'altro il kahuro afferr Inuk, la sguain e la
osserv alla luce delle fiamme; la lama brill nella penombra.
Mentre rigirava la spada nell'aria, il soldato esclam qualcosa e i compagni risposero con un
verso gutturale e terribile che ricordava una risata; David si sent bruciare di rabbia. Tent di liberarsi le
mani, ma le corde lo stringevano cos forte che non riusc a muoverle nemmeno un po'.
Dopo aver mangiato, uno dopo l'altro i guerrieri si coricarono, finch non rimase che un soldato
di guardia. Il fuoco non venne pi alimentato e pian piano si spense; solo la luce della luna, tornata a
splendere nel cielo notturno, illuminava il bivacco.
***
La guardia se ne stava seduta su una pietra, appena visibile nell'oscurit. Di tanto in tanto si
alzava, camminava fino al prigioniero e lo guardava da vicino senza dir nulla; poi alzava la testa e
annusava l'aria attorno, prima di tornare a sedersi vicino ai compagni. Ripeteva l'ispezione ogni
mezz'ora circa, diligentemente.
Il kahuro si era da poco seduto e David stava pensando come approfittare del buio per tentare
qualcosa.
'Se io non posso vederlo' si disse 'neanche lui pu farlo. Forse posso strisciare fino a quei
cespugli e...'
Fu allora che not quel piccolo movimento di Sabrh. Il cavallo, che rifletteva la luce della luna
e si intravedeva anche al buio, aveva piegato all'indietro l'orecchio sinistro e, girata la testa, s'era
messo ad annusare l'aria alzando il muso. Il giovane rest a fissare il destriero, nonostante questo lo
costringesse a tenere una posizione ancor pi scomoda e dolorosa.
Sabrh ora se ne stava immobile, guardando fisso dinnanzi a s, ma ecco che di nuovo le sue
orecchie scattarono all'indietro e il cavallo torn ad annusare l'aria. Questa volta anche il kahuro se ne
accorse e, alzatosi, sguain la scimitarra e annus l'aria in ogni direzione. Si avvicin al giovane, lo
guard per un istante e scomparve alle sue spalle. David sent armeggiare dietro di s e trasal; poi ud
uno zampillio e avvert un odore acre, di piscio e sudore.
'Doveva solo...'
D'un tratto sent un rumore debole e inconfondibile seguito da un breve rantolo. Il kahuro
ricomparve dinnanzi a lui, camminando all'indietro. Si muoveva lento e sembrava che cercasse di
scacciare qualcosa. Quando il suo corpo si stagli contro la luna, David vide la freccia; era conficcata
nel collo e spuntava da sotto la nuca. Il soldato tentava di gridare per svegliare i compagni, ma la voce
gli moriva in gola. Barcoll verso il bivacco, ma prima che potesse raggiungerlo, una seconda freccia
gli trapass il cuore. Si inginocchi, rantol per qualche secondo ancora e cadde a terra senza pi vita.
Subito dopo un'ombra salt fuori dai cespugli e senza produrre alcun suono piomb di fianco al
ragazzo. David fece appena in tempo a vedere baluginare la lama di un coltello e sent le mani
finalmente libere dalle corde. Quando si volt riconobbe il profilo del giovane elfo dell'esercito di
Arbora.
'Ohedn!' pens e avrebbe voluto abbracciarlo, ma non c'era tempo per i ringraziamenti. L'elfo
salt vicino a Sabrh e velocissimo tagli le corde che lo tenevano legato, poi torn verso il giovane e
gli fece segno di seguirlo. Il ragazzo sollev la mano, come a dire aspetta.
Quando si alz in piedi, David sent una fitta alle gambe e poco ci manc che ricadesse a terra.
Era ferito e aveva trascorso molte ore legato mani e piedi; i muscoli non gli rispondevano pi.
Cammin come pot fino al corpo del kahuro trafitto e prosegu verso il bivacco. In punta di piedi si
mosse tra i soldati che dormivano e cerc con lo sguardo tra l'erba e le pietre.
'Eccola!' si disse infine.
Inuk stava per terra vicino al corpo del capo kahuro. Il giovane si chin trattenendo il respiro e
l'afferr. Con la spada in pugno guard la creatura addormentata che lo aveva quasi ucciso e che ora
giaceva ai suoi piedi; i ruoli si erano incredibilmente invertiti. Per un istante ebbe la tentazione di
sguainare la spada e tagliare la gola del suo carnefice; Ohedn, incredulo, aveva impugnato l'arco e
incoccato un'altra freccia. David esit per un momento ancora, tremante, poi torn sui suoi passi e
raggiunse l'elfo. L'arboreo ripose l'arco e lo sorresse prima che cadesse a terra; afferr Sabrh per le
redini e assieme scomparvero nel buio.

CAPITOLO 22.
L'INSEGUIMENTO.

Coraggio, David, dobbiamo allontanarci! Forza! Il giovane elfo lo spronava alla corsa, ma il
ragazzo barcollava e a ogni passo sembrava sul punto di cadere.
Puoi montare a cavallo? chiese Ohedn vedendo che il compagno non riusciva pi a
camminare.
Per tutta risposta David cadde sulle ginocchia. Nello stesso istante si udirono delle grida
disumane provenire dalla macchia; i kahuri erano svegli.
L'elfo allora si avvicin al muso dello stallone e accarezzandolo dolcemente gli sussurr poche
parole nella lingua dei rhuni. Sabrh si avvicin al giovane e seguendo i comandi dell'arboreo si sdrai
per terra. David si aggrapp alla sella e in qualche modo riusc a salire in groppa. Dolcemente, senza
scossoni, il destriero si alz in piedi, reggendo sul dorso il corpo del ragazzo.
Bravo, Sabrh disse Ohedn e, preso il cavallo per le briglie, si diede a correre per la
brughiera, sperando di far perdere le tracce.
I kahuri hanno ottimo fiuto e sono marciatori instancabili, ma non  facile seguire una preda
veloce nel buio; protetto dalla coltre notturna, l'elfo riusc a guadagnare un buon vantaggio.
***
Ce la fai, piccolo gigante? chiese Ohedn accostandosi al giovane.
David stava in groppa a Sabrh, con il corpo riverso in avanti e le braccia penzoloni da una
parte e dall'altra.
L'elfo lo aiut a scendere e solo allora si accorse che la sella era macchiata di rosso. Le ferite
avevano ripreso a sanguinare.
Mettiti qui disse Ohedn facendo sdraiare il ragazzo ai piedi di un piccolo pruno selvatico.
Poi prese l'otre che teneva a tracolla e glielo porse.
Bevi l'acqua dell'Olor, amico mio; ti sentirai meglio.
Il giovane bevve un lungo sorso e sent subito un calore benefico diffondersi nelle membra
doloranti.
Come hai fatto a trovarmi, Ohedn? chiese David staccata finalmente la bocca dall'otre.
Stavo cercando l'esercito degli uri, ma al suo posto ho avvistato una banda di kahuri che
marciava con un cavallo bianco. Che cosa  successo? Dove sono i giganti?
Siamo sbarcati nella baia di Sulfuria sei giorni fa... rispose David e in breve raccont all'elfo
gli accadimenti che avevano preceduto la sua liberazione. Ohedn lo ascolt con attenzione, cercando di
capire in quale luogo potessero trovarsi i soldati di Roc'Oorc.
Dobbiamo raggiungere la Foresta Eterna al pi preso disse infine l'arboreo.
Quanto ci vorr? chiese David che ormai aveva perso del tutto l'orientamento.
Non siamo lontani. Potremmo essere ad Arbora prima del mezzod, ma... l'elfo guard il
cielotra poco sar giorno e i kahuri sono sulle nostre tracce. Dobbiamo fare presto.
Andiamo, allora disse David alzandosi in piedi.
Puoi cavalcare? chiese l'elfo guardando i pantaloni logori e sporchi di sangue.
Finch riesco, preferisco camminare rispose il ragazzo. Andiamo!
I due si misero a marciare di buon passo nell'erba alta, portando Sabrh per le briglie, finch il
cielo si riemp di luce.
***
Una spessa coltre di nubi grigie nascondeva il percorso del sole, ma l'elfo sembrava non aver
alcun dubbio sulla direzione da seguire. Camminavano veloci, a tratti correvano, accompagnati dal
rumore dei loro passi nell'erba e dai respiri affannati. L'acqua dell'Olor aveva infuso energia nel corpo
del ragazzo e attenuato il dolore delle ferite, ma non c'era stato abbastanza tempo perch il prodigio
della guarigione si completasse; il giovane della razza degli uomini stentava a tenere il passo
dell'arboreo.
Dobbiamo andare pi in fretta, David! I kahuri sono molto veloci e con la luce del giorno non
 difficile seguire le nostre tracce.
Il ragazzo teneva la testa china, cercando di riprendere fiato.
Tieni, bevi ancora un po'! disse l'elfo porgendogli l'otre.
Il ragazzo si attacc alla fiasca, ma era cos affannato che non aveva fiato neppure per bere;
Ohedn cap che non avrebbe potuto continuare a lungo. Guard nella direzione da cui erano giunti,
ansioso.
Non possiamo farcela, cos. Ci raggiungeranno.Monta in sella, David.
D'accordo mormor il giovane.
Mise un piede nella staffa, si aggrapp alla criniera del cavallo e con le ultime forze rimaste
mont su. Quando le gambe toccarono la sella, una smorfia di dolore gli deform il volto.
Coraggio, piccolo gigante lo incoraggi Ohedn,
siamo quasi arrivati.
Poi l'elfo prese Sabrh e si diede a correre.
Avevano percorso poco pi di mezza lega e stavano superando una collina, quando lo stallone
improvvisamente inizi a scalpitare e a nitrire nervoso. Ohedn si ferm e guard verso sud-est, nella
direzione da cui erano venuti. La brughiera sembrava deserta; un vento leggero agitava appena i lunghi
fili d'erba.
Li vedi? chiese David che a malapena si reggeva in sella.
No rispose l'elfo senza smettere di guardare.
Un bagliore brill per un istante tra i rami di un cespuglio lontano.
L! disse l'arboreo indicando con il dito il punto in cui aveva visto luccicare.Stanno
arrivando.
Il ragazzo sforz gli occhi e vide qualcosa muoversi tra i cespugli, ma era cos lontano che non
avrebbe potuto dire se si trattava di un kahuro, di un cervo o di una lepre. L'elfo si volt e riprese a
correre pi veloce di prima.
Non pass molto che si trovarono ad attraversare un fitto campo d'erica, cresciuto su una
distesa di grosse pietre che spuntavano dalla terra. Sabrh, che non poteva vedere i sassi sotto gli
arbusti, inciampava a ogni passo ed era costretto a procedere lentamente. Ohedn lo spronava, tirandolo
per le briglie, ma lo stallone non poteva andare pi veloce senza rischiare di spezzarsi una zampa.
David si gir a guardare indietro e rabbrivid; i kahuri erano in cima alla collina e li guardavano
immobili, quasi divertiti dallo spettacolo del cavallo imprigionato nella pietraia. Il capo alz la spada e
url selvaggiamente; poi si butto gi per il pendio come una furia, seguito dai compagni.
Arrivano, Ohedn!
Lo so! rispose l'elfo senza nemmeno alzare la testa.
L'arboreo tentava disperatamente di liberare Sabrh dalle rocce. Lo tirava senza sosta,
parlandogli ora con dolcezza, ora con forza. Solo di tanto in tanto buttava un'occhiata verso i nemici
che sopraggiungevano veloci.
Finalmente i suoi sforzi furono premiati e il cavallo riusc a guadagnare nuovamente il terreno
sicuro. L'elfo si assicur che David fosse ben saldo in sella e gli mise in mano le briglie.
Ce la fai, piccolo gigante?
Come?
Riesci a cavalcare?
S, ma...
Senza lasciargli il tempo di parlare l'arboreo colp Sabrh sul posteriore e lo incit a correre.
Vai! grid; poi si gir verso il nemico, che si trovava ormai a poche decine di passi, e
impugn l'arco. Velocissimo incocc una freccia e tir. I kahuri si acquattarono dietro gli scudi; la
saetta sibil nell'aria e rimbalz sul metallo. Subito i guerrieri si alzarono e ripresero la corsa. Ohedn
incocc un'altra freccia e di nuovo tir verso il nemico. I kahuri alzarono gli scudi, ma la freccia questa
volta pass rasoterra, sfilando tra gli steli d'erba, e si conficc nel polpaccio del guerriero pi vicino.
Ahrrr! ringhi il soldato ferito.
I compagni, per nulla intimoriti, ripresero a correre.
In sella a Sabrh, sballottato dalla corsa del cavallo, David non si era nemmeno reso conto di
quanto accaduto. Appena cap tir le briglie a s, cercando di fermare il destriero, e guard in direzione
dell'amico. Ohedn aveva abbandonato l'arco e, sguainata la piccola spada, si preparava ad affrontare i
kahuri in un corpo a corpo impari.
In breve i guerrieri delle montagne lo circondarono.
David rest per alcuni istanti immobile, paralizzato dalla paura; poi estrasse Inuk, la punt di
fronte a s e stringendo le gambe attorno al corpo di Sabrh si lanci alla carica.
Ahhhhhh!
Colti di sorpresa, i guerrieri aprirono l'accerchiamento per non essere travolti; l'elfo ne
approfitt subito e con rapidit sorprendente volteggi nell'aria e vibr un colpo che squarci la gola di
un kahuro. Il capo si lanci verso di lui con lo scudo in avanti, rote su se stesso e fendette l'aria con la
scimitarra. Ohedn si abbass per non essere tagliato in due, ma il kahuro lo incalz e lo colp con un
calcio. L'elfo fu letteralmente alzato da terra e ricadde quasi privo di sensi. I kahuri si gettarono su di
lui, ma David, girato il cavallo, era di nuovo alla carica. L'ormro piomb in mezzo alla battaglia come
una furia, scalciando in tutte le direzioni; i guerrieri delle montagne furono sbalzati via, ma uno di loro
riusc a evitare gli zoccoli dello stallone e si avvent sul giovane cavaliere. David si abbass sulla sella
e rote la spada, senza nemmeno guardare; la punta di Inuk tagli l'aria con un sibilo e colse il nemico
sulla spalla sinistra, lasciando un piccolo graffio. Il kahuro continu la sua carica, ma percorsi pochi
passi si afferr il braccio e grugn di dolore e di rabbia; l'elfo lo colp alla nuca con un fendente
mortale. Di nuovo il giovane cerc di girare il cavallo per fronteggiare il nemico, ma l'urto
violentissimo di uno scudo lo sbalz dalla sella gettandolo a terra; in un attimo i kahuri lo
circondarono. Vedendo il giovane della razza degli uomini in pericolo, Ohedn corse verso i nemici,
piroett sulle loro teste e ricadde a terra accanto al ragazzo.
Vediamo se riesco a tagliare ancora qualche gola disse facendo scintillare la lama davanti al
viso.
David si rialz come pot e barcollando si accost al compagno, schiena contro schiena,
reggendo Inuk dinnanzi a s; i kahuri serrarono l'accerchiamento.
Elfo! disse il capo sforzandosi di parlare la lingua di Ossidea. Dar il tuo corpo in pasto ai
lughi!
Ohedn rote su se stesso e vibr un fendente che si infranse sullo scudo di ferro. Il kahuro
grugn qualcosa di incomprensibile e sferr il suo attacco.
L'arboreo schiv il primo colpo, par il secondo, ma il terzo lo colse alla mano facendogli
cadere la spada. Appena tent di raccoglierla un urto terribile lo scaravent a terra. Il kahuro lo afferr
per un braccio e lo alz come una preda abbattuta. L'elfo pendeva immobile.
Lascialo andare! intim David puntando sul nemico la spada nuk nuk.
Il guerriero lo guard incredulo.
Il ragazzo avanz di un passo e ripet:
Lascialo andare!
Il kahuro fece un cenno col capo ai compagni e disse una sola parola nella lingua delle
montagne.
Nek'har!
I soldati circondarono il giovane con una barriera di scudi, senza colpirlo.
Il capo sollev in alto la sua preda e lentamente port indietro la scimitarra.
Dar il tuo corpo in pasto ai lughi, elfo! ripet infine.
La sciabola rote in avanti, David grid, un colpo secco e terribile risuon nell'aria.
Lascialo andare.
Il volto del kahuro trasfigur; la sua lama era conficcata in un grosso bastone piovuto dal cielo.
Lascia andare l'elfo.
Il guerriero estrasse la spada dal legno e si gir come una furia per affrontare il nuovo nemico,
ma l'asta rote pi veloce e lo colp al volto mandandolo a terra. I compagni si girarono giusto in
tempo per vedere il gigante avanzare verso di loro con il bastone in pugno. Il primo fu spazzato via
senza avere nemmeno il tempo di alzare lo scudo; vol nell'aria come un ciuffo d'erba strappato. Il
secondo riusc a ripararsi, ma la forza del colpo fu tale che lo fece rotolare per terra. Si alz barcollando
e fiss incredulo quel colosso che li aveva attaccati. Per un istante esit, pi stupito che intimorito;
infine strinse la scimitarra nel pugno e si lanci all'attacco. Mac'roc fece vorticare il bastone, ma
questa volta il kahuro riusc a schivare e giunto a pochi passi dal gigante tagli l'aria con la lama della
sua spada. Il principe di Roc'Oorc salt indietro di scatto e si rimise in guardia, ma gi il kahuro lo
incalzava con un nuovo assalto; questa volta l'acciaio trov il bersaglio.
Senza smettere di fissare il suo nemico, Mac'roc si tocc il fianco e la mano si riemp di sangue.
Oh, no... sussurr David.
Il guerriero ghign crudelmente e disse qualcosa di incomprensibile nella sua lingua. Il principe
dei giganti lo guard furioso e urlando tutta la sua rabbia si lanci in avanti; il guerriero rispose con un
ringhio bestiale e caric a sua volta. Mac'roc lo colp d'incontro in pieno petto, con un rumore orribile
di ossa rotte. Il kahuro cadde a terra e non si alz pi.
Il principe di Roc'Oorc, reggendosi il fianco dolorante, si volt verso il guerriero superstite, ma
questi rinunci al confronto con il gigante e si gett sul giovane della razza degli uomini.
David, che a malapena si reggeva in piedi, sgran gli occhi e istintivamente alz le braccia
cercando di ripararsi. La lama rote lentamente, come se una forza oscura la tenesse legata, e si ferm a
pochi centimetri dalle mani del ragazzo. Il kahuro url rabbioso, cercando di affondare il colpo, ma
sembrava che un incantesimo avesse improvvisamente paralizzato i suoi muscoli. Cadde in ginocchio
senza abbassare la spada e rest per un istante immobile fissando il giovane con occhi furenti; poi si
accasci con la faccia nel fango. Solo allora David vide le frecce conficcate nella sua schiena; Ohedn
era di nuovo in piedi.
Sei in ritardo, Rown'roc disse Mac'roc sorreggendo l'amico.
Anche tu rispose il ragazzo.
L'elfo sopraggiunse tenendo Sabrh per le briglie. Aveva una profonda ferita sulla mano destra
e il sangue gli colava dal naso e dalla bocca.
Ben arrivato, gigante disse l'arboreo cercando di nascondere il dolore. Ti devo la vita.
Non ci sono debiti tra gli amici, Ohedn rispose Mac'roc. Solo promesse. Ora andiamo,
presto!
Marciarono a ritmo forsennato verso la Foresta Eterna, sperando di raggiungere per tempo l'esercito degli uri.

CAPITOLO 23.
IL CONSIGLIO NEL BOSCO.

La torre d'assedio  stata completata, mia regina disse Air'elph con il capo chino.
Ossidea percorse veloce il Giardino del Cielo, scortata dal consigliere, e guard con ansia oltre
le mura di Etheria. Il suo viso, illuminato dalla luce livida che filtrava attraverso la coltre di nubi,
appariva ancora pi pallido e stanco. Lo spettacolo che si rivel dinnanzi ai suoi occhi era lugubre e
terribile.
Sotto il cielo plumbeo di quell'alba cupa si ergeva una torre alta pi di quattrocento braccia; un
intrico infernale di legno e di ferro sorgeva dalla terra e scalava il cielo contro natura. Sulla cima,
sorretta da grossi puntelli di ferro e ancorata da catene grandi come tronchi, era stata montata una
gigantesca catapulta. I soldati kahuri armeggiavano tutt'attorno e le loro grida giungevano assieme ai
colpi di martello e al clangore del metallo.
Che Arcon ci protegga disse la regina con un filo di voce. Dobbiamo tentare qualcosa! Non
possiamo restare a guardare senza fare nulla!
In quello stesso istante dalle mura d'oriente part un colpo di catapulta. Il proiettile, avvolto
dalla pece infuocata, descrisse una traiettoria nel cielo grigio, lasciandosi dietro una scia di fumo nero.
Precipit nel vuoto e cadde sulle sponde dell'Albion in una nube di fuoco. Dei soldati kahuri, sorpresi
dall'esplosione, furono avvolti dalle fiamme e si gettarono in acqua nel tentativo di scampare alla
morte. I compagni si diedero subito ad arginare l'incendio, per proteggere la torre d'assedio, ma un
altro proiettile, scagliato dalle mura d'occidente, and a cadere poco distante dal primo, colpendo altri
soldati.
La torre  fuori portata disse Air'elph, ma forse riusciremo a tenerli impegnati con il fuoco...
almeno per un po'.
Ossidea guard con orrore i corpi dei kahuri contorcersi tra le fiamme; poi volt lo sguardo a
oriente e mormor poche parole, troppo flebili perch l'elfo potesse sentirle.
***
Quando David apr gli occhi, vide la fiamma di una lucerna ardere sotto un ramo di quercia. Un
profumo di resina e di bosco lo avvolgeva amichevole. Le ombre delle foglie danzavano sulla tela
dell'arbohr; era a casa degli elfi. Ricord allora il momento in cui Mac'roc lo aveva condotto nella
Foresta Eterna e gli arborei lo avevano aiutato a salire fin lass. Le gambe non gli facevano pi male; le
tocc e sent che erano avvolte da bende.
Il giovane si mise a sedere e vide delle fasciature scure, che sembravano ricavate dalla corteccia
di qualche albero.
In quell'istante entr Ohedn; aveva anche lui le medesime fasciature, che avvolgevano la mano
e il braccio destro.
Ben svegliato, David! disse l'elfo che sembrava aver gi recuperato le forze.
Dove ci troviamo? chiese il ragazzo.
Siamo ai confini orientali di Arbora.
Dov' Mac'roc?
Non lontano da qui. Hanno riunito un consiglio di guerra nel bosco.
Un consiglio di guerra? ripet il giovane e fece per alzarsi, ma fu colto da una vertigine e
dovette aggrapparsi a un ramo per non cadere.
Sei ancora debole disse l'arboreo mentre lo aiutava a reggersi.
Sto bene, Ohedn, non preoccuparti rispose il ragazzo.
Quando usc dall'arbohr e guard in basso, vide l'esercito degli uri tra gli alberi sacri; alla luce
delle torce, elfi e giganti si muovevano gli uni accanto agli altri in un gran viavai di soldati e di armi.
La sua missione era stata compiuta.
Sono insieme disse.
Come? chiese Ohedn.
Elfi e giganti, arborei e soldati di Roc'Oorc... sono insieme.
S... grazie a te, David.
Dov' riunito il consiglio di guerra?
Proprio l. Ohedn indic il fuoco che ardeva in una piccola radura.
Il ragazzo scese veloce lungo il tronco, percorrendo la scala di corda. Ai piedi dell'albero trov
Sabrh, intento a mangiare sopra un cumulo d'erba fresca. Il cavallo gli annus la testa, sfior il suo
viso con le labbra irsute, poi riprese a mangiare tranquillo. Il giovane lo esamin per bene e si accorse
che aveva una brutta ferita sulla coscia sinistra; un lungo taglio inferto da una scimitarra kahura nel
corso della battaglia del giorno prima.
L'abbiamo lavata con cura disse Ohedn esaminando la ferita assieme al ragazzo. Sabrh
star bene.
David annu e accarezz il cavallo affettuosamente; poi si diresse verso il luogo del consiglio.
Al suo passaggio i soldati ammutolivano e lo guardavano come se fosse stato un fantasma; pi
volte il ragazzo sent sussurrare il proprio nome: David Dream... il piccolo gigante.
***
Attorno al piccolo fuoco che ardeva tra gli alberi, illuminati dalla luce delle fiamme, i
comandanti dell'esercito degli uri sedevano accanto agli ufficiali di Arbora. David rest per un istante
a guardare in disparte, nascosto nell'ombra. Un elfo particolarmente alto stava in piedi al centro del
cerchio.
Tutti noi sappiamo che elfi e giganti si combatterono in un tempo lontano diceva
l'arboreo,una guerra che dur oltre duecento anni; ma questa notte giganti ed elfi siedono gli uni
accanto agli altri e domani combatteranno assieme, alleati contro il male. Che questo possa essere
l'inizio di una nuova era; Ossidea etheran'him!
Ossidea etheran'him! gli fecero eco gli altri ufficiali.
Improvvisamente l'elfo smise di parlare e punt gli occhi verso gli alberi.
Ben arrivato, David Dream disse portando il pugno destro sulla spalla sinistra.
Il ragazzo si sent scoperto e sebbene la timidezza gli legasse le gambe, si fece avanti. Solo
allora riconobbe Lihen'ol, l'ufficiale di Arbora che per primo aveva accolto lui e Mac'roc nella
Foresta Eterna.
I soldati seduti attorno al fuoco si zittirono e tutti guardarono il giovane della razza degli uomini
con grande stupore. Qualcuno di loro si alz in piedi in segno di rispetto.
La fiducia di Ossidea non  stata mal riposta disse Lihen'ol.
Sono vivo solo grazie all'aiuto di molti amici rispose il ragazzo. Quali notizie dalla Citt del
Cielo?
Da oltre dieci giorni Etheria  sotto assedio rispose l'elfo. Nessuna notizia pu entrare o
uscire dalla citt, ormai.
Allora dobbiamo fare presto disse David.
Fa piacere vedere che hai ripreso le forze, Rown'roc. Era stato Thor'roc a parlare.
Riprenderemo la marcia appena sar terminato il consiglio; siedi con noi cos dicendo, il comandante
di Roc'Oorc fece cenno con la mano e indic un posto vuoto tra lui e Mac'roc. Il ragazzo si accovacci
sull'erba tra i due giganti e il principe di Roc'Oorc gli strizz l'occhio.
Due settimane fa riprese Lihen'ol i kahuri sono entrati nella Grande Radura. L'esercito delle
montagne conta oltre duecentomila guerrieri, ma Kahs ha dovuto lasciare almeno trentamila soldati a
guardia della breccia nella foresta, per garantirsi una via di fuga e proteggere i convogli dagli attacchi
degli elfi. Altri ventimila kahuri presidiano la radura e scortano i convogli fino al campo d'assedio. Il
grosso dell'esercito, oltre centocinquantamila guerrieri,  accampato a poche leghe da qui, sulle sponde
dell'Albion, ai piedi della Citt del Cielo. In soli sette giorni i kahuri hanno eretto una torre d'assedio
pi alta delle torri gurbl e sulla cima di quella torre hanno montato la catapulta pi grande che abbia
mai visto, in grado di lanciare proiettili a oltre mezza lega, abbastanza per colpire le mura di Etheria.
Abbiamo tentato di distruggere la catapulta inviando una squadra di soldati scelti, ma Kahs ha
disposto una serie di linee difensive per proteggere la torre; gli arborei sono stati catturati e uccisi. Non
c' modo di passare le linee nemiche senza sfondare concluse l'ufficiale di Arbora guardando il
comandante di Roc'Oorc.
Thor'roc si alz in piedi e prese il posto di Lihen'ol al centro del cerchio.
Domani combatteremo contro i kahuri disse il comandante con voce calma e ferma.
Giungeremo all'alba nella Grande Radura, a nord-ovest di Etheria. Se non incontreremo dei soldati di
pattuglia, potremo giungere molto vicini alla citt senza essere visti, nascosti dal profilo della collina.
Mentre ascoltava le parole di Thor'roc, David osservava i volti dei giganti e degli elfi illuminati
dalla luce del fuoco. Quando il suo sguardo si ferm sul viso di Hanc'roc, il giovane capitano di
Roc'Buhr, il ragazzo rabbrivid: nei suoi occhi ardeva una furia selvaggia, una rabbia assoluta.
Attaccheremo il campo d'assedio di Kahs col favore del terreno in pendio continu
Thor'roc. La carica degli uri colpir il cuore dell'accampamento e spezzer l'assedio. Gli elfi
seguiranno i giganti in campo aperto e mentre noi combatteremo contro i kahuri, i soldati di Arbora
prenderanno la torre d'assedio e la distruggeranno. Il nemico  almeno tre volte pi numeroso, ma
l'effetto sorpresa ci dar un grande vantaggio. Se vinceremo la battaglia dell'Albion concluse il
comandantel'esito della guerra sar a favore della nostra alleanza; ricacceremo i kahuri sulle
montagne da cui sono discesi.
***
I giganti si misero in cammino in ordine sparso. Faceva una certa impressione vederli sfilare
silenziosi tra gli alberi sacri. Non si poteva fare a meno di notare che quelle creature erano fuori luogo;
un popolo di pianura e di steppa precipitato nel regno degli elfi. E proprio gli arborei erano i pi stupiti;
osservavano dall'alto dei rami il corteo di giganti transitare sotto di loro e molti si chiedevano se quei
colossi se ne sarebbero mai andati. Anche i soldati pi giovani sapevano che molti anni prima, in un
tempo che solo gli anziani ricordavano, i giganti avevano attaccato la Foresta Eterna, con l'intento di
conquistare la Citt del Cielo; solo la difesa coraggiosa degli elfi aveva impedito che l'esercito degli uri
raggiungesse Albor'han, la Grande Radura. Quell'impresa straordinaria aveva contribuito alla fama
degli arborei come guerrieri imbattibili, gli unici capaci di opporsi alla forza degli uri.
Ora i discendenti di quei giganti venivano in aiuto degli antichi nemici; ai guerrieri invincibili
non restava che lasciarli passare.
Quando il buio avvolse la foresta, gli elfi accesero le lucerne e tracciarono il percorso attraverso
Arbora con una fila di fiammelle tremule, sospese tra gli alberi. I giganti seguivano il chiarore delle
lanterne come bambini sperduti nell'oscurit.
Come vanno le ferite, Rown'roc? chiese Mac'roc.
David stava in sella a Sabrh e il principe di Roc'Oorc marciava al suo fianco.
Sto bene, grande roccia rispose il ragazzo passando una mano sulle gambe fasciate.L'acqua
dell'Olor ha compiuto il suo prodigio.
Improvvisamente si ud la voce di un soldato giungere dalle retrovie; il giovane aveva intonato
una nenia malinconica.
Uno dopo l'altro i giganti si unirono al compagno, indifferenti agli sguardi stupiti degli elfi. Un
canto lugubre e bellissimo, appena sussurrato, si diffuse tra gli alberi della foresta.
Che cos', Mac'roc? chiese David.
 una preghiera funebre rispose il principededicata ai morti della battaglia dell'Albion.
Il ragazzo deglut.
Pensi che ci saranno molte perdite?
Come?
Temi che molti giganti moriranno domani?
Non  per i nostri morti che cantano, Rown'roc disse Mac'roc guardando attorno,ma per i
nemici che saranno uccisi; questa notte i giganti chiedono perdono alle anime dei kahuri.
David deglut di nuovo.
***
Il corpo massiccio di Molok comparve dal buio preceduto dal rumore dell'armatura.
La catapulta  pronta, mio signore disse il kahuro, fiero di aver portato a termine il suo lavoro
in un tempo tanto rapido.
Kahs si volt lento verso il guerriero e fece un cenno col capo, appena percettibile, in segno di
apprezzamento; poi torn a guardare la Citt del Cielo.
Molok aspett, finch il signore oscuro alz lentamente la mano destra, come nel gesto della
benedizione. Il kahuro sorrise, mostrando un ghigno orribile, e si allontan soddisfatto.

CAPITOLO 24.
IL SIGNORE OSCURO.

Sotto il tiro della corda, il legno gemeva producendo un suono lugubre e angosciante, come il
lamento di un animale ferito a morte. A ogni giro del paranco, il braccio si fletteva all'indietro e
sembrava ogni volta sul punto di spezzarsi.
La grande catapulta richiedeva la forza di decine di kahuri per essere armata. Le funi
scendevano dalla cima della torre fino a terra e attraversavano l'intero campo d'assedio. Al comando
dei capitrib, i guerrieri delle montagne avevano formato due lunghe file parallele. Reggendo una
grande torcia sopra la testa Molok urlava per incitare i soldati al tiro. I muscoli si tendevano sotto le
armature brunite e i kahuri ringhiavano per la fatica. Sotto l'occhio vigile dei mastri, i grandi paranchi
ruotavano lenti.
Stanno caricando la catapulta disse Raha'al, il comandante della guardia reale.
Dalla sua postazione sulle mura di Etheria, poteva sentire distintamente le grida ritmate dei
kahuri.
Sganciate! ordin abbassando il braccio.
Dalla Citt del Cielo part un colpo di difesa che and a cadere davanti alla torre d'assedio. I
guerrieri delle montagne continuarono a tirare le funi senza curarsene, mentre i compagni cercavano di
arginare le fiamme scaturite dal proiettile.
Scagliate! grid un ufficiale elfo dalle mura d'oriente.
Scagliate! ordin un compagno dalla cima della Citt del Cielo.
Scagliate! Scagliate! Scagliate!
Una pioggia di proiettili incendiari si stacc dalle mura di Etheria, solc il cielo buio e precipit
sulle sponde dell'Albion. I trabucchi continuarono a lanciare senza sosta, nel tentativo disperato di
appiccare il fuoco alla torre d'assedio, ma fu tutto inutile.
Improvvisamente i kahuri si zittirono e il legno smise di gemere. Un silenzio assoluto giungeva
ora dal campo nemico. Gli occhi dei soldati elfi erano tutti puntati sulla cima della torre, nell'attesa
ineluttabile di quel che sarebbe accaduto.
Quando la fiamma si accese nel mestolo, gli etheri corsero a ripararsi in ogni angolo.
Che Arcon ci protegga disse Ossidea fissando la fiamma distruttrice che ardeva nel punto pi
alto.
Con un colpo secco e violentissimo, la catapulta fu sganciata e il lungo braccio ruot nell'aria.
Il proiettile di fuoco inizi il suo lungo tragitto, disegnando un arco nel cielo; sfrecci come una
meteora sopra Vitra e precipit con uno schianto sulle mura d'oriente, seminando distruzione e
terrore. Gli elfi si affrettarono a spegnere gli incendi, dirottando sulle fiamme l'acqua dei canali, ma gi
i kahuri caricavano la catapulta per un secondo colpo. Per la prima volta da quando era stata eretta, la
Citt del Cielo conosceva la distruzione della guerra.
***
Il ragazzo stava in sella a Sabrh; il cavallo procedeva al passo. Le lanterne degli elfi
illuminavano i rami degli alberi e tracciavano la via attraverso la foresta. I passi dei giganti
accompagnavano quelli del destriero.
Marciavano da molte ore ormai e David lottava contro il sonno; gli capitava talvolta di chiudere
gli occhi e assopirsi appena, cullato dall'andatura del suo destriero. Sabrh sembrava aver inteso qual
era la strada da seguire e procedeva sicuro lungo il sentiero di luci.
D'un tratto il ragazzo fu scosso da un grugnito; apr gli occhi di soprassalto e subito si convinse
d'aver sognato. Sentiva i passi dei soldati da una parte e dall'altra, assieme a un clangore ritmato di
scudi e armature. Si volt da un lato e vide un guerriero di media statura marciare al suo fianco, ma la
luce delle fiaccole danzava tra le fronde confondendo i contorni delle figure.
Il giovane scrut nel buio e gli parve di scorgere una lunga coda pendere dalla testa di quel
soldato e cadere fin quasi ai piedi.
'Ma chi...?'
Il guerriero pass sotto la luce di una fiamma e David vide chiaramente gli anelli alle dita e la
grande scimitarra che pendeva sul fianco. Il ragazzo trasal e allung una mano deciso a dare l'allarme,
ma la voce gli mor in gola quando si accorse che i kahuri marciavano attorno a lui da ogni parte. Cerc
di nascondere il viso e preso un drappo scuro, se lo cal sulla testa e sulle spalle. Fissava il dorso del
cavallo con il capo chino, sperando che i guerrieri non lo riconoscessero. Gli parve allora che la
criniera di Sabrh fosse diventata nera come la notte.
'Ma... come  possibile?'
Lentamente allung una mano per toccarla e fu allora che si accorse che le sue dita erano
avvolte da un guanto d'argento.
'No...!'
Un senso di angoscia insopportabile lo soffocava; sentiva il bisogno di gridare, ma i kahuri
marciavano attorno a lui a centinaia, a migliaia.
David si tocc il petto e sent l'armatura sotto la stoffa.
'No! No!'
L'orda usc dal bosco e continu la marcia in campo aperto. Un tappeto di cenere ricopriva il
terreno; il cielo notturno era rischiarato da una strana luce giallastra.
Il cavallo si ferm e i guerrieri si disposero al suo fianco da una parte e dall'altra, formando una
schiera interminabile. Qualcuno di loro reggeva una torcia da cui si levava un fumo nero e un odore
acre di olio bruciato.
Restarono cos, guardando fisso di fronte a s, finch dall'oscurit comparve la luce di una
fiamma. I contorni delle figure erano confusi, ma in breve si riconobbe un drappello di soldati che
procedeva verso di loro. Al centro camminava un guerriero straordinariamente robusto che reggeva la
fiaccola.
Il giovane di nuovo temette d'essere scoperto, ma il cappuccio nero gli copriva interamente il
capo, nascondendolo. Il kahuro giunse dinnanzi al destriero e chin la testa in segno di riverenza.
Quando la rialz, David si accorse che aveva una lunga ferita che attraversava entrambi gli occhi.
Il giovane hbrom  morto, mio signore disse il soldato sfregiato nella lingua delle montagne.
A quelle parole il ragazzo sent le membra avvampare, come se i suoi abiti avessero preso
fuoco. Ansim in preda al terrore, cerc di gridare, ma era come paralizzato. Infine ud una risata
agghiacciante uscire dalla propria bocca, una risata interminabile che lo accompagn fino alla soglia
del sonno.
Svegliati, Rown'roc!
David apr gli occhi e vide la criniera chiara di Sabrh.
La voce calda e amichevole di Mac'roc giunse dalla sua destra.
Tutto bene? chiese l'amico.
Ho fatto un sogno.
Ancora Kahs?
Il ragazzo annu.
Vuoi raccontarmelo?
David esit.
Io... io ero...
Cosa?
Niente... era solo un sogno.

CAPITOLO 25.
IL POTERE DI OSSIDEA.

Il proiettile di fuoco si lev dalla catapulta e percorse silenzioso il suo tragitto nel cielo, fino a
schiantarsi con un boato assordante sulle mura di Etheria. Dalla citt partirono, uno dopo l'altro, due
colpi di trabucco, che precipitarono nell'Albion senza nuocere. La torre di Kahs era fuori portata e a
nulla valevano gli sforzi degli elfi; Etheria era un bersaglio indifeso, ormai. Gli incendi, scaturiti dai
molti proiettili che avevano colpito la citt, erano senza controllo. Le fiamme splendevano altissime
nella notte pi lunga, alimentando la furia dei kahuri.
Dovete andare, mia regina! disse Air'elph osservando il fuoco alzarsi dalle mura di
occidente.Galanthr vi porter al sicuro.
Ossidea guardava impietrita la devastazione della Citt del Cielo.
Presto, andate, prima che sia troppo tardi. Galanthr, vieni! Portala via da qui! gridava il
vecchio elfo disperato, ma la regina era immobile. Infine Air'elph la prese con decisione per un braccio
e la trascin verso le sponde dell'Etherion.
Ossidea, vi prego! Non lasciatemi assistere alla vostra morte! Salite sul cigno, fuggite!
Non posso lasciare il mio popolo, Air'elph! Non posso abbandonarlo alla furia di Kahs!
Ma in che modo potrete aiutarli se morirete? Met-tetevi in salvo! Tornerete dal vostro popolo,
un giorno, se... quando tutto questo avr fine.
No! disse Ossidea risoluta e roteando la mano nell'aria comand a Galanthr di allontanarsi.
Ma siamo senza difese! Non c' pi speranza!
No! Non  vero! I giganti arriveranno. Dobbiamo resistere!
 troppo tardi, mia regina, la citt cadr.
Il consigliere tacque per un istante e ascolt i rumori della battaglia; i boati facevano tremare le
pareti della reggia.
Andate, vi prego!
L'elfa scosse il capo.
Etheria non cadr questa notte disse infine.
Air'elph cap allora che non c'era modo di convincerla. Rassegnato, il consigliere si ricompose
e ignorando i fragori delle esplosioni chin la testa in segno di obbedienza.
E sia. Ai vostri comandi, mia regina.
Ossidea usc e percorse veloce i giardini di Vitra, dirigendosi verso il Lago del Cielo;
Galanthr la segu calmo nuotando nel canale. La regina si ferm sul ciglio della grande cascata e
guard ferma verso la torre d'assedio. Le fiamme illuminavano il suo bel viso di elfa e un vento le
agitava i lunghi capelli castani.
Neth'er ror'han erth lehl Etheria disse con un filo di voce. Etheria non cadr nell'orrore del
buio. Poi guard verso il cielo scuro e mentre nuove esplosioni sprigionavano i loro bagliori, sussurr:
In'hel l'hor, Arcon thor'! Lehr fil'hil hal'grahan!
Ossidea chiuse gli occhi e ripet quelle parole ancora una volta e poi ancora e ancora: In'hel
l'hor, Arcon mohr! Lehr fil'hil hal'grahan!
Il fragore degli schianti, le urla degli elfi, riempivano il cielo di Etheria, ma la regina sembrava
ignorare ogni cosa. Sottovoce, ripeteva la sua preghiera, finch le lacrime cominciarono a fluire dagli
occhi socchiusi.
In'hel l'hor, Arcon rehon! Lehr fil'hil hal'grahan!
Improvvisamente una folgore scatur da una nube altissima e trafisse il cielo buio fino a cadere
ai piedi della Citt del Cielo; il boato del tuono fu cos forte da coprire ogni altro suono. I guerrieri
delle montagne, impressionati, esitarono.
In'hel l'hor, Arcon chrysos! Lehr fil'hil hal'grahan!
Ossidea continuava a pronunciare le parole elfiche; il suo esile corpo stava dritto nel bel mezzo
della tempesta, mentre il vento si faceva pi forte e sembrava sul punto di spazzarla via.
Un altro fulmine percorse la volta buia e precipit a pochi metri dalla torre d'assedio,
accompagnato da un fragore assordante. I kahuri arretrarono intimoriti.
Il signore oscuro percorse lentamente le retrovie, super la torre e si ferm sulle sponde
dell'Albion, proprio l dove la folgore aveva conficcato il suo artiglio. Kahs estrasse la spada e,
puntandola verso il cielo, si rizz sulle staffe, sfidando la tempesta a colpirlo.
Nehor cleis'hir rehos, elph! grid nella lingua di Ossidea e la sua voce risuon nell'aria
attraverso il vento e il boato dei tuoni. Il vostro tempo  finito, elfi!
La folgore scatur terribile dalle nubi d'inchiostro, illuminando il campo d'assedio; percorse
l'aria con un suono spaventoso e si avvent sul cavaliere, scaricando la sua furia sull'acciaio della
spada.
Ahhrgh! url Kahs mentre la sua armatura brillava di una luce bianchissima che rifulse
attraverso il mantello stracciato.
I guerrieri kahuri, investiti da quel bagliore accecante, indietreggiarono; ma quando il fulmine si
estinse e il buio torn ad avvolgere le nubi, il signore oscuro era ancora in sella al suo destriero.
Non questa volta, regina degli elfi! ringhi Kahs.
Poi volt il cavallo verso la catapulta e incit i kahuri a riprendere.
Non fermatevi, guerrieri delle montagne! Domani saccheggerete la Citt del Cielo! Domani
banchetteremo a Vitra!
Eccitati dalle grida del loro comandante immortale, i kahuri ripresero a tirare le funi che
muovevano gli argani e il braccio della catapulta torn a flettersi.
Ma prima che un nuovo proiettile fosse scagliato, dal cielo buio cominciarono a cadere delle
grandi gocce solitarie. Piccoli cerchi si disegnarono sulla superficie dell'Etherion; prima uno, poi un
altro, poi altri ancora, sempre pi numerosi, finch l'acqua sembr ribollire. In breve una pioggia
torrenziale prese a scendere sulle statue e sulle mura di pietra della citt sacra, gonfiando i canali
d'acqua che l'attraversavano. La terra della radura si mut in fango; i kahuri faticavano a tirare le funi
intrise d'acqua, le torce si spegnevano e i mastri non riuscivano a incendiare la pece.
Quando sent le gocce caderle sul viso e confondersi alle lacrime, Ossidea apr gli occhi e
guard Etheria. La Citt del Cielo era sotto un diluvio; la pioggia cadeva cos fitta che a malapena si
riusciva a scorgere la cima della Torre di Druhm. L'acqua cominci a scorrere fuori dai canali,
invadendo le strade e le piazze, e a cadere dalle mura di cinta come da un calice troppo pieno. I roghi
che divoravano la citt in breve furono spenti dalla furia del temporale.
La regina si volt verso sud e guard in direzione del nemico.
Etheria non cadr questa notte disse infine.
***
Per tutto il resto della notte, la tempesta spazz la Grande Radura, impedendo al fuoco di Kahs
di distruggere la Citt del Cielo. All'alba le nubi si alzarono e la pioggia si fece via via pi debole, fino
a trasformarsi in una nebbia sottile che avvolse Etheria come un bozzolo evanescente. Ossidea, pallida
e tremante, torn a guardare oltre le mura di Vitra.
Hanno ripreso a tirare disse Air'elph sentendo le grida ritmate dei kahuri giungere dalle
sponde dell'Albion.
S rispose Ossidea; la regina volt lo sguardo verso occidente, in direzione della collina, e per
la prima volta dopo molti giorni i suoi occhi sorrisero. Ma  troppo tardi.
Quando anche il consigliere guard verso ponente, vide oltre la cortina di nebbia un cavallo
color della sabbia che portava in sella un giovane cavaliere. Il vessillo di Roc'Oorc garriva alla corsa del destriero.

CAPITOLO 26.
LA BATTAGLIA DELL'ALBION.

Igiganti stavano disposti in file parallele, gli uni dietro agli altri, impugnando le spade e gli
scudi. I loro corpi possenti, animati dalla tensione della battaglia imminente, fumavano di vapore nella
luce dell'alba. Thor'roc, immobile, guardava il campo d'assedio misurando con gli occhi le forze del
nemico. Le urla dei kahuri, impegnati ad armare la catapulta, giungevano dalle sponde dell'Albion.
Sono migliaia... disse David con un filo di voce.
Per quanto avesse cercato di immaginare quell'istante, la realt della guerra lo aveva colto di
sorpresa; l'esercito delle montagne aveva invaso la Grande Radura come una piena. Attraverso la
nebbia si intravedeva la lugubre figura della torre d'assedio eretta da Kahs.
Sottili colonne di fumo nero salivano dalla Citt del Cielo.
David Dream sguain Inuk e si accost al comandante di Roc'Oorc.
Presto, Thor'roc!
Il gigante volt le spalle al campo d'assedio e guard i soldati schierati.
Guerrieri di Roc'Oorc! Questo  il giorno in cui si decide il futuro della Terra di Arcon, questa
la battaglia. Per migliaia di anni gli arconidi ricorderanno l'esito della guerra, i vittoriosi... e i vinti. I
kahuri non si aspettano un attacco, ma se non riusciremo a spezzare l'assedio oggi, non avremo una
seconda possibilit. Il nostro nemico  ben armato e almeno tre volte pi numeroso; non ci sar
rivincita. Che la forza dell'uro animi le vostre spade.
Poi il comandante prese lo stendardo di Roc'Oorc e si avvicin al giovane della razza degli
uomini.
A te, David Dream! Tu hai condotto l'esercito degli uri sulle soglie della gloria eterna. Dai tu
l'ordine e cos dicendo gli pass il vessillo.Al tuo segnale, Rown'roc!
David prese la bandiera e la testa dell'uro sventol sopra di lui. Il giovane, incredulo, pass in
rassegna con lo sguardo i soldati di Roc'Oorc, finch i suoi occhi incrociarono quelli di Mac'roc. Il
gigante annu in silenzio.
Il ragazzo gir il cavallo verso la Citt del Cielo e lo spron in campo aperto; il vessillo di
Roc'Oorc garr alla corsa di Sabrh. Fu allora che la regina degli elfi, dall'alto delle mura di Etheria,
scorse il giovane cavaliere.
David prosegu fino al margine del pendio, poi si ferm e guard il nemico. Le grida dei kahuri
giungevano pi forti, assieme al lamento lugubre del braccio della catapulta che si fletteva all'indietro.
Il principe degli uomini rimase per alcuni lunghi istanti immobile, paralizzato da quello
spettacolo sconvolgente. Poi sguain Inuk e la punt verso il cielo cupo.
Fu Molok a scorgere per primo Sabrh sulla cima della collina; per un lungo istante scrut
quella figura misteriosa, comparsa dal nulla come uno spettro. Poi guard i suoi uomini e in pochi
istanti si rese conto del pericolo che incombeva su di loro. Le sue grida di allarme giunsero all'orecchio
dei giganti.
Lo hanno visto!
Ora, David Dream!
Che cosa aspetta!
Abbassa quel braccio, Rown'roc!
Mentre l'agitazione si diffondeva tra le file dei soldati di Roc'Oorc, David alz lo sguardo al
cielo; una spessa coltre di nubi grigie oscurava l'alba e sembrava impossibile che il sole potesse tornare
a splendere sulla Grande Radura. Il giovane fu colto da un senso di vertigine e stordimento. Gli parve
che l'intera volta celeste ruotasse attorno alla punta della sua spada. Una freccia nera, scagliata dal
campo nemico, attravers il cielo, accompagnata da un lungo sibilo.
'E sia, allora'.
Il principe degli uomini chiuse gli occhi, strinse il pugno attorno all'elsa e abbass Inuk.
Gli sembr allora che la collina alle sue spalle esplodesse, generando una gigantesca onda di
guerrieri. Un boato assordante, come il rombo di un tuono interminabile, lo travolse; la carica degli uri
era cominciata.
Mentre l'esercito dei giganti scendeva verso l'Albion come un fiume scintillante di spade e
armature, David sedeva immobile sul dorso di Sabrh, con la spada abbassata; ogni cosa gli sembrava
lontana, come in un sogno. Vide Thor'roc e Hanc'roc guidare la carica verso il campo d'assedio; i
guerrieri dalle lunghe barbe passavano accanto al cavallo, urlando selvaggiamente, ma le loro grida
echeggiavano lontane, attutite dallo stordimento.
David segu la discesa dei guerrieri di Roc'Oorc in uno stato ipnotico; solo quando i giganti
giunsero sulle sponde dell'Albion e le loro spade incrociarono le scimitarre dei kahuri, il ragazzo torn
in s.
Il frastuono dello scontro lo travolse come una tempesta; acciaio contro acciaio, ferri spezzati,
scudi divelti, il sangue, le urla, la morte.
Ricord le parole di Thor'roc: Se riusciremo a colpire il nemico di sorpresa avremo un grande
vantaggio.
Il piano del comandante di Roc'Oorc si stava ora compiendo e una furia spietata si abbatteva
sull'esercito invasore. Gli uri travolsero il nemico con la forza di un maglio. La carica dei giganti
penetr in profondit nelle linee nemiche, come una mandria di bisonti in un campo di granturco. La
violenza dei colpi era tale da squarciare le armature e in breve il terreno si copr di corpi martoriati.
Fu allora che David lo vide; il destriero nero era circondato da una schiera di guerrieri che si
agitavano come il mare in tempesta. Il cavaliere roteava la spada nell'aria, incitando i soldati allo
scontro, ma l'onda dei giganti sembrava inarrestabile.
I soldati delle montagne si arroccarono attorno alla catapulta; dall'alto della torre, gli arcieri
kahuri potevano tirare sul nemico, offrendo un po' di copertura ai compagni.
Nek rek'hen hor kahri! Nek rek'hen! url Molok piazzandosi al centro della battaglia.
I guerrieri di Kahs piantarono i piedi nel fango e alzarono una barriera di scudi attorno alla
torre d'assedio; la forza d'urto dei giganti si infranse sul legno e sul ferro. I soldati di Roc'Oorc si
trovarono cos sotto il tiro degli arcieri e una pioggia di frecce li colp dall'alto della torre.
Arbor'elph! Irguam la'har!
Gli elfi, che fino a quel momento erano rimasti nascosti tra gli alberi, si gettarono nel
combattimento. Al comando di Lihen'ol, gli arborei corsero nella radura e si disposero alle spalle dei
soldati di Roc'Oorc, abbastanza vicini da poter colpire con le loro frecce gli arcieri kahuri appostati
sulla torre. Fu allora che Thor'roc radun la guardia reale.
Soldati di Roc'Oorc! grid alzando la spada. Con me!
Il comandante si gett verso il nemico seguito dai suoi guerrieri pi fedeli.
Quando i kahuri nelle prime linee lo videro avanzare, gigante tra i giganti, indietreggiarono
intimoriti.
Nek rek'hen! li incit Molok. Non cedete!
La spada di Thor'roc si abbatt sulla muraglia di scudi con la forza dell'uro, mandandoli in
pezzi. La barriera si ruppe e la guardia reale riusc a penetrare nelle difese nemiche aprendo una
profonda breccia.
Ohedn! grid Lihen'ol. Ora! Prendete la torre!
Al comando dell'ufficiale elfo, un manipolo di arborei, guidati da Ohedn, diede l'assalto.
Appena sentirono le loro grida, i soldati di Thor'roc allinearono gli scudi sopra le teste a formare una
specie di ponte mobile. Gli elfi, velocissimi, saltarono da uno scudo all'altro, finch riuscirono a
raggiungere la torre d'assedio; si arrampicarono sulle travi con agilit animalesca. I kahuri a guardia
della catapulta tentarono di fermare l'assalto, ma si trovarono sotto il tiro infallibile degli arcieri e
dovettero ripararsi per non essere trafitti. Ohedn e i suoi compagni salirono rapidi; i tronchi degli
alberi sacri, tagliati dalle scuri kahure, gli furono ancora una volta alleati. I guerrieri delle montagne,
sopraffatti dalla velocit degli elfi, caddero uno dopo l'altro; in pochi minuti la torre fu conquistata e
divenne una postazione degli arborei.
I kauri si ritrovarono sotto una pioggia di frecce; quando tentavano di ripararsi alzando gli
scudi, venivano falciati dalle spade di Roc'Oorc.
Nek! Nek! Rek'hen hork! gridava Molok cercando di tenere assieme le file, ma fu inutile.
I soldati di Kahs si dispersero in tutte le direzioni e gli uri li incalzarono senza piet, fino al
margine della radura. Cercando di scampare alla furia dei giganti, molti si rifugiarono nella foresta, ma
una sorte anche peggiore li attendeva silenziosa tra le fronde. Gli elfi non ebbero piet di chi aveva
osato bruciare gli alberi sacri, distrutto i loro arbohr, minacciato la Citt del Cielo. Gli arborei
compirono la loro vendetta e nessun kahuro usc vivo dalla Foresta Eterna.
Kahs vide la disfatta del suo esercito ad opera di un popolo che avrebbe dovuto trovarsi
dall'altra parte del Mare di Mezzo; quando cap che non c'era pi speranza, il signore oscuro cerc con
lo sguardo il giovane cavaliere. David era ancora l, immobile nel punto in cui aveva impartito l'ordine
di attacco. Per un lungo istante i due si fissarono in lontananza e il ragazzo sent un brivido gelido
correre attraverso il corpo. Infine il cavaliere oscuro, accerchiato dal nemico, spron il destriero, ma
prima di lanciarsi al galoppo punt il dito verso il giovane e questi fu certo di udire la sua parola nella
propria mente.
'Seguimi'.
Il principe degli uomini rinfoder la spada, piant lo stendardo nel terreno, afferr le briglie e si
gett all'inseguimento.
L'ormro attravers il campo di battaglia come una folgore, correndo tra i corpi straziati che
giacevano nel fango. Super la torre d'assedio e continu verso sud, lasciandosi dietro l'odore
dell'acciaio e del sangue.
Quando la regina degli elfi, dall'alto delle mura di Etheria, vide il principe degli uomini
cavalcare dietro al nemico, preg in cuor suo che non riuscisse a raggiungerlo.
Non andare, David mormor Ossidea. Non sei ancora pronto.

CAPITOLO 27.
L'ANTICO PASSATO.

Una nebbia densa e fumosa lo avvolgeva; l'aria umida aveva l'odore della cenere. Gli zoccoli di
Sabrh calpestavano i tronchi carbonizzati e il manto chiaro del cavallo si tingeva di nero. Il ragazzo
cerc di scorgere il cielo oltre la caligine, ma sembrava che il mondo intero si fosse dissolto.
Lentamente comparve dal nulla una figura spettrale; allungava gli arti monchi attraverso la
nebbia, come un cieco, tentando invano di ritrovare i compagni caduti. David trasal. Sguain la spada
e si avvicin cauto. Appena lo sent arrivare, lo spettro si immobilizz e il giovane lo riconobbe: era lo
scheletro di un albero, i resti lugubri, cinerei, di una creatura millenaria, distrutta dal fuoco di Kahs. Il
grande tronco nodoso si ergeva dalla polvere oltre la morte.
David lo guard in silenzio, cercando di immaginare la creatura possente e bellissima che era
stata. Poi distolse lo sguardo e prosegu.
Sabrh sfil lento tra i resti carbonizzati della Foresta Eterna, accompagnato dal rumore degli
zoccoli sulla cenere.
La figura del cavaliere oscuro comparve solitaria e improvvisa dinnanzi a loro; stava ferma sul
suo destriero, avvolta dalla nebbia. David fren il cavallo e per un istante infinito i due si fissarono in
un silenzio irreale; poi la voce di Kahs risuon nella bruma come in un sogno.
Avvicinati.
All'udire quelle parole il ragazzo prov una sensazione di sconvolgimento che quasi lo fece
cadere di sella; era la medesima sensazione angosciante che aveva provato nel deserto di sale, tra i
tumuli del popolo perduto, poco prima di cadere malato.
Chi sei? chiese cercando di nascondere la paura.
Sei sicuro di volerlo sapere?
David annu.
Vieni pi vicino.
Il ragazzo spron appena Sabrh e giunse a pochi passi dal cavaliere.
Lo sapevo disse il signore oscuro fissandolo dal buio,solo un giovane della tua stirpe poteva
fermare l'esercito di Kahs.
David scrut nell'ombra cercando inutilmente di vedere il suo viso sotto il cappuccio.
Che cosa significa? Chi sei?
Tu davvero... non lo sai?!
David non rispose.
Perch combatti per gli elfi?
Tu... tu sei il male!
Ne sei proprio sicuro, giovane hbrom?
David sent un brivido gelido.
Hbrom? ripet.Perch mi chiami cos?
Il cavaliere oscuro fu percorso da un lieve sussulto; la sua risata lugubre echeggi nella nebbia.
Allora la domanda non  chi sono io disse poi,ma chi sei tu.
Io?! chiese il ragazzo con voce tremante. Io vengo dal mondo degli uomini; non appartengo
a questo regno.
Ne sei certo? Come puoi parlare la lingua delle origini?
David non rispose.
Ricordi tutto, tranne quella parola: hbrom. Il suo ricordo  stato cancellato.
Cosa significa? Rispondi!
Kahs esit ancora, poi lentamente annu; la sua voce risuon nella nebbia, tetra come una
sentenza di morte.
***
Tre razze sorelle governavano sulla Terra di Arcon nell'antico passato e i loro re si
avvicendavano sul trono di Etheria: gli elfi, l'antico popolo degli alberi, custodi della Foresta Eterna; i
giganti, le creature pi grandi e possenti di Arconia e, infine, la razza di mezzo. Non erano agili e svelti
come gli elfi e neppure forti come i giganti, ma il loro ingegno era insuperabile. Nell'antico verbo
erano detti... hbrom.
David sent una fitta alla testa e di nuovo fu preso dalle vertigini. Sabrh avvert la sua angoscia
e prese ad arretrare irrequieto.
Ma gli elfi riprese Kahs facendosi avantiiniziarono a temere i fratelli di mezzo; avevano
paura delle loro capacit, paura di perdere il predominio sulla Terra di Arcon. Cos tramarono contro di
loro e infine li attaccarono; cercarono di sconfiggerli prima che prendessero il sopravvento. Ma gli
hbrom riuscirono a resistere e a contrattaccare. Quando il loro esercito giunse ai piedi di Etheria e
cinse d'assedio la Citt del Cielo, un druido elfico invoc con l'inganno il potere di Arcon e apr un
varco oltre lo spazio. In un solo istante la razza di mezzo fu spazzata dalla terra delle origini, il suo
ricordo cancellato. Da allora gli arconidi lo chiamano... il popolo perduto.
No... non  vero!
David sent la testa girare e gli sembr che gli alberi scheletrici si staccassero dalla terra e
vorticassero attorno a lui come spiriti desolati, avvolti dalla nebbia. Nella sua mente sconvolta
risuonarono improvvisamente le parole della regina dei nuk nuk: Se comprendi le mie parole,
straniero non sei in questa terra... un segreto terribile ti accompagna, David Dream. Il giovane ripens
alla preghiera di Ossidea: Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini.
Stai mentendo! grid con la voce rotta dall'angoscia.
Oh, no, giovane hbrom, non sto mentendo, e tu lo sai disse il cavaliere oscuro incalzandolo.
Tu combatti fianco a fianco con i tuoi stessi carnefici!
No... non  possibile!
Vuoi vedere il volto di Kahs? disse il cavaliere afferrando il cappuccio che gli copriva il
capo. Vuoi guardare nell'antico passato?
No... fermo!
Hbrom disse Kahs,il popolo perduto. Noi siamo... gli uomini!
E con un gesto si scopr il volto.
Noooooooooooo!
L'urlo di David risuon nella nebbia come un lamento. Per la prima volta da quando era giunto
nella Terra di Arcon, egli guardava una creatura della sua stessa razza.
Il suo volto era magro, scavato, consumato da un odio millenario. Nei suoi occhi scuri ardeva
una rabbia inestinguibile.
Tu combatti la tua stessa stirpe! disse il cavaliere avanzando nella nebbia.
David sent il sangue fluire fuori dal corpo.
No... no. Non  possibile!
Unisciti a me! Riconquisteremo la Terra di Arcon! Gli elfi non meritano di governare!
No...
Sei stato ingannato, giovane hbrom! Riporteremo gli uomini nella terra delle origini!
David fissava il volto di Kahs con gli occhi sbarrati, incredulo, incapace di reagire. Incalzato
dal destriero scuro, Sabrh arretrava tra i rami carbonizzati. L'ormro incespic una volta, poi un'altra,
infine si pieg sul fianco e si accasci a terra. Rotol nella cenere e subito torn a drizzarsi sulle
zampe, ma il ragazzo fu disarcionato. Cadde bocconi e la polvere nera, alzata dagli zoccoli del suo
stesso cavallo, lo accec.
David tent di pulirsi gli occhi, ma la vista gli si fece ancor pi confusa. Si mise carponi e frug
il terreno come un cieco cercando invano di ritrovare la spada.
Unisciti a me! disse il cavaliere ritto sul suo destriero.  inutile che mi combatti. Io e te
saremo sempre della stessa stirpe. Non puoi sconfiggermi. Unisciti a me!
Io e te non siamo uguali! rispose il giovane con la voce rotta dal pianto.
Il cavaliere scese da cavallo e si accost al ragazzo in ginocchio.
Oh, s che lo siamo disse poi chinandosi su di lui,
ogni uomo custodisce dentro di s il seme del potere.
Kahs gli afferr il volto e lo obblig a guardarlo.
Unisciti a me! Governerai al mio fianco nel regno
degli uomini! Non costringermi a uccidere la mia discendenza!
David gli afferr il polso e, pur senza riuscire a liberarsi dalla sua stretta, guard di sbieco, da
una parte e dall'altra.
Di quale regno parli? disse poi fissando negli occhi il signore oscuro. Io vedo solo morte e
distruzione.
Kahs lo fiss in silenzio e il suo sguardo si fece di ghiaccio.
Cos hai scelto...
Il cavaliere strinse il volto del ragazzo con forza, poi lo gett indietro facendo rotolare il
giovane nella polvere.
David non fece in tempo a rialzarsi che sent il suono gelido di una lama sguainata. Arranc
carponi nella cenere, cercando di mettersi al riparo.
Il tuo viaggio finisce qui, giovane hbrom!
Improvvisamente sent un oggetto sotto le dita e lo strinse nel pugno.
Muori! grid il cavaliere calando la spada.
David estrasse Inuk da sotto la polvere, si volt di scatto e la par dinnanzi a s; l'acciaio
scivol sull'acciaio sprigionando scintille e il ragazzo cadde all'indietro per la forza del colpo.
Kahs lo incalz, vibrando un nuovo fendente, ma il giovane rotol sul terreno e riusc a
evitarlo. Fu allora che si accorse di quell'oggetto, appena visibile sotto il mantello del suo nemico.
'Ha un taharn!' pens mettendosi in guardia.
Sei veloce, ma non ti servir a evitare la morte disse Kahs saltando in avanti rapidissimo e
roteando il ferro nell'aria. Quando le due lame si toccarono, David sent Inuk vibrare nel pugno e il
polso piegarsi fin quasi a spezzarsi.
Non puoi battermi!
Il ragazzo riusc a scansare una volta ancora, ma il colpo successivo lo colse sguarnito. La lama
del cavaliere apr una profonda ferita sul braccio destro, proprio sotto la spalla. Il giovane balz
indietro, stringendo l'arto ferito con la mano mentre il sangue fluiva dai lembi squarciati.
Il tuo spirito  debole. Non puoi vincere!
David guard il suo nemico negli occhi.
'Non pu finire cos' pens mentre Kahs gi sferrava un nuovo attacco.
Incurante del dolore piroett su se stesso, abbassandosi fin quasi a terra e tagli l'aria con la sua
spada. La lama affilata tocc l'avversario poco sopra il ginocchio, procurando una sottile ferita.
Sorpreso dalla rapidit del ragazzo, il cavaliere guard il sangue spillare dal proprio corpo.
David arretr mettendosi in guardia, aspettando di vedere l'effetto del pungiglione dell'ape sul nemico.
Il signore oscuro si blocc e per un attimo il suo corpo parve pietrificato. Quando rialz la testa,
un ghigno orribile gli tagliava il volto scavato.
Dolore... sibil Kahs serrando le mascelleil dolore  la mia linfa.
David sgran gli occhi, incredulo, poi di nuovo, mosso dalla disperazione, si lanci in avanti. Il
cavaliere non si fece sorprendere una seconda volta e par il suo colpo con una tale violenza che Inuk
sfugg dalle mani del ragazzo, rote nell'aria e and a conficcarsi nel tronco di un albero carbonizzato.
Il signore oscuro guard il giovane disarmato per un solo istante, poi affond la spada; la lama
lo pass da parte a parte.
Da migliaia di anni io vivo... disse Kahs fissandolo negli occhianimato dal dolore e
dall'odio.
Con un gesto deciso e spietato, il cavaliere estrasse il ferro dal corpo del ragazzo.
Addio, giovane hbrom.
David barcoll all'indietro, reggendosi il ventre con le mani, cercando invano di impedire al
sangue di uscire.
No...!
Kahs rest a guardarlo immobile, mentre gocce rosse stillavano dalla punta della sua spada e
cadevano nella cenere. Il ragazzo vacill in preda alle vertigini mentre la vista gli si faceva confusa;
infine strinse la chiave nel pugno, pronunci qualcosa di incomprensibile e cadde all'indietro. Il suo
corpo scomparve nel dirupo, ingoiato dalla nebbia.
***
Nooooooooo!
Il grido proveniva dalla cupola d'alabastro.
Mia regina, che cosa  successo? chiese Air'elph giungendo veloce.
Ossidea fissava con gli occhi sbarrati la vasca del cigno, il volto pallido e assente.
L'esercito degli uri ha spezzato l'assedio disse il consigliere. Le orde kahure sono in rotta.
La battaglia  vinta. Che cosa vi turba?
Ossidea sembrava in uno stato ipnotico.
L'acqua dell'Olor... disse con un filo di voce rossa di sangue!
 il sangue dei nostri nemici. Di coloro che volevano distruggere la Citt del Cielo e uccidere
la regina degli elfi. Non meritano la vostra piet.
Ossidea si alz dal trono; lentamente si avvicin alla vasca e si inginocchi sul bordo di pietra.
L'acqua dell'Olor  rossa del sangue di un... hbrom disse immergendo la mano.
Il consigliere ammutol.
Galanthr si accost a Ossidea e le sfior i capelli con il becco arancione.
Abbiamo vinto... disse la regina cercando invano di stringere l'acqua nel pugno ma a quale
prezzo? David Dream, il principe degli uomini ... non riusc a finire la frase; si accasci su se stessa e
scoppi in un pianto sommesso e inconsolabile.
Le lacrime cominciarono a fluire dai suoi occhi senza ritegno e a cadere nell'acqua,
dissolvendosi. La corrente le prese e le port con s, oltre l'arco, lungo il canale, e poi gi per la
cascata, nei turbini, tra le rocce; piccole gocce invisibili, messaggere di un amore pi forte della morte.

CAPITOLO 28.
IL LA'HIN.
L'aria scorreva veloce sulle penne color dell'oro, producendo il rumore del vento. L'aquila
volteggiava altissima, a sfiorare i picchi innevati e le nubi bianche. Sotto di loro scorreva una terra
bellissima, di boschi e di brughiera, di montagne e di torrenti lucenti.
Dove siamo? chiese David scrutando in basso.
Siamo nel La'hin.  qui che io vivo.
Dove sono la Grande Radura... e la Citt del Cielo?
Laggi, oltre l'orizzonte.
Possiamo volare fin l, allora?
No, l'orizzonte del La'hin non si pu raggiungere, per quanto grandi siano le tue ali, lui 
sempre davanti a te.
Ma allora... come abbiamo fatto ad arrivare fin qui?
Esiste una sola via per le creature mortali...
Dunque  questo il regno oltre la vita?
Il La'hin  solo il viaggio.
E... quando arriveremo?
Dipende anche da te. Hai fretta di giungere, David?
Io... non lo so.
Hai condotto i giganti nelle Terre d'Occidente e hai salvato la Citt del Cielo. Non 
abbastanza per un giovane della razza degli uomini?Che cosa cerchi ancora?
La verit... nei suoi occhi.
L'aquila super una guglia, sfiorando la roccia con i grandi artigli.
Uhm... bisogna avere lo spirito leggero per attraversare il La'hin, David.
Io... io sto volando. Pi leggero di cos...
Ne sei proprio sicuro? Il viaggio  lungo.
Parve allora al ragazzo che l'aquila si levasse pi alta, come sospinta da un vento ascensionale.
Aspetta! Non riesco a volare cos alto.
Non sono io che sto salendo, giovane hbrom.
Come?
David guard gi e vide la terra avvicinarsi veloce.
Aiutami! Non riesco pi a sostenermi nell'aria!
Ma l'aquila volteggiava calma, indifferente, muovendo appena le grandi ali nelle correnti.
Aiutami! Sto precipitando!
Non c' nulla che io possa fare.
Cos morir!
Oh, no. Tutto il contrario.
***
Un respiro corto e improvviso; cos la vita era tornata nel suo corpo gelido. Giaceva a pancia in
su, immerso nell'acqua bassa, adagiato tra le rocce del greto.
La corrente lieve animava i suoi lunghi capelli come tentacoli. Quando apr gli occhi, la nebbia
ancora riempiva il dirupo in cui era precipitato dopo essere stato trafitto dalla spada di Kahs. David
ricord quel momento terribile e di nuovo sent il dolore attraversare il suo corpo. Lentamente avvicin
una mano al ventre e cerc con le dita la ferita che avrebbe dovuto ucciderlo.
Il cuoio era squarciato, ma sotto... gli sembr che il taglio si fosse richiuso.
Com' possibile? Dovrei essere morto!
Il giovane si mise seduto e l'acqua gli scol dai capelli.
 l'Olor! si disse allungando la mano nella corrente. Sono caduto nel fiume sacro!
Fu allora che sent il rumore di zoccoli tra le pietre del fiume. Per un istante cerc la sua spada,
ma si ricord di averla perduta nello scontro con il signore oscuro.
Tent di alzarsi in piedi, ma il dolore lo trafisse di nuovo. Allora si accost alle rocce
dell'argine e rest immobile, seduto nell'acqua, fissando la nebbia vaporosa che lo circondava.
' venuto a finire il lavoro' pens David incapace di muoversi.
Dalla bruma comparve lentamente un fantasma color della sabbia; procedeva a stento tra le
pietre del torrente, immergendo gli zoccoli nella corrente.
Sabrh!
Il cavallo rispose scuotendo la testa e sbuffando nervoso.
Non mi hai abbandonato, allora! Vieni, testone! Sono qua!
L'ormro avanz passo passo fino alla pozza dove stava il suo cavaliere; in quel punto l'acqua
gli giungeva poco sopra il ginocchio. Lo stallone allung il muso verso David e gli sfior il viso con le
grandi labbra ispide, lui stesso cercando conforto.
Bravo, Sabrh! Sei stato proprio bravo a trovarmi disse il ragazzo accarezzandolo sul muso.
Ora aiutami. Il ragazzo cerc di montare in sella, ma le gambe non lo reggevano. Non ce la faccio
disse ricadendo nell'acqua.
Allora Sabrh si sdrai nella corrente e lasci che gli salisse in groppa. Poi si rialz, facendo
attenzione a non perdere il suo prezioso carico, e lentamente prese a risalire lungo il greto del torrente,
percorrendo a ritroso la strada da cui era venuto.
Aggrappato alla criniera, il ragazzo si fece portare senza imporre comandi, lasciando che il
cavallo lo conducesse attraverso il canalone e la nebbia.

CAPITOLO 29.
MOLOK.

Quando Thor'roc finalmente abbass la spada, le sponde dell'Albion erano disseminate di corpi senza vita.
 finita disse il comandante di Roc'Oorc osservando ansimante quella carneficina. Aveva
una profonda ferita sulla spalla sinistra, ma sembrava non curarsene.
I posteri parleranno di questa battaglia per molti secoli disse Ohr'roc accostandosi al
capitano. I giganti saranno ricordati come coloro che hanno salvato il regno di Ossidea.  un grande
giorno per il nostro popolo.
I kahuri hanno conosciuto la forza dell'uro!
La voce di Hanc'roc giunse dalle loro spalle. Il capitano di Roc'Buhr avanzava verso di loro tra
i corpi dei nemici, reggendo alta la spada; Thor'roc e Ohr'roc sgranarono gli occhi. Un guerriero
kahuro era conficcato nella lama, fino all'elsa. Il giovane comandante lo portava come un trofeo,
ignorando i lamenti della sua agonia.
Mettilo gi! grid Thor'roc e il suo volto si fece di pietra.
Hanc'roc si ferm e un ghigno crudele gli accese il volto imbrattato di sangue.
Rispetta il nemico sconfitto, Hanc'roc! gli grid Thor'roc facendosi avanti.
Altrimenti cosa farai? rispose il comandante di Roc'Buhr con tono di sfida.
Tu disonori i giganti! ringhi Thor'roc alzando la spada. Mettilo gi o non avr pi piet di
quanta ne mostri tu!
Per un lungo istante i due colossi si fissarono minacciosi; poi, lentamente, Hanc'roc abbass la
spada. Il kahuro scivol lungo l'acciaio con un gemito orribile e cadde nel fango in un lago di sangue.
Hanc'roc fiss ancora il comandante e un lampo d'odio feroce balen nei suoi occhi azzurri. Poi
rinfoder la spada e, voltate le spalle al capitano di Roc'Oorc, si allontan.
Dov' il principe Mac'roc? chiese in quell'istante Ohr'roc osservando i soldati che
lentamente rientravano nei ranghi. A quelle parole Thor'roc parve scuotersi dalla rabbia e a sua volta
scrut il campo, cercando con gli occhi il principe di Roc'Oorc.
Combatteva al mio fianco sotto la torre d'assedio disse Hul'roc.
Anche il piccolo gigante  scomparso! grid Ohedn dall'alto della torre.Non vedo n lui n
il suo cavallo.
Cercateli! Cercateli dappertutto! ordin Thor'roc. Cercateli anche tra i morti.
***
Eppure sono certo che fosse questo. In groppa a Sabrh, David esaminava il tronco
carbonizzato. Era conficcata proprio qua disse passando la mano sul legno scuro, dove era visibile
una piccola fessura.
Hai perso qualcosa?
Una figura colossale, appena visibile attraverso la nebbia, comparve alle spalle del giovane.
David sorrise.
Come hai fatto a trovarmi?
Ho seguito le impronte dei cavalli; ho visto il sangue; ho trovato la spada nel tronco. Temevo
fossi morto.
Mac'roc si avvicin al cavallo.
Cosa  successo? chiese il principe di Roc'Oorc restituendo Inuk al piccolo gigante.
Ho combattuto disse il giovane rinfoderando la spadae ho perso.
Lo hai visto in volto?
David annu.
 un essere mostruoso come si racconta?
Il ragazzo esit.
No rispose infine guardando l'amico negli occhi.  peggio... molto peggio.
Il gigante lo guard senza capire, ma David non volle aggiungere altro.
I due compagni si misero in marcia verso la Citt del Cielo, mentre la nebbia lentamente si
diradava e un sole caldo si faceva largo attraverso le nubi.
***
Dopo aver parlato con i soldati arborei, giunti dal campo di battaglia, Air'elph entr nella
cupola d'alabastro. Ossidea sedeva sul trono di Vitra pallida in viso.
Il suo corpo non  tra quelli dei morti le rifer il consigliere.
La regina si alz, usc nel giardino e cammin fino alle sponde dell'Etherion. Il sole stava ormai
per tramontare sulla Grande Radura.
Ho sentito la sua anima volare nel La'hin sussurr l'elfa guardando verso l'orizzonte. Non
avrei dovuto chiedergli tanto; avrei dovuto dirgli la verit.
Avete protetto il vostro popolo disse Air'elph cercando di confortarlae salvato la Citt del
Cielo.
Il male antico non  sconfitto, Air'elph.
Ma lo abbiamo ricacciato indietro. Il suo esercito  in pezzi.
La regina guard il consigliere.
Torner. Torner sempre finch l'antico torto non sar riparato.
Sbagliate a tormentarvi. Gli uomini sono causa del proprio male. La loro ambizione sovrasta il
loro ingegno e li rende pazzi. Non ci si pu fidare di loro... n si pu controllarli. Avrebbero portato la
Terra di Arcon alla distruzione.
Dimentichi che la Terra di Arcon  appena stata salvata da un giovane uomo, Air'elph. Un
hbrom che ha saputo riunire sotto la stessa bandiera i figli di Arcon, divisi da antiche inimicizie.
L'etherio sgran gli occhi.
Ma David Dream... lui era solo un ragazzo, non avrebbe mai potuto sconfiggere Nor...
Tu non capisci, Air'elph! lo interruppe lei. Non la sua forza avrebbe potuto salvarci, bens il
suo perdono! Il suo perdono era la nostra sola speranza.
Air'elph abbass lo sguardo.
Oscuro  il disegno di Arcon, mia regina disse infine,nemmeno voi potete comprenderlo
fino in fondo. Non tormentatevi, vi prego.
***
Il cavallo tese indietro le orecchie e annus l'aria dilatando le grandi narici.
Che cosa c', Sabrh? chiese David scrutando nella penombra.Cosa hai sentito?
Il sole era da poco tramontato e il buio scendeva rapido sulla Grande Radura.
Improvvisamente giunse un rumore confuso, come di un corpo che cade, accompagnato da un
lamento sommesso.
C' qualcuno! sussurr il gigante. A poco a poco i rumori si fecero pi vicini, finch i due
giovani intravidero una figura scura che procedeva lenta verso di loro.
Mac'roc sguain la spada e si par davanti al cavallo.
Mentre i due lo fissavano con il fiato sospeso, quell'essere cadde a terra; si rialz con fatica e
riprese la sua marcia incerta. Fece pochi passi e di nuovo inciamp cadendo.
Mac'roc e David restarono a guardarlo immobili e pur senza parlarsi entrambi lo riconobbero:
era un soldato kahuro.
Il guerriero rimase in ginocchio per alcuni istanti, cercando di ritrovare le forze. Teneva il capo
chino e parlottava tra s nella sua lingua incomprensibile. Appariva dolorante e sconvolto.
Improvvisamente alz la testa, come se qualcosa avesse destato la sua attenzione. Annus l'aria
pi volte, tendendo il naso verso il cielo, quindi si alz in piedi e barcoll veloce verso di loro.
Mac'roc alz la spada.
Aspetta! mormor David.
Il kahuro si gett a terra ai piedi del cavallo e, animato da una eccitazione convulsa, inizi a
parlare nella lingua degli elfi rivolgendosi al giovane cavaliere.
Siete vivo, signore dei kahuri! Mac'roc e David sgranarono gli occhi. Io... ho combattuto
finch ho potuto, mio signore, ma quei guerrieri... non avevo mai visto dei soldati cos grandi e forti! I
loro fendenti erano come... come colpi d'ariete! disse il soldato picchiando con il pugno nel palmo
della mano.Ci hanno preso alla sprovvista! Ma io non ho mai smesso di combattere, mio signore... ho
continuato ancora e ancora, finch i miei occhi hanno smesso di vedere.
Solo allora David e Mac'roc si accorsero che il soldato aveva una profonda ferita sul volto, che
solcava gli occhi da una parte all'altra rendendolo cieco.
Ma voi siete vivo! I giganti non vi hanno preso! Combatteremo ancora! Ordinate, mio
signore!
Il ragazzo lo guardava attonito.
Io non sono colui che credi disse infine.
Sorpreso nel sentire quella voce di giovane, il kahuro si ritrasse.
Chi sei? chiese riparandosi il volto con il braccio.
Il mio nome  David Dream.
Il guerriero di nuovo annus l'aria, incredulo.
Tu... tu appartieni alla stirpe di Kahs!
Mac'roc guard il compagno sbigottito; lui restitu lo sguardo, in silenzio.
Kahs  mio nemico disse infine senza smettere di fissare il gigante.
Il guerriero si alz in piedi e pur vacillando sguain la scimitarra e si mise in guardia.
Concedimi l'onore di morire combattendo, allora! esclam cercando di orientarsi nel buio
che lo avvolgeva.
Riponi la spada, soldato disse David. La battaglia  finita.
Il kahuro lentamente abbass l'arma e rest immobile, con la testa orgogliosamente rivolta al
giovane cavaliere, quasi potesse vederlo.
Che cosa chiedi? domand infine.
Qual  il tuo nome?
Molok rispose il kahuro.
Riferisci al tuo signore, Molok, che David Dream  sopravvissuto alla sua spada e d ai
guerrieri delle montagne che il principe del popolo perduto  tornato nella Terra di Arcon; egli
comanda un grande esercito di giganti, alleato degli arborei, che veglia sulla Citt del Cielo.
Mac'roc guard l'amico attonito, quasi stentasse a riconoscerlo.
Il kahuro lentamente chin il capo e abbass le spalle e sembr che tutta la rabbia che lo teneva
in vita si dissolvesse, come vapore nell'aria, lasciandolo inerme.
David spron il cavallo e senza dire pi nulla riprese la marcia. Quando le stelle gi riempivano
il cielo, i due principi giunsero in vista della Citt del Cielo.
***
Un bagliore rosso di fuoco rischiarava il cielo della radura. David e Mac'roc fissavano il
gigantesco rogo in lontananza, mentre la luce delle fiamme illuminava i loro volti stanchi.
Gli arborei hanno incendiato la torre d'assedio disse Mac'roc guardando le lingue di fuoco
che si allungavano a sfiorare il cielo.
La costruzione di Kahs sembrava contorcersi tra le fiamme come un dannato, lanciando atroci
urla di dolore e di rabbia.
Improvvisamente oscill e sembr per un istante che potesse mettersi a correre per la radura,
cercando di fuggire dal tormento che la divorava.
Croll su se stessa con un lungo fragore, sprigionando una nuvola di fuoco e scintille che sal alta nel cielo.

CAPITOLO 30.
NORIAN RA'HIN GRAHL.

Quando il giovane hbrom sal alla Citt del Cielo era notte fonda. L'arrivo del principe degli
uomini era stato annunciato dagli arborei.
Ossidea ti sta aspettando, piccolo gigante disse Air'elph accompagnandolo verso la cupola
d'alabastro.
Il consigliere si ferm sulla soglia; David esit un istante, poi entr. La porta si richiuse
silenziosa alle sue spalle.
La grande sala tonda appariva deserta. Le lucerne erano spente e solo un raggio di luna riflesso
scendeva dalla lanterna di vetro e illuminava la vasca del cigno di luce pallida. Riflessi diafani
danzavano sulla volta al movimento dell'acqua, accompagnati dal suono lieve della corrente.
Il giovane cerc con gli occhi la regina degli elfi, invano.
D'un tratto il cigno sacro entr attraverso l'arco, nuotando lento nell'acqua chiara.
Galanthr! esclam David avvicinandosi al bordo della vasca. Il cigno si accost e allung il
collo.
Come stai, amico mio? chiese il ragazzo accarezzandolo dolcemente sulla testa.
L'uccello rispose con un lungo brontolio sordo, sfregandogli il becco contro il viso. Poi si
allontan, imbocc il canale e lentamente usc dalla cupola. David lo segu nel giardino.
La volta celeste era disseminata di stelle e avvolgeva la Citt del Cielo come un gigantesco
scenario. Sembrava che Etheria si fosse staccata del tutto dalla terra e come un frammento di luna
navigasse tra le costellazioni infinite; il ragazzo percorse il viale delle statue fino alle sponde
dell'Etherion.
Ossidea stava seduta di spalle su una roccia, al margine della cascata, e guardava il cielo
stellato. David si accost in silenzio.
Bentornato a Vitra, piccolo gigante disse lei senza voltarsi. La sua voce tremava.
Perch non mi chiami con il nome della mia razza? Lo hai dimenticato anche tu?
Ossidea rest in silenzio per un lungo istante.
Bentornato a Vitra... giovane hbrom disse infine.
Dunque tu sapevi?
S.
Perch non me lo hai detto?
Ossidea esit ancora.
Ho avuto paura.
Paura?
S...
La regina degli elfi si gir e guard il giovane in viso. I suoi occhi erano pieni di lacrime che
brillavano alla luce della luna e David non avrebbe saputo dire se erano lacrime di dolore o di gioia.
Ero certa che fossi morto, David! disse in preda a un'emozione cos forte da non poter essere
nascosta.
Forse lo ero... sussurr il ragazzo e quasi senza accorgersi si guard il ventre e appoggi una
mano sullo squarcio aperto nel cuoio dalla spada di Kahs.
La regina, come se si fosse accorta d'aver tradito le proprie emozioni, si volt e torn a
guardare le stelle.
Perch non mi avete detto che io e...
Norian... Norian Ra'hin Grahl; questo  il suo nome lo interruppe Ossidea.Egli era... il
principe degli uomini.
***
Era solo un fanciullo quando suo padre, Urion Grahl, il re degli hbrom, mor Ossidea
cominci cos il suo racconto. Approfittando della sua giovanissima et, Rhan, un giovane
comandante di nobili origini, spalleggiato da alcuni ufficiali, cerc di prendere il potere; i cospiratori
tramarono per uccidere il principe bambino prima che fosse incoronato re. Ma una notte un grande
incendio, innescato da una lampada, divor le stanze reali e uccise l'erede al trono degli uomini. La
regina, Adria Ra'hin, scampata miracolosamente al rogo, pianse la morte del figlio e, sebbene il suo
corpo non fosse stato ritrovato tra le rovine, ne ordin i funerali.
Questo  quello che tutti credettero, ma le cose andarono diversamente.
Era il tramonto quando la regina cavalc fino ai confini di Arbora e Norian era con lei.
Quando giunsero tra gli alberi sacri, Adria ferm il cavallo. Il giovane principe si guardava
attorno senza capire, finch intravide un elfo, vestito con una tunica chiara, comparire dalla foresta.
Chi , madre? chiese.
Lei non rispose; scese da cavallo e and incontro all'elfo portando il destriero per le briglie.
Ben trovata, regina Adria disse l'elfo inchinandosi.
Salute a te, Bor'hion rispose lei.
'Bor'hion!' pens David ricordando il vecchio arboreo che aveva incontrato nel bosco di salici.
Ossidea continu:
Il principe degli uomini non pu pi restare a Nadra disse la regina Adria aiutando il figlio
a scendere a terra. Prendilo con te, Bor'hion, e crescilo lontano dagli uomini. Poi, trattenendo a
stento le lacrime, si chin sul bambino.
Vai, Norian! disse abbracciandolo. Con gli elfi sarai al sicuro e Bor'hion ti insegner molte
cose; egli  un druido di grande sapienza.
Madre... vieni anche tu! implor il principe piangendo. Non mi lasciare!
Non posso!
Perch?
Perch sar io ad aprirti la porta il giorno che tornerai a Nadra. Vai, ora!
Bor'hion afferr il bambino per il braccio. Il principe stava in piedi di fianco all'elfo, rosso in
viso, gli occhi pieni di lacrime. La regina cerc di imprimere nella propria mente l'immagine del suo
volto, ben sapendo che non lo avrebbe mai pi rivisto bambino. Si sfil dal dito l'anello d'argento, con
le iscrizioni della famiglia reale, e lo mise nella mano del figlio. Poi mont a cavallo e spar.
Tornata a palazzo, sal nelle stanze reali e fu lei stessa, nel cuore della notte, a scatenare il
fuoco.
Norian crebbe nella Foresta Eterna, al fianco di Bor'hion. Il giovane principe sembrava non
bramare il potere. Era attratto dalla natura e affascinato dai segreti dei druidi. L'elfo lo crebbe come un
figlio e lo educ all'antico sapere. Il principe degli uomini trascorse la sua giovinezza al sicuro tra gli
alberi sacri e condivise le tradizioni degli arborei.
Nello stesso tempo Rhan, l'usurpatore, spinse gli hbrom contro gli elfi, fomentando la paura
e l'odio tra le razze sorelle. Egli accus Senunte, il grande re elfo, di aver tramato per uccidere il
principe Norian e convinse gli ufficiali a dichiarare guerra al popolo degli alberi; cos inizi.
Dapprima gli uomini ebbero la meglio, ma gli elfi non si arresero e la guerra continu per anni e
anni. Nello stesso tempo, Norian crebbe e divenne un giovane druido, il pi alto che mai si fosse visto
tra gli alberi sacri. Aveva imparato quasi tutto dagli elfi, ma non aveva dimenticato le sue nobili origini.
Finch il giorno del suo ventiduesimo compleanno, esattamente dodici anni dopo il suo arrivo, egli
decise che era venuto il momento di tornare a Nadra. Si tolse la veste del druido e attravers il
territorio degli uomini come un ramingo, coperto da un mantello di stracci che lui stesso aveva cucito;
nessuno avrebbe potuto riconoscerlo giacch tutti erano convinti che il principe Norian fosse morto
molti anni prima. Solo sua madre, la regina deposta, sapeva che prima o poi sarebbe tornato a Nihrn, la
reggia dei re degli uomini.
In quel tempo di violenza, i mendicanti riempivano le vie della capitale del regno degli hbrom,
e si accalcavano attorno alla cittadella; la guerra voluta da Rhan aveva affamato il popolo degli
uomini. Ogni giorno Adria si recava oltre le mura di cinta per portare cibo ai questuanti.
Norian, vestito di cenci, si confuse tra di loro e aspett che la regina venisse per l'elemosina.
Quando lei, scortata da due guardie, giunse con il suo carico di cibo, Norian a fatica la
riconobbe. La regina appariva stanca, il suo corpo, un tempo forte e vigoroso, era magro e debole; il
dolore la stava consumando.
Il principe si mise in fila per la carit e quando finalmente fu il suo turno, prese la mano della
madre e le mise al dito l'anello dei re.
Quando Adria riconobbe suo figlio nel volto di quel giovane, vestito come un miserabile,
eppure forte e bellissimo, a stento seppe trattenere l'emozione per non tradirsi. I due si fissarono per un
lungo istante e la madre sembr ritrovare in un solo momento tutto il vigore perduto.
Cedi il posto! Allontanati! grid uno dei soldati sospingendo quel giovane mendicante con la
lancia.
Il principe ubbid, ma quella stessa sera, con la complicit di una guardia, riusc a entrare a
Nihrn e a compiere la sua vendetta. Norian affront Rhan, l'usurpatore, e lo uccise.
La mattina seguente, prima che il sole fosse sorto, la madre lo incoron re degli hbrom. Poco
dopo, la regina fu colta da un grave malore e lei stessa mor alle prime luci di quell'alba terribile. Cos,
nello stesso giorno, Norian riconquist il trono degli uomini e perse la madre che aveva desiderato
riabbracciare per dodici lunghi anni; la sua mente vacill e il suo cuore si fece cupo.
Gli elfi erano certi che il nuovo re druido, cresciuto nella Foresta Eterna, avrebbe posto fine alla
guerra, una guerra che stava portando gli uomini alla rovina, ma tutti loro si erano sbagliati...
Il popolo  allo stremo, Norian! La guerra deve finire! lo supplicarono i consiglieri.
Perch arrendersi agli elfi e implorare la pace da sconfitto rispose lui quando posso imporla
come vincitore?
Egli conosceva le abitudini degli elfi e i segreti dei druidi e questo gli dava un grande
vantaggio. Norian vide nella guerra la strada per un potere ancora pi grande.
Il giovane re si dimostr un condottiero di grande valore; egli stabil un'alleanza con il popolo
degli uri e il suo esercito ritrov la vittoria.
L'antica guerra continu per molti anni, finch gli uomini riuscirono a prevalere. Quando ormai
le armate degli hbrom cingevano d'assedio la Citt del Cielo, Bor'hion chiese di incontrare il suo
allievo per trattare la pace.
Esiste un codice molto antico tra i druidi e Norian onor quel codice, accettando l'incontro con
il suo vecchio maestro.
Il re degli uomini sal a Etheria, solo, confidando nella parola degli elfi. Egli fu scortato
nell'antica Torre di Druhm e l incontr Bor'hion.
Non posso dire che sei il benvenuto, Norian disse il druido guardando dalla bifora l'esercito
degli uomini schierato ai piedi della Citt del Cielo.
Sono qui per trattare la pace, Bor'hion. Possiamo fermare questa guerra oggi stesso.
Parli di pace, mentre il pi grande esercito che abbia mai calpestato il suolo di Arconia cinge
d'assedio la citt sacra. Quale scelta abbiamo?
Nessuna rispose Norian.
Bor'hion si volt e guard il suo allievo. Era passato molto tempo dall'ultima volta che si erano
incontrati e Norian era quasi irriconoscibile. Il suo sguardo si era indurito e cos i suoi gesti, la sua
voce, la sua parola.
Un grande re non pu permettersi debolezze gli aveva insegnato l'elfo e ora lui era un grande
re, che stava conducendo il suo popolo alla vittoria.
Che cosa chiedi?
Il trono di Etheria  vacante dopo la morte di Senunte disse Norian.
Credi davvero di essere pronto per sedere sul trono degli antichi sovrani?
Il re degli uomini rispose con arroganza.
Non sono pi il tuo allievo, Bor'hion! Risparmia le tue prediche!
Cosa sar degli elfi? chiese il druido cercando ancora nello sguardo dell'uomo la dolcezza
che un tempo splendeva negli occhi del suo giovane discepolo.
Gli elfi vivranno... disse Norian in tono superbo sotto il comando degli uomini.
Gli occhi del druido brillarono di collera.
Davvero credi di poter scambiare la libert degli elfi con la loro vita, Norian?
Non avete scelta rispose gelido il re degli hbrom guardando il suo esercito dall'alto della
torre.
Io ti chiedo di rifletterci disse il druido. Io... te ne prego.
Il vostro regno  finito, Bor'hion rispose Norian senza esitazione. D'ora in poi gli uomini
regneranno su Arconia... da soli.
L'elfo abbass lo sguardo, capendo che ogni parola era ormai inutile.
Aprite la scala disse Noriane molte vite saranno risparmiate.
E sia rispose il druido.
Il re degli uomini usc dalla stanza senza aggiungere altro. Scese rapido le scale della torre,
ansioso di tornare al comando del suo esercito vittorioso, ma non vi riusc mai; i gradini di pietra
sembravano continuare davanti a lui all'infinito e per quanto si affannasse, non poteva raggiungere la
fine di quella spirale. Quando cap d'essere stato ingannato era ormai troppo tardi.
Bor'hion, lasciami uscire! url e le sue grida echeggiarono nel torrione. Rispetta il codice
dei druidi! Sciogli l'incanto! Tu disonori la stirpe degli elfi!
Ma Bor'hion non poteva sentirlo. Egli era corso sulle sponde dell'Etherion, proprio qui dove
ora mi trovo io disse Ossideae guardava l'esercito degli uomini schierato ai piedi della citt sacra.
Il druido chiuse gli occhi e facendo appello a tutto il suo potere, invoc l'intervento di Arcon.
Il cielo si fece improvvisamente cupo e una coltre di nubi scese sulla Grande Radura. Mentre
l'elfo recitava la sua preghiera, una voragine si apr nel cielo, come un gorgo gigantesco. L'esercito
degli hbrom, senza il suo comandante, fu preso dal terrore. Mentre Norian tentava disperatamente di
uscire dal labirinto di scale in cui lo aveva imprigionato Bor'hion, il gorgo si avvent sugli uomini,
dovunque essi fossero, e li precipit oltre la Terra di Arcon. Nessuno fu risparmiato e insieme venne
cancellato il loro ricordo. Cos l'inganno di Bor'hion liber gli elfi da un futuro di schiavit.
Consapevole del proprio tradimento, il druido condann se stesso all'esilio eterno e imprigion
il suo corpo in un luogo sconosciuto, Ermidh, dove nessun elfo avrebbe mai potuto raggiungerlo.
Cerc cos di fermare il male che aveva generato, costringendosi alla medesima pena a cui erano stati
condannati gli uomini; ma fu inutile.
Norian rest prigioniero nella Torre di Druhm per un tempo lunghissimo, vagando nel labirinto
di scale come un folle. Quando infine riusc a liberarsi, l'odio, la rabbia e la solitudine lo avevano
trasformato del tutto. Egli era sopravvissuto solo per vendicare la sua stirpe e distruggere il popolo
degli elfi. Norian Ra'hin Grahl era morto per sempre... Kahs era nato.
***
David ascolt le parole di Ossidea in silenzio, incredulo.
Perch non me lo avete detto?
Io... ho cercato! rispose lei voltandosi e guardandolo in viso.
Il giovane sent la testa girare e, proprio come era successo la prima volta che aveva incontrato
la regina degli elfi, gli sembr di perdersi per un tempo infinito nei suoi occhi verdi e lucenti. Una voce
dolcissima risuon nella sua mente come un'antica preghiera, confusa al rumore della cascata:
Hedor'reil nehir elph'ophol, hbrom thor, Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini.
Ogni cosa attorno era svanita; Ossidea sola stava dinnanzi a lui, come sospesa nel cielo stellato.
La regina si fece pi vicina e con sguardo amorevole accost la mano al suo viso.
Perdona il popolo degli elfi, principe degli uomini ripet, ma questa volta le parole
sfuggirono dalla sua bocca, sublimi come una promessa d'amore.
Il giovane le prese la mano e per un istante sent la sua anima cos vicina da poterla sfiorare; ma
un'altra voce si insinu nella sua testa, sottile e terribile: 'Tu difendi i tuoi stessi carnefici'.
Il ragazzo cerc di scacciarla, ma il seme del dubbio germin rapido.
Io... io... non...
David si scost.
Non dubitare disse lei senza ritrarre la mano.
Non tutti gli uomini meritavano la stessa sorte!
 vero, ma...
Come posso credere ancora?
Credi in quello che senti, piccolo gigante!
Non ripetere quel nome! Quel nome  un inganno!
Ossidea si fece severa e torn a guardare il ragazzo come la regina degli elfi.
Giovane hbrom, io non voglio ingannarti! disse e ogni cosa attorno sembr vibrare al suono
della sua voce. Non cedere alla paura, David! La paura genera l'odio e l'odio genera... Ossidea esit,
quasi temesse le sue stesse parole,l'odio genera Kahs!
David sent la testa girare e l'angoscia divampare dentro di s come un fuoco incontrollabile.
Cerc di parlare, ma la voce stentava a uscire dalla sua bocca.
Io... io non... non ... vero.
Sconvolto, il giovane corse verso la cupola. Ossidea si volt appena in tempo per vederlo
scomparire oltre il varco d'ingresso.
Ti prego, non andare! sussurr con un filo di voce e avrebbe voluto corrergli dietro,
raggiungerlo.
 inutile, mia regina disse il consigliere parandosi dinnanzi a lei. Ve l'avevo detto... gli
uomini sono causa del proprio male.
***
Nei giorni che seguirono, i popoli dell'alleanza festeggiarono la vittoria.
Dalle mura di Etheria furono sparati fuochi pirotecnici di rara bellezza, che illuminarono per
dieci notti il cielo della Grande Radura. Gli elfi di Albor'han cucinarono cibi sopraffini e stapparono
barili di birra. I giganti montarono le loro tende ai piedi della Citt del Cielo, un grande accampamento
colorato, e festeggiarono a loro modo, accendendo grandi fuochi su cui fecero arrostire giganteschi
quarti di bue. Bevvero il vino delle Terre di Roccia, ma mostrarono di gradire ugualmente la birra degli
elfi.
Anche gli arborei festeggiarono nei loro villaggi sospesi e danzarono tra i rami degli alberi
sacri, attorniati dalle lucciole. Elfi e giganti condivisero la gloria e la baldoria, dimenticando ogni
antico dissapore; una nuova alleanza, davvero invincibile, vegliava ora sulla Citt del Cielo e su tutto il
regno di Ossidea.
David Dream, il piccolo gigante che aveva saputo condurre l'esercito degli uri fino alla Grande
Radura, fu portato in trionfo dai soldati di Roc'Oorc e dagli arborei e il suo nome divenne leggenda tra
gli arconidi.
Ma la guerra del giovane hbrom non era ancora vinta.

CAPITOLO 31.
ADDIO, ROWN'ROC.

David e Mac'roc percorrevano in silenzio il sentiero che si inerpicava verso l'altopiano, facendo
attenzione a non scivolare sui sassi polverosi. Sebbene di rado scambiassero qualche parola, i loro
pensieri erano vicini, entrambi rivolti al triste momento che li attendeva. Al solito il giovane della razza
degli uomini camminava dietro al gigante, ma questa volta la malinconia, pi che la stanchezza,
rendeva pesanti i suoi passi.
Quando giunsero sul pianoro erboso, circondato da picchi rocciosi, si fermarono e volsero lo
sguardo a ovest. Da lass potevano ancora scorgere in lontananza il Mare di Mezzo e immaginare, oltre
l'orizzonte, Gorbla, le terre degli elfi, Arbora, la Citt del Cielo.
Sostarono per alcuni minuti, uno di fianco all'altro, fissando in silenzio la linea tra l'acqua e il
cielo; i ricordi delle avventure nelle Terre d'Occidente erano vividi nella loro mente.
Il gigante appoggi una mano sulla testa del ragazzo.
Ahiorc, Rown'roc disse poi. Andiamo.
Ripresero il cammino verso est e il mare scomparve oltre il profilo della terra.
Marciarono per il resto della mattina tra i massi che occupavano quella parte di territorio. Man
mano che il sole saliva alto sulle loro teste, l'aria si faceva pi calda. Il rumore delle pietre che si
assestavano sotto i loro passi echeggiava nel paesaggio deserto.
Era il mezzod quando giunsero davanti al grosso masso che intralciava il sentiero. David sent
il cuore farsi piccolo piccolo.
 qui, vero? chiese Mac'roc fermandosi.
Il ragazzo annu.
Erano trascorsi cento giorni da quando lui e il principe di Roc'Oorc si erano incontrati, proprio
l, ai piedi di quella roccia.
Allora  arrivato il momento di salutarci, Rown'roc?
Temo proprio di s.
Il gigante si guard attorno, come se cercasse di ricordare i dettagli di quel giorno.
Per... ne son successe di cose! disse infine sedendosi sulla pietra.
Mac'roc tir fuori dalla sacca della carne salata, ne tagli un pezzo con il suo grosso coltello e
l'offr al compagno. David lo prese e si mise a sedere sopra una roccia pi piccola, di fronte all'amico.
Restarono a parlare, mangiando e bevendo assieme per l'ultima volta, ricordando le avventure che li
avevano condotti attraverso la Terra di Arcon, fin nel cuore della guerra.
Quando il sole inizi la sua discesa, il principe dei giganti scrut il cielo e cercando di
nascondere la tristezza disse:
Sar meglio che vai adesso, Rown'roc.
S...
I due amici si alzarono.
Buon cammino, picc...
Aspetta lo interruppe David.
Cosa?
Perch non mi hai mai chiesto nulla?
Di cosa parli, Rown'roc?
Lo sai.
Il gigante lo guard stupito.
Tu eri con me quel giorno, Mac'roc. Hai sentito le parole di Molok: io, Kahs, il popolo
perduto...
Non so di cosa stai parlando.
Ma non capisci? Io e lui apparteniamo alla stessa stirpe! Io e Kahs... siamo uguali!
Mac'roc guard il compagno sgranando gli occhi.
Rown'roc, cosa dici? Il sole ti ha dato alla testa ancora una volta? chiese il gigante guardando
in alto. Vuoi davvero che io non sappia riconoscere un amico?
David fiss il principe di Roc'Oorc stupito.
Non hai capito, io...
Sei tu che non hai capito, Rown'roc lo interruppe Mac'roc.
Il giovane esit un istante, poi si gett tra le braccia del compagno.
Perdonami, grande roccia. Se non fosse stato per te non ce l'avrei mai fatta. Mille volte ti devo
la vita.
Non esistono debiti tra gli amici...
Solo promesse, lo so; e io ti prometto che se un giorno avrai bisogno di me, torner per
aiutarti.
Mac'roc sorrise.
Sei proprio sicuro di voler andare, David? Ci sar sempre posto per il principe degli uomini a
Ereng'roc.
Il ragazzo annu.
Avremmo ancora tante cose da fare insieme! insistette il gigante. Le terre a est sono quasi
del tutto inesplorate!
Io non appartengo a questo regno, Mac'roc, non pi; gli elfi hanno ragione.
Al diavolo gli elfi, allora! Se non fosse stato per te, Kahs sarebbe seduto sul trono di Etheria
adesso.
Il giovane sorrise.
Non dirlo, grande roccia. Io ho visto il regno degli uomini, un regno dove la follia governa
sulla ragione. Forse gli elfi non conoscono la compassione,  vero, ma sanno come proteggere la Terra
di Arcon.
Il gigante scrut l'amico negli occhi.
Allora hai proprio deciso?
S.
Il principe di Roc'Oorc si chin sul compagno e lo abbracci per l'ultima volta.
Fai buon viaggio, piccola roccia. Che lo spirito dell'uro ti protegga sempre con la sua forza.
Addio, Mac'roc.
Il giovane si sistem la sacca e il corno sulle spalle e si avvi, ma la voce dell'amico lo ferm
dopo pochi passi.
Rown'roc?
David si volt e guard il gigante con aria interrogativa.
Cosa?
Mi dispiace che tu non l'abbia trovato.
Il ragazzo afferr la chiave e la strinse nel pugno. Poi accenn un sorriso, salut con la mano e
si mise in cammino con il sole alle spalle.

CAPITOLO 32.
LA SAGGEZZA DI NAINK NIK.
Camminava nell'erba alta, aiutandosi con un lungo bastone che lui stesso aveva scortecciato e
intagliato. Il cielo era coperto da nubi grigie e una pioggerellina cadeva sull'erica e sul cardo. Gli
insetti volavano bassi, sfiorando la vegetazione, e un calore umido saliva dal terreno assieme all'odore della brughiera.
Erano trascorsi due giorni da quando il giovane hbrom e il principe di Roc'Oorc si erano
salutati per l'ultima volta ai confini delle Terre di Roccia e i ricordi della guerra affollavano la mente
del ragazzo rendendolo inquieto. Le rivelazioni dell'antico passato lo avevano turbato profondamente e
il sospetto d'essere stato ingannato lo tormentava; senza la compagnia dell'amico gigante il suo animo
si era fatto cupo e diffidente.
Provava uno strano senso di solitudine; non la solitudine di chi ha perso i propri cari e desidera
rivederli, ma quella malsana, nociva di chi diffida di tutti e ha rinunciato a credere.
'Se solo lui fosse qui...' pens stringendo la chiave.
'Se solo per una volta potessi chiedere il suo aiuto!'
In preda alla rabbia, David impugn l'asta come una lancia e la scagli lontano urlando la sua
frustrazione.
Dove seiiiiiii?
Il legno sal verso il cielo e ricadde a terra conficcandosi nel terreno molle; fu allora che li vide.
I cervi comparvero improvvisamente, correndo a grandi balzi nell'erba alta, spaventati dal gesto
del ragazzo. Colto di sorpresa, David si immobilizz e rest a guardare con il fiato sospeso.
Il branco fugg veloce ma il maschio pi grande si attard e osserv il giovane, alzando le
grandi corna; il manto fulvo brillava nella luce della brughiera.
L'animale si volt e inaspettatamente torn sui suoi passi. Si avvicin lentamente, spesso
esitando, e si ferm proprio nel punto in cui era conficcato il bastone.
Per un po' lui e David si osservarono a distanza; poi il ragazzo fece un passo e poi un altro e
vedendo che il cervo non accennava a fuggire, continu finch anche lui raggiunse il bastone. Era cos
vicino da poterlo toccare, da sentirne l'odore pungente di animale selvatico e di muschio.
Il cervo indugi a lungo, annusando l'aria e fissando il giovane con i grandi occhi color
nocciola; poi, lentamente, riprese per la sua strada. David lo guard allontanarsi finch scomparve
nell'orizzonte della brughiera.
Magicamente quell'incontro straordinario liber la mente del ragazzo dai cattivi pensieri; il
principe degli uomini raccolse il bastone e si rimise in cammino con il cuore leggero.
Marci per il resto della giornata senza sosta e giunse ai piedi della collina che il sole gi
cominciava a calare, allungando le ombre sull'erba. Risal il pendio seguendo il corso di un ruscello,
cos piccolo che a malapena lo si poteva vedere scorrere argenteo sotto la vegetazione. Era quasi
arrivato in cima quando finalmente sent il profumo dei fiori.
'Finalmente!' pens riempiendo i polmoni.
Si affrett per l'ultimo tratto e in breve giunse alla sommit della collina e guard oltre.
'Eccoli l...'
I fiori ricoprivano la terra fin dove i suoi occhi potevano vedere e il loro profumo riempiva
l'aria come una melodia. David scese lungo il pendio quasi di corsa e in breve raggiunse i Campi
Profumati.
***
Per sette giorni il principe degli uomini si ferm presso il popolo delle api. Egli ritrov
l'amicizia e l'ospitalit di Nuk, il piccolo raccoglitore che per primo lo aveva guidato nel labirinto;
torn a bere il nettare dei fiori e a mangiare i tuberi animati, che si contorcevano alla luce.
Ogni sera i nuk nuk si riunirono attorno al fuoco delle lanterne e il giovane della razza degli
hbrom raccont le sue avventure attraverso la Terra di Arcon, mostrando i disegni che lui stesso aveva
fatto durante il viaggio. I bambini avvicinarono le teste sul diario per osservare da vicino le immagini
che danzavano magicamente alla luce della fiamma e commentarono emozionati facendo schioccare la
lingua. David parl loro dei giganti e della sua amicizia con il principe di Roc'Oorc; del viaggio nel
Mare di Mezzo a bordo del Mhor'rob e dell'incontro con i gurbl, il popolo del mare. Raccont della
marcia attraverso il deserto di sale fino alle sponde dell'Olor; della Foresta Eterna e del popolo degli
alberi. Raccont della Grande Radura e della Nivhen'oo; della Citt del Cielo e di Ossidea. Raccont
della battaglia terribile contro i gobli e di come le api avevano aiutato gli elfi a respingere gli assalitori.
Raccont del volo sul dorso di Galanthr e dell'esercito degli uri; della battaglia terribile combattuta
dai gurbl contro il nag'rak per difendere i giganti. Raccont di come era stato catturato dai kahuri e
salvato dal coraggio degli amici; dello scontro sanguinoso contro i guerrieri delle montagne per
spezzare l'assedio alla Citt del Cielo e salvare Etheria dalla furia di Kahs. Raccont infine del suo
incontro terribile con il signore oscuro e di come egli aveva viaggiato nel La'hin, volando ai confini del
regno oltre la vita. E raccontando la propria storia, giorno dopo giorno, David pian piano cap ogni
cosa. Solo allora il principe degli uomini scese nei cunicoli sotterranei e incontr per l'ultima volta la
regina del popolo delle api.
***
Salute a te, regina dei nuk nuk disse il ragazzo inchinandosi.
Nella stanza reale l'odore dell'olio bruciato si confondeva con quello della terra. Naink nik
stava seduta sulla pietra che le faceva da trono, con le mani sulle ginocchia ossute; indifferenti alla
presenza del giovane, le api entravano e uscivano dal suo esile corpo.
Finalmente ti sei deciso a scendere sottoterra, David Dream.  un onore incontrare il principe
degli hbrom.
Per un istante David ebbe la sensazione che la regina lo stesse canzonando. Scrut nei suoi
occhi e lei restitu lo sguardo impassibile.
Ho sognato le tue battaglie, piccolo gigante disse.
Allora conosci l'esito della guerra?
Di quale guerra parli, Mirk nuk?
La guerra dei giganti, naturalmente.
L'esercito degli uri ha sconfitto i guerrieri delle montagne rispose Naink nik,ma la guerra
che decider le sorti della Terra di Arcon non  ancora vinta.
Il ragazzo la guard sospettoso.
Hai scoperto il segreto del male antico, David?
Il male antico  sconfitto; l'esercito di Kahs  in pezzi.
Uhm... La regina tir un profondo sospiro. Mio giovane hbrom disse infine con
espressione compassionevole,mio piccolo gigante; serve molto coraggio per affrontare i nemici, ma
ancor pi ne occorre per guardare dentro di s.
Il ragazzo chin il capo.
Hai scoperto il segreto del male antico, Mirk nuk? ripet lei.
David esit, mentre un brivido oscuro scuoteva la sua anima.
Il male antico  dentro di me rispose infine.
Gli occhi della regina brillarono nella penombra; Naink nik lo fiss in silenzio e annu.
Sconfiggilo, David disse poi con un filo di voce. Solo cos potrai riportare la pace nella
Terra di Arcon e le sue parole avevano il suono di una preghiera.
***
L'aria era fresca e una calma insolita accolse i due compagni fuori dal noik nuk; i grilli avevano
gi smesso i loro canti notturni, ma gli insetti pronubi erano ancora nei loro nidi.
David e Nuk attraversarono il villaggio addormentato e senza fare rumore si addentrarono nel
labirinto.
Quando l'astro si alz oltre l'orizzonte, i fiori aprirono le corolle alla luce; i Campi Profumati si
accesero di colori e le api riempirono l'aria con il loro ronzio.
I due compagni camminarono per tutto il giorno, fermandosi solo pochi minuti per bere il
nettare dei fiori e mangiare qualche tubero. Quando venne la sera si ripararono in un piccolo noik nuk
che sorgeva solitario tra gli steli e l dormirono uno accanto all'altro. La mattina seguente si alzarono di
buonora e subito ripresero il cammino verso oriente. Nuk condusse il giovane attraverso un sentiero
cos stretto che i fiori si univano sopra le loro teste a formare una volta; a malapena la luce riusciva a
filtrare attraverso la vegetazione per illuminare i loro passi. La terra era umida, giacch il sole non
giungeva mai ad asciugarla. Camminarono in quella specie di cunicolo per il resto della mattina,
invisibili, come minuscole creature terricole.
Nuk procedeva dinnanzi al giovane, scegliendo senza esitazione la strada da prendere. Ogni
tanto borbottava tra s, schioccando poche parole che a malapena David riusciva ad afferrare.
D'un tratto il sole torn a splendere sulle loro teste e un vento leggero port per un istante
l'odore del bosco.
Siamo quasi arrivati, Nuk? chiese il ragazzo annusando l'aria.
Hai finalmente imparato a vedere con il naso, Mirk nuk?
Il giovane sorrise; poco pi tardi giunsero ai confini dei Campi Profumati. La brughiera lambiva
i fiori come un mare d'erba, ma in lontananza, a oriente, si poteva gi scorgere il margine del bosco.
Ancora una volta mi hai guidato attraverso il labirinto, amico mio disse David guardando il
piccolo raccoglitore.
Spero tanto che non sia l'ultima rispose Nuk e al ragazzo parve di vedere una lacrima brillare
per un istante nei suoi grandi occhi.
Si chin e lo abbracci.
Grazie... non dimenticher mai.
Buon viaggio, Mirk nuk disse lui. E... attento a non perderti.
Stai tranquillo.
Il principe degli uomini salut la sua piccola guida e riprese il cammino verso il bosco.

CAPITOLO 33.
IL MALE ANTICO.

David camminava attraverso gli alberi, cercando di tenere la direzione verso est. Scrutava la
posizione del sole, approfittando di un varco tra le fronde e osservava il muschio sulle cortecce dei
tronchi. Di tanto in tanto si fermava e ascoltava la voce del bosco: il vento che soffia leggero tra i rami
della quercia, il rumore di una ghianda che cade sulle foglie, il tamburellare del picchio, un merlo che
raspa nel terreno in cerca di lombrichi, una biscia che si muove tra le radici del faggio.
D'un tratto gli sembr che il mondo attorno a lui mutasse, che l'aria si facesse improvvisamente
greve di un'oscura presenza e che ogni cosa, ogni creatura, percependo la stessa malevola venuta,
tacesse in preda alla paura; un refolo gelido giunse tra gli alberi e le foglie sembrarono gemere di
terrore al suo passaggio. David rabbrivid mentre una densa nuvola di vapore usciva dalla sua bocca.
Appoggi una mano sull'elsa della spada e, cercando di scacciare quella sensazione angosciosa, si
rimise in marcia.
Gli sembrava che ogni passo rimbombasse nella foresta come un colpo di cannone e che il suo
respiro si udisse in ogni angolo del bosco. Sfinito, si appoggi al tronco di un albero, cercando di
riprendere fiato. Scrutava attorno, allo stesso tempo tentando e temendo di individuare l'origine di
quello sgomento. Il buio stava per giungere e un odore acre e terrificante riempiva l'aria.
'Devo andarmene di qua!'
Il giovane si rimise in cammino, ansimando, ma due occhi color del ghiaccio comparvero
nell'ombra a sbarrargli la strada.
La paurrrrra  forrrte... ringhi il lupantco nero.
***
Allora... sei tu! disse David fissando il nero tra gli alberi.
Il lupantco rispose con un ghigno orribile.
Kahs  stato sconfitto! esclam il ragazzo cercando di nascondere la paura. Ossidea siede
sul trono di Etheria. Torna nel buio da cui sei uscito!
Non possso rispose la bestia torcendo il collo. Io... sssono dentrrrrro di te.
Allora ti caccer dalla tua tana.
Rrrrr... il tuo spirrrito  debole.
Lo vedremo rispose il principe degli uomini sguainando la spada.
Hak'rarrr! ringhi la bestia nell'antica lingua dei demoni.
Dal buio comparvero uno a uno i suoi lugubri compari.
David arretr finch sent il tronco contro la schiena.
Venite ora.
Il grigio sbuc dall'ombra uggiolando e si avvent sul giovane con un balzo. David lo colp sul
muso con l'elsa della spada, facendolo cadere ai suoi piedi; poi alz Inuk, ma il lupantco rosso
comparve alla sua sinistra e lo azzann alla gamba.
Il ragazzo url di dolore e cal il ferro, ma la bestia fu svelta a schivare.
Il principe degli uomini si rimise in guardia con la schiena contro il tronco; il nero lo fissava in
silenzio e sembr al giovane di sentir ringhiare la sua parola nella propria mente.
'Non puoi vincere!'
'Lo vedremo'.
Il rosso lanci un nuovo assalto, digrignando i denti e uggiolando. David vibr un fendente, ma
la bestia si ritrasse veloce.
'Non ce la far mai cos! Sono troppi!' pens il giovane rimettendosi in guardia. 'Se provo a
colpirne uno, un altro mi prende alle spalle'.
Quando il rosso si fece di nuovo sotto, il ragazzo si gir deciso verso di lui, lasciando la schiena
scoperta. Aspett solo pochi istanti, poi si volt rapidissimo e senza neppure guardare affond la spada
nel buio; sent la lama penetrare nella carne fino all'elsa.
Il grigio cadde a terra, scalci l'aria con le zampe, emise un guaito lungo e terribile e mor.
David, ansimante, si rimise con le spalle contro l'albero.
Alla vista del loro compagno ucciso, i lupantchi iniziarono a ringhiare e uggiolare; una rabbia
incontenibile animava i loro corpi. Le belve attaccarono senza pi riserbo e la battaglia si fece
convulsa. Le urla del giovane si confondevano ai latrati selvaggi, la spada baluginava nel buio assieme
alle zanne; morsi, guaiti, fendenti, in una lotta caotica e sanguinaria.
Quando David si rimise in guardia il corpo di un altro lupantco giaceva a terra. Il ragazzo
appariva stremato e a malapena riusciva a reggere Inuk di fronte a s. Un rivolo di sangue gli correva
lungo il braccio fin sulla mano.
Venite... disse con voce ansimante. Io non ho paura.
 inuuuutile che combatti ringhi il lupantco nero la paurrrra  pi forrrrte!
No, non questa volta rispose David.
La bestia si fece avanti e il giovane sent le gambe tremare. Cerc con la mano il ramo pi basso
e vi si avvinghi per non cadere. Il nero giunse a un passo da lui. Era cos vicino che David avrebbe
potuto colpirlo; ma una forza oscura gli legava la mano.
Il tuo spirrrito  deboleee, David Dream.
Con uno sforzo che lo fece vacillare, il ragazzo alz la spada. Sentiva la testa pulsare e il cuore
battere cos forte da far male. Fissava il lupantco negli occhi, incapace di staccare lo sguardo da quella
creatura demoniaca. Quando vide il rosso sbucare dall'oscurit era troppo tardi; in un istante si ritrov
a terra. Par il braccio davanti al volto e cerc con la mano la spada, ma si ritrov il pugno pieno di
foglie.
'Dov' finita, maledizione? Dov'?'
Il rosso stava fermo su di lui, digrignando i denti e alitandogli sulla faccia. Nei suoi occhi
brillava una rabbia insopprimibile. Senza nemmeno rendersi conto, David afferr la chiave e la strinse.
Fu allora che sent una specie di guaito, prima lontano, poi sempre pi vicino. Anche il rosso lo
ud, perch alz la testa e si gir appena in tempo per vedere una figura scura travolgerlo e lanciarlo
nell'aria.
Il principe degli uomini sgran gli occhi nel buio e vide due corpi avvinghiati in una lotta
furiosa. Poi sent un gemito e vide un corpo saltare verso di lui; fece appena in tempo a scansarsi che
quello cadde ai suoi piedi privo di vita. Il lupantco rosso giaceva a terra con il ventre squarciato.
'Ma cosa...?'
Solo dopo riconobbe nella penombra il grugno orribile e magnifico del cinghiale.
Grulfus!
David'horn!
Non ci fu tempo per dire altro; i lupantchi si scagliarono sul verro e il combattimento riprese. Il
ragazzo cerc di andare in aiuto dell'amico, ma il nero gli sbarr la strada.
Il maaale antico non pu esserrrre sconfitto, David.
Il giovane scrut il terreno e scorse inuk tra le foglie. Rapidissimo l'afferr e si rimise in
guardia con le spalle contro il tronco. Esit per un istante, puntando la lama sulla bestia, poi rinfoder
la spada, gir rapido attorno all'albero e inizi ad arrampicarsi come un elfo.
Il nero si appost ai piedi della quercia, con la testa all'ins, e rest a guardare con il suo ghigno
orribile.
Non puoi scapparrrrre, giovane hbrrrrrrom!
Il ragazzo continu a salire, cercando di ignorare le parole che risuonavano nella sua testa.
Sal fin dove pot, finch sent i rami scricchiolare sotto il proprio peso. Solo allora si gir e
guard il lupantco nero ai piedi dell'albero; un senso di vertigine lo fece vacillare e David dovette
aggrapparsi per non cadere.
La bestia emise un ringhio cupo e terribile.
'Non puoi pi scappare!  finita!'
Vincendo la vertigine, il principe degli uomini sguain la spada e l'alz sopra la testa,
impugnandola con entrambe le mani come fosse una lancia.
Io non sto scappando disse infine.Vieni!
Il male antico si scagli su di lui con un latrato primordiale, che risuon nel bosco come il
rombo del tuono. David strinse la spada e si gett nel vuoto.
'Io non ho paura'.
Inuk si conficc nelle fauci della bestia, trafisse la gola e penetr in profondit, fino al cuore. Il
giovane sent la propria anima gemere di dolore, come se una lama avvelenata la trapassasse da parte a
parte. Url e il suo grido si confuse al rantolo del lupantco ferito a morte. I loro corpi caddero sul letto
di foglie, uno sull'altro, mentre una luce di folgore illuminava il bosco.
Cos David Dream, il principe degli uomini, lo uccise.
***
Il ragno tesseva la sua tela tra le foglie della felce. I fili sottili scintillavano alla luce del primo
sole.
Il giovane rimase a guardarlo incantato, senza neppure rendersi conto d'essere sveglio, senza
neppure rendersi conto d'essere vivo.
Quando la coscienza torn a guidare i suoi pensieri, David rote gli occhi attorno, senza
muoversi; non c'era traccia dei lupantchi.
Vincendo il dolore che gli procurava ogni piccolo movimento, il ragazzo si mise a sedere.
'Dove sono?'
Il sottobosco era fitto di felci e le cortecce degli alberi ricoperte da uno spesso strato di morbido
muschio su cui camminavano piccoli insetti scuri. L'odore della terra umida si confondeva a quello dei
funghi che crescevano tra le foglie cadute. Una sensazione di pace e di serenit lo accolse al risveglio.
David chiuse gli occhi e inspir profondamente.
Dov' Grulfus? si chiese poi. Si sollev come pot e si guard intorno. Grulfus! grid.
Si tolse la sacca di dosso e aiutandosi con un bastone si alz in piedi e fece qualche passo
chiamando l'amico.
Grulfus! Dove sei?
David cerc le impronte sul terreno finch riusc a individuarle.
 salito lungo il pendio!
Segu le tracce risalendo il bosco.
'Ma perch si  allontanato?' pensava mentre a fatica procedeva verso il crinale.
Quando vide il sangue sulle foglie, un pensiero terribile lo colse. Acceler il passo e prese a
salire veloce, incespicando tra i rami.
Grulfus! Grulfus!
Raggiunse il dorso della collina boscosa sudato e ansimante. Guard verso il basso, cercando di
individuare la figura del cinghiale tra gli alberi. Scrut da una parte e dall'altra e dopo aver chiamato
ancora rimase in ascolto, sperando di sentire il suo grugnito; ma la foresta era silenziosa.
Appena riusc a ritrovare le impronte, si butt gi per il declivio, appoggiandosi al bastone
come fosse una stampella.
Poco dopo, ai piedi di un grosso faggio, vide un'altra macchia di sangue.
'Oh, no!'
Grulfus!
Il giovane si affrett, ma quel pensiero terribile gli toglieva il fiato.
'No... non pu essere'.
Attravers quasi di corsa un piccolo avvallamento dove crescevano grandi funghi dal gambo
lungo e dritto. Super una grossa quercia dai rami contorti e... finalmente lo vide; il cinghiale stava
disteso sul letto di foglie nel mezzo di una radura.
Grulfus?
All'udire la voce del ragazzo, il verro alz appena la testa tremante, poi si rimise gi.
Oh, no...
Quando giunse pi vicino, David rabbrivid di orrore; il ventre del cinghiale era straziato dai
morsi.
No! No! esclam buttandosi in ginocchio accanto all'amico. Le ferite erano cos estese e
profonde che David non sapeva cosa fare; temeva che anche solo sfiorando il corpo del compagno gli
avrebbe procurato ancora pi dolore. Infine gli pos una mano sulla testa e con le lacrime agli occhi
cerc di confortarlo.
Stai tranquillo, Grulfus! gli disse con la voce rotta dal pianto. Andr tutto bene, stai
tranquillo!
Il cinghiale ansimava e il suo corpo era percorso da tremori improvvisi.
'La sacca!' si disse David, ma come fece il gesto di afferrarla, si accorse di non averla pi con
s. 'Oh, no! L'ho lasciata laggi!'
Aspettami, Grulfus! Devo tornare indietro, devo prendere la sacca! Faccio pi in fretta che
posso, resisti!
Il ragazzo si alz in piedi, guard ancora per un istante il compagno morente, poi cominci a
correre, incespicando tra i rami, ignorando il dolore che gli procurava ogni passo.
Raggiunse in fretta il crinale della collina e si butt gi per il dirupo, ripercorrendo a ritroso la
strada per cui era venuto.
'Devo ritrovarla! Devo ritrovare la borsa!'
Scrutava ogni angolo, cercando di individuare la bisaccia tra le foglie, ma ogni albero sembrava
uguale all'altro.
'Dov'? Dov'?'
Gli parve improvvisamente di riconoscere le radici contorte di un grosso faggio tra cui
crescevano dei piccoli funghi arancioni. Prov a cercare l attorno, sgranando gli occhi nella penombra
del sottobosco, ma fu inutile; sembrava che la foresta avesse cancellato ogni traccia.
Disperato, prese a girare in tondo finch fu colto dalla vertigine.
'L'ho persa! L'ho persa!' si disse con gli occhi pieni di lacrime.
Infine cadde a terra e rotol tra gli alberi, stremato dalla fatica e dalla disperazione. Si ferm in
fondo al pendio con la faccia in un cumulo di foglie secche. Quando alz la testa vide la sacca a un
palmo dal suo naso; il cuore gli diede un tuffo.
Senza indugiare l'afferr, se la mise a tracolla e si rimise a correre.
'Fa' che non sia troppo tardi!' pregava mentre risaliva il pendio.
Giunse trafelato al crinale e con le ultime forze si affrett verso la radura.
'Sto arrivando, Grulfus! Sto arrivando, resisti!'
Ma in cuor suo sapeva che non c'era pi tempo.
Quando finalmente arriv alla radura, rest pietrificato dallo stupore.
'Cosa...?'
Grulfus era sdraiato nello stesso punto in cui lo aveva lasciato, ma sopra di lui c'era qualcosa...
qualcosa di immenso e spaventoso.
David fece ancora un passo e poi un altro, cercando di capire che...
'Oh, no...!'
L'aquila stava appoggiata sul corpo del cinghiale con le grandi ali semiaperte. Gli artigli, lunghi
e ricurvi come uncini, affondavano nel pelo imbrattato di sangue.
L'uccello scrut il ventre del cinghiale piegando la testa. Poi, lentamente, sapendo che la sua
preda non poteva pi scappare, avvicin il becco, proprio l dove la cotenna era squarciata e...
No! grid David e, sguainata la spada, si lanci in avanti per scacciare il rapace.
L'aquila sollev la testa dal suo pasto e lo fiss per un istante infinito; il giovane sent quello
sguardo penetrare nel suo animo e svuotarlo di ogni volont. Cadde in ginocchio e rest a guardare,
impotente, quello spettacolo orrendo.
L'uccello aspett ancora qualche secondo, come a volersi sincerare che il ragazzo non l'avrebbe
pi disturbato. Poi, lentamente, torn a piegare la testa sul ventre squarciato. Grulfus stava immobile,
gli occhi socchiusi.
David vide quello che successe dopo come in un sogno; l'aquila infil il becco nella ferita pi
orribile e inizi il suo lavoro.
'Mio Dio...' pens il giovane sgranando gli occhi.
Appena il rapace ritrasse il rostro adunco, i lembi dello squarcio si richiusero magicamente,
come gusci di conchiglie quando il dito li sfiori. Con delicata pazienza l'uccello avvicin il becco a
un'altra ferita e poi a un'altra ancora, ripetendo ogni volta il miracolo della guarigione.
Quando anche il pi piccolo taglio fu sanato, l'aquila alz la testa e di nuovo guard il ragazzo.
David si sent risucchiare nei suoi occhi color del sole e gli parve di volare sopra un deserto
infinito di montagne e pianure sabbiose, un luogo di silenzio e di pace, antico come il tempo. Poi
sprofond nel buio.
***
Ossidea era sopra di lui e gli passava un panno intriso d'acqua tiepida sulla bocca e sul viso. Il
ragazzo guardava beato i suoi occhi verdi lucenti e il suo sorriso amorevole.
David hbrom? lo chiam la regina degli elfi.
S?
David hbrom? ripet lei sorridendo.
Fu allora che il giovane sent quello strano odore di... di bestia.
Ma cosa...?
Senza smettere di sorridere, Ossidea gli pass il panno
sul naso, con straordinario vigore; poi di nuovo lo chiam.
David hron?
Come?
David hrn?
'David... hrn?' pens il ragazzo.
David'hrn! grugn il cinghiale.
Quando apr gli occhi David vide il grugno di Grulfus che gli leccava la faccia, cercando cos di
riportarlo alla veglia.
Bleah! Basta! implor il giovane afferrando la testa del compagno. Basta, Grulfus!
Il verro obbed.
Il ragazzo osserv il cinghiale, cercando con gli occhi le ferite sul suo corpo, ma ogni segno
della furia dei lupantchi era scomparso e sembrava davvero che nulla fosse mai successo.
Allora stai bene, amico mio! disse il ragazzo abbracciandolo.
Grulfus gli sfior il viso grugnendo teneramente, poi si liber dalla sua presa e gli trotterell
attorno, come a volergli far festa.
David lo guard incredulo, poi cerc con gli occhi nel cielo.
'Era solo un sogno' pens,'uno strano sogno'.
Si tir su, scrut per un istante ancora tra le fronde degli alberi e si convinse davvero che nulla
fosse mai successo.
Rambul'horn, Grulfus! disse infine. Andiamo, amico mio! Abbiamo parecchia strada da fare.

CAPITOLO 34.
IL MELOGRANO.

Avevano impiegato diciotto giorni per attraversare il territorio boscoso nel viaggio di andata e
di pi ne occorsero per il ritorno; David zoppicava a causa delle molte ferite e i due procedevano lenti.
E tuttavia furono giorni lieti; il ragazzo e il cinghiale godettero della loro bizzarra amicizia e
della magica bellezza di Arconia. Fu come una lunga passeggiata, accompagnata da un senso di leggera
malinconia che rendeva ogni istante pi prezioso.
Lentamente, giorno dopo giorno, le ferite guarirono e insieme al corpo anche lo spirito si
ristabil, ritrovando la forza e la pace.
Le creature del bosco rallegrarono il loro viaggio e David ebbe spesso la sensazione che molte
di loro, il tasso e la volpe, la martora e il porcospino, i piccoli uccelli che li osservavano dall'alto dei
rami con rapidi movimenti del capo, persino gli insetti e i minuscoli animali del terreno, li
riconoscessero. Provava una sensazione di gioia e di serenit, come se ogni cosa di quel mondo, ogni
creatura, ogni pietra, ogni filo d'erba, ogni nube nel cielo, fosse con lui in armonia, come se un antico
legame, profondo e indissolubile, fosse stato finalmente ristabilito.
***
La cascata riempiva l'aria di minuscole gocce che si alzavano dalla superficie del lago come
una nube vaporosa. Ferme sulle rocce, le scimmie d'acqua li osservavano con i loro grandi occhi
liquidi.
David, in piedi al margine del bagnasciuga, guardava il lago e nella sua mente vedeva un
ragazzetto bagnato e infreddolito che correva nell'acqua, cercando di recuperare il corno di viaggio.
Sorrise ripensando all'inizio della sua avventura e di nuovo prov una dolce sensazione di nostalgia.
Vi ricordate di me? grid. All'udire le sue parole le scimmie d'acqua sgranarono gli occhi e
si prepararono a balzare nell'acqua, allargando le dita palmate sulle rocce umide. Sono David Dream!
E questo  il mio amico Grulfus.
Una di loro fece uno strano verso, come un piccolo scoppio, gonfiando le guance e sbuffando.
Vi ricordate David? disse poi.
Eccole che attaccano mormor il ragazzo.
 questo Grulfus? esclam una compagna.
David rise.
Vi attaccano, amico mio!
No... nessun pericolo rispose il giovane.
Nessuno  mio amico! ribatt veloce la pi piccola.
Il cinghiale ascoltava le creature del lago muovendo le orecchie da una parte e dall'altra, finch
sembr averne avuto abbastanza; improvvisamente rizz il pelo della schiena e con un brontolio sordo
si gett in avanti facendole scappare nell'acqua. Poi torn verso David trotterellando, evidentemente
soddisfatto di quella bravata.
Gnararah'horn! grugn.
 cos che le chiami? chiese il giovane ridendo. Gnararah? Mi sembra molto azzeccato.
Grulfus sbuff ancora una volta.
Dai, andiamo! disse il ragazzo incamminandosi verso il fianco occidentale del dirupo.
Il cinghiale fece ancora un passaggio di corsa sul bagnasciuga, mentre le scimmie si
rincorrevano nell'acqua battibeccando tra loro. Poi si affrett dietro al compagno.
***
David e Grulfus salivano lungo il corso del torrente. Il giovane sentiva il cuore battere forte, ma
non per la fatica, bens per l'imminenza di quel momento allo stesso tempo desiderato e temuto. Ogni
passo fatto in salita gli riportava alla mente quelli fatti in discesa, il giorno in cui era arrivato nella
Terra di Arcon e si era avventurato, solo e spaventato, verso l'ignoto.
Quando vide il melograno si ferm e tir un lungo sospiro.
'Eccolo infine'.
L'albero era l, immutato, con i rami carichi di frutti, proprio come il giorno in cui lo aveva
ritratto sul quaderno dell'elfo.
Non  bellissimo? disse rivolto al compagno e la sua voce tremava.
David appoggi una mano sulla testa del cinghiale.
Non credo proprio che tu possa accompagnarmi oltre.
Grulfus allung il collo cercando un'altra carezza. Il ragazzo si chin su di lui e frug nella
borsa.
Tieni, guarda cosa ho qui! disse tirando fuori una mela gialla.
Il cinghiale la prese in bocca delicatamente e la tenne tra i denti senza masticarla.
Dai, mangiala... l'ho conservata per te! Grulfus esit un istante, poi obbed.
Cos, bravo.
Il ragazzo si rialz e si guard attorno; la valle boscosa si estendeva a perdita d'occhio verso
occidente e una nebbia sottile aleggiava sulle cime degli alberi. Nessun segno della presenza dell'uomo
turbava quel luogo fantastico. La Terra di Arcon non gli era mai sembrata cos bella.
David esit ancora, scrutando con gli occhi nel cielo.
Be'... allora sar meglio che vada disse infine afferrando il corno.
Il cinghiale si accost alle sue gambe.
Fai buona guardia, Grulfus disse il ragazzo accarezzandolo per l'ultima volta.Io vado.
Poi si asciug una lacrima con il dorso della mano, port il corno alla bocca e...
Kiiiii... kiiiii... kiiiiii!
Un istante prima di soffiare, sent un grido acuto che per tre volte risuon nell'aria. Guard
verso est e vide nel cielo la figura dell'aquila d'oro.
Il rapace vol sulle loro teste e poi lentamente prese a scendere, compiendo ampi giri nell'aria.
Man mano che si avvicinava, il colore delle sue penne si faceva pi vivido, splendente.
Guarda, Grulfus! Guarda! disse David in preda a una eccitazione incontenibile.
Il cinghiale guard in alto e come se nulla fosse esclam:
Arcon'horn!
Arcon? mormor il giovane e da quel momento in poi non riusc a dire pi nulla.
L'aquila scese ancora finch fu cos vicina da poterne sentire il battito delle ali e distinguere
ogni singola penna che ricopriva il suo corpo. Volteggi sul melograno, distese le zampe e con un
ultimo colpo potente si pos sul ramo pi basso. David la osservava incredulo, con il cuore in
subbuglio; l'aquila era a pochi metri da lui, cos vicina e cos vera, tangibile.
'No... non  un sogno' pens. ' davvero qui!' e temendo di spaventarla, rest immobile, quasi
pietrificato; ma Grulfus le si fece vicino, con naturalezza, e il rapace gli sfior il muso con il grande
becco.
Allora David lentamente fece un passo in avanti e poi un altro ancora finch fu cos vicino da
poterla toccare. Di nuovo il ragazzo fu preso da una sensazione di stordimento e vide, come in un
sogno, la sua stessa mano allungarsi fino a sfiorare il piumaggio splendente.
Fu allora che chiuse gli occhi.
***
La porta della stanza si apr con un leggero cigolio. L'uomo si avvicin lentamente alla culla e
si chin sul bambino.
L'ho trovata, David! sussurr accarezzandolo dolcemente. Finalmente l'ho ritrovata!
Il padre soffoc a stento la tosse che gli bruciava i polmoni.
In questo mondo il mio tempo  giunto alla fine disse tirando fuori dalla tasca la stringa di
cuoio. Ma l, nella Terra di Arcon, noi potremo incontrarci ancora.
L'uomo infil il laccio nell'anello della chiave e delicatamente la pass attorno al collo del
bimbo, facendo attenzione a non svegliarlo.
Poi David sent un abbraccio caldo e amorevole, l'abbraccio che aveva aspettato per tutta la vita
e che da allora non lo lasci mai pi. Improvvisamente fu come se il vuoto che lo aveva accompagnato
fino a quel giorno fosse colmato, come se, per la prima volta, la sua anima non fosse pi sola.
'Sei tu?'
'S'.
'L'ho sperato ogni giorno'.
'E io, ogni giorno, ho volato sul tuo cammino'.
Il ragazzo ripens alle creature che gli avevano portato conforto nella disperazione: la lumaca, il
coleottero, il cervo.
'Non lasciarmi, ti prego!'
'Proteggi la Terra di Arcon, David. Custodiscila dentro di te!'
'Non lasciarmi, pap!'
'Io sar sempre con te, se saprai riconoscermi...'
David lo strinse forte, poi lentamente apr gli occhi, sperando che non svanisse. Per un solo
istante riusc a vedere il viso di suo padre, giovane e bellissimo. Lui sorrise e lo accarezz dolcemente;
una gioia immensa brillava nei suoi occhi lucenti. Poi scroll le spalle, ripieg le ali e torn a sistemarsi
sul ramo; Grulfus stava seduto ai suoi piedi, come un cane vicino al padrone amato, e insieme lo
guardavano. David prese il corno e mentre le lacrime gli riempivano gli occhi, cos tanto da offuscargli la vista, soffi con forza.

CAPITOLO 35.
LA CHIAVE.

La lancetta batteva i secondi con un lieve ticchettio. L'orologio segnava l'una e diciassette;
dalla sua partenza erano trascorsi solo pochi minuti.
Lo sapevo! disse David affrettandosi verso il letto.
L'elfo era ancora l, sotto le coperte, proprio come lo aveva lasciato la notte della sua partenza.
Il ragazzo cerc nella borsa e prese la piccola ampolla. Si avvicin al letto, alz la testa
dell'arboreo con una mano e con l'altra vers l'acqua dell'Olor.
Bevi disse nella lingua di Ossidea.
L'elfo rest immobile mentre l'acqua gli sgorgava dalla bocca.
Bevi, Ohen'el! ripet il giovane.
Gli sembr allora che l'arboreo serrasse lentamente le labbra per poi riaprirle.
Cos, bravo!
Vers di nuovo e l'elfo sembr chiudere la bocca per mandar gi; David continu finch
l'ampolla fu vuota. Fu allora che improvvisamente Ohen'el apr gli occhi e afferrandolo per un braccio
grid in preda all'agitazione.
Eoghim dehem Etheria vie'hin. Ossidea nex'hen persi'hor. Kahs harmas rguham!
Shhh, stai calmo, va tutto bene lo rassicur David.
L'elfo lo guard attonito.
Tu... tu parli la mia lingua?
Il ragazzo annu.
Com' possibile?
Ho viaggiato nella Terra di Arcon e ho conosciuto la regina degli elfi.
Ma... Kahs... la guerra?
Stai tranquillo, Ohen'el; la guerra  vinta. La tua missione non  fallita.
David raccont al giovane guerriero di Arbora il suo viaggio alla Citt del Cielo, l'incontro
con gli elfi e con Lihen'ol, suo fratello; gli parl della guerra dei giganti e della battaglia terribile con
cui l'alleanza aveva spezzato l'assedio di Etheria e salvato il regno di Ossidea.
Come avete fatto ad attraversare le Terre d'Occidente senza farvi scoprire? chiese l'arboreo,
avvinto dal racconto del giovane.
Abbiamo marciato di notte, in punta di piedi.
Chi guidava gli arborei in battaglia?
Lihen'ol, tuo fratello rispose David.
Ohen'el sorrise.
E chi ha conquistato la torre d'assedio?
Ohedn ha condotto un manipolo di arcieri nel cuore della battaglia e ha preso la torre.
Ohedn... ripet l'elfo.  un grande guerriero.
Il ragazzo annu.
Quando David ebbe terminato il suo racconto, Ohen'el sembrava gi pronto per riprendere il
viaggio.
Sei sicuro di farcela?
S rispose l'elfo.
Aspetta...
David si spogli veloce, tir fuori dalla sacca il suo vecchio pigiama e lo indoss; poi prese i
vestiti e li infil dentro la bisaccia.
Ecco disse restituendo la borsa, sar meglio che porti tutto con te; non sarebbe facile da
spiegare.
Ohen'el annu.
Poi David prese la spada e la guard tirando un lungo sospiro.
Prendi anche questa disse infine porgendo Inuk all'arboreo.
L'elfo l'afferr.
 una buona arma comment osservando la lama d'acciaio. Potrebbe esserti utile.
Oh, no, non qui disse il giovane sorridendo, portala con te.
Ohen'el acconsent.
Addio, David Dream. Non dimenticher disse infine prendendo il corno. Ossidea
etheran'him!
Ossidea etheran'him! gli rispose il principe degli uomini.
L'arboreo prese fiato, appoggi la bocca sul corno e...
Aspetta!
Con un gesto rapido, David si sfil la chiave dal collo e la porse all'elfo.
Consegnala alla regina degli elfi e dille che un giorno torner a riprenderla.
Ohen'el strinse la chiave nel pugno e annu. Poi, senza pi indugiare, soffi nel taharn.
EPILOGO
Svegliati, David! La luce si accese nel corridoio.  ora di alzarsi!
La signora Dream sfil davanti alla porta ed entr nel bagno.
Lentamente il giovane apr gli occhi e gli parve d'essersi destato da un lungo sogno. Si guard
attorno, approfittando della luce che veniva da fuori. Gli oggetti della stanza, cos familiari, lo
guardavano muti da sopra gli scaffali: mostri, libri, dinosauri, robot, navicelle spaziali. Ogni cosa era al
suo posto e sembrava davvero che nulla fosse mai successo.
David frug con la mano tra le coperte, finch riusc a individuare il libro incompiuto. Lo tast
per bene, desiderando sincerarsi che fosse davvero quel libro. Poi, lentamente, alz le lenzuola e sbirci
sotto. In quell'istante la madre usc dal bagno. Il ragazzo abbass le lenzuola e finse indifferenza.
Coraggio, tesoro, in piedi! disse lei accendendo la luce della stanza e affacciandosi per un
istante prima di uscire di nuovo. Percorse alcuni passi verso la cucina, poi si ferm. Pochi secondi dopo
il suo volto ricomparve sulla soglia; la madre lo fissava attonita, gli occhi sbarrati, la bocca semiaperta.
David la salut con entusiasmo.
Ciao, mamma!
Lei continu a guardarlo senza dir nulla.
David si tir su e si mise a sedere.
Cosa c'? chiese poi.
Sei... diverso balbett la signora Dream.
Il ragazzo la guard con aria interrogativa.
I tuoi capelli... il viso... Ti senti bene?
S! rispose il giovane cercando di apparire spontaneo. Ho avuto solo una notte un po'...
agitata.
Agitata? Sembra che tu abbia fatto la guerra, David!
Il ragazzo accenn un risolino forzato.
In quello stesso istante Sarah comparve sulla porta e, appena incuriosita dalle parole della
madre, gett un'occhiata nella stanza del fratello.
Ciao, Sarah!
La ragazza strizz gli occhi per compensare la miopia, rest per un istante immobile poi,
tirando un lungo sbadiglio, scroll la testa e continu verso il bagno.
Be'... forse  meglio se stai a casa per oggi concluse la madre, avvicinandosi al letto e
appoggiando la mano sulla fronte del figlio.
S, forse  meglio rispose David lasciandosi sprofondare tra le lenzuola. Forse  meglio se
mi riposo un po' adesso.
Prima di allontanarsi, la signora Dream annus l'aria e assunse un'espressione stupita e
disgustata allo stesso tempo.
Magari... un bagno caldo ti farebbe bene.
S... magari pi tardi.
La madre cammin fino alla porta, poi si gir e guard il figlio con immutato stupore.
Oh, be'! Che vuoi che sia! disse infine passando una mano davanti al viso, come a voler
cancellare quell'immagine. Domani sarai a posto.
Certo, mamma la rassicur David.
***
Allora io vado. La signora Dream ricomparve sulla porta vestita per uscire. Ci vediamo tra
un paio d'ore.
Okay, mamma.
Sei sicuro di stare bene?
Sicuro.
Allora vado?
David annu.
Quando la porta d'ingresso si chiuse, il ragazzo si mise a sedere sul letto e finalmente tir fuori
il libro da sotto le lenzuola; riconobbe subito la copertina con il corno.
Mentre il cuore gi saltava per l'emozione, il ragazzo lentamente lo apr e prese a leggere dalla
prima riga, ansioso di ritrovare i compagni perduti.
'Ecco Grulfus!' pens correndo con gli occhi tra le parole. 'E Nuk!'
Pagina dopo pagina ripercorse le avventure del principe degli uomini nella Terra di Arcon;
prov paura, gioia, rabbia, e quando giunse dinnanzi alla regina degli elfi, sent il cuore frullare nel
petto.
Ossidea... ripet leggendo il suo nome sulla carta ingiallita.
Per tutta la mattina David continu a leggere senza sosta e prosegu nel pomeriggio, e quando le
luci della casa erano ormai spente e l'orologio sul muro segnava la mezzanotte, il giovane ancora
leggeva, desideroso com'era di vedere l'aquila d'oro e riabbracciare suo padre.
Giunse cos alle ultime pagine e lesse del suo ritorno nella terra degli uomini e poi lesse di s
che leggeva, finch ogni parola era il presente e compariva magicamente sul foglio istante dopo istante.
Ma quando gir l'ultima pagina, convinto d'essere alla fine, sent un brivido oscuro; solo
quattro parole segnavano il foglio, grevi e angoscianti come il rintocco di una campana a morto:
Il Regno di Kahs
David volt pagina, ancora e ancora, cercando di leggere nel futuro, ma i fogli seguenti erano
tutti bianchi.
Quella storia era ancora da scrivere.
...
.
...
FINE.
...
.
...
GLOSSARIO.
.
Tutti i nomi e i termini del racconto
Air'elph (pr. Eir'elf)
elfo di Etheria, consigliere di Ossidea
Albor'han
la Grande Radura nel cuore della Foresta Eterna
Alberi sacri
gli alberi millenari della Foresta Eterna
Albion
il lago bianco da cui sorge Etheria
Arbohr
le abitazioni sospese degli elfi arborei
Arbora
la Foresta Eterna, regno degli elfi arborei
Arborei
gli elfi degli alberi, custodi della Foresta Eterna
Arcon (pr. rcon)
l'altissimo
Arconia
la Terra di Arcon
Boolog
una delle balene che traina la Garglia
Bor'hion
druido elfico
Bulg'hion
il deserto di sale nella lingua gurbl (letteralmente inferno bianco)
Campi Profumati
i campi dove i nuk nuk coltivano i loro fiori
Corax (pr. Crax)
demoni del buio, simili a corvi; il loro verso induce terrore e pazzia
Deserto di sale
deserto ricoperto di sale che separa le sponde occidentali dal regno di Ossidea
Ereng'roc
la reggia dei re dei giganti (letteralmente la rocca dei re)
Ermidh
il misterioso bosco tra i salici
Esercito degli uri
l'esercito dei giganti
Etheri (pr. Etri)
gli abitanti di Etheria
Etheria (pr. Etria)
la Citt del Cielo
Etherion (pr. Etrion)
il lago del cielo dove nuota Galanthr
Galanthr
il cigno sacro di Etheria
Garglia
la nave ammiraglia della flotta gurbl
Ghigl
il comandante della Garglia
Gobli
elfi volanti (anche se con gli elfi hanno poco a che fare); il loro morso  mortalmente velenoso
Gorbla
la capitale del regno del mare
Gol'ghien (pr. Gulghin)
l'ufficiale gurbl che comanda la flotta di Nagr
Goulgut (pr. Gulgut)
cocchiere gurbl che conduce le balene
Grulfus
il cinghiale, guardiano del bosco
Gurbl
il popolo del mare
Hanc'roc
giovane comandante della provincia di Roc'Buhr
Hbrom
il popolo perduto nell'antica lingua degli elfi
Inuk
letteralmente pungiglione dell'ape; la spada donata a David dalla regina dei nuk nuk. La sua
puntura causa un dolore insopportabile
Iren'roc
la regina dei giganti, moglie di RohOn'roc e madre di Mac'roc
Kahs
il signore oscuro
Kahuri
guerrieri delle montagne che combattono per Kahs
Lihen'ol
ufficiale dell'esercito di Arbora
Lohon'r
grande cannocchiale ricavato da un tronco cavo
Lughi
creature mostruose che vivono nelle viscere della terra
Lupantchi
creature del buio simili a lupi, ma pi grandi e terribili
Mac'roc
il principe dei giganti, figlio di re RohOn'roc
Mhor'rob (pr. Morrob)
la barca da pesca con cui Mac'roc e David attraversano il Mare di Mezzo
Mirk nuk
soprannome con cui i nuk nuk chiamano David (letteralmente giovane ape)
Molok
il guerriero kahuro che comanda l'esercito di Kahs
Muhur
sostanza verde ricavata dal muschio con cui gli arborei colorano la propria pelle
Nagr
il re dei gurbl
Nag'rak
mostro marino predatore di balene
Naink nik
l'antica regina dei nuk nuk
Nankik
il villaggio tra i fiori
Nivhen'oo
la locanda nella grande radura dove David, Mac'roc e Ohedn si fermano a mangiare e a
dormire (letteralmente il canto del fiume)
Nuk
il piccolo raccoglitore del popolo delle api
Nuk nuk
popolo delle api, raccoglitori di nettare
Ohedn
il giovane guerriero elfo di Arbora
Ohen'el
l'elfo arboreo che giunge nella stanza di David suonando il Taharan (fratello di Lihen'ol)
Olor
il fiume sacro che nasce nella Citt del Cielo e scorre attraverso il regno di Ossidea (le sue
acque possono curare ogni male)
Ormri
razza di cavalli addomesticata dai rhuni; veloci come la folgore, possono correre per un giorno e
una notte senza mai fermarsi.
Popolo perduto
il popolo che govern sulla Terra di Arcon nell'antico passato
Raha'al
il comandante della guardia reale di Ossidea
Roc'Oorc
la Citt di Pietra, capitale del regno dei giganti
RohOn'roc
il re dei giganti, padre di Mac'roc
Rown'roc
soprannome con cui i giganti chiamano David Dream (letteralmente giovane roccia)
Rucohc
capra di montagna dal pelo lungo e folto
Sabrh
il cavallo elfico della razza degli ormri che Ossidea dona a David
Senunte
antico re degli elfi
Taharn
il corno di viaggio
Thorc (pr. Torc)
bussola primitiva utilizzata dai giganti
Thor'roc (pr. Tor'roc)
capitano della guardia reale di Roc'Oorc e comandante in capo dell'esercito degli uri
Uri
grandi bovini allevati dai giganti (la stessa parola  talvolta utilizzata per indicare i soldati
dell'esercito degli uri)
roc
il dio dei giganti
Vitra
la reggia del cielo dove vive la regina Ossidea
...
.
...
FINE.
